lunedì 2 gennaio 2012

prima l'edit e poi il mantecato e la tumminia

mantecato e tumminia

Edit al penultimo post.
Ho visto che sul sito di annies eats c'è praticamente tutta la grammatura. comunque ve la riscrivo così come vi scrivo il procedimento tenendo presente che gli americani, dotati di grande senso pratico, usano per qualsiasi misurazione la cup buttando praticamente al secchio la bilancia.
Questo tipo di espediente ha due vantaggi: il primo è che così ovunque voi siate, anche sulla prua di una barca potete misurare quello che vi pare senza essere schiavi della bilancia, il secondo che per una come me che va a occhio sempre e fa dei casini immani, è di un comodo ma di un comodo.
Inoltre anche io come Marzia uso i comodi dosatori Ikea e la tabella di conversione che lei ha pubblicato in un vecchio post, eccola qui è preziozizzimaaaa

Ah, ovviamente per i maniaci della grammatura...(tipo mia mamma) voglio vedervi a pesare 313 grammi di un qualcosa.

Anyway per circa 20 mini-pie

313 gr di farina per tutte le preparazioni (per me bestemmia vera perchè ogni preparazione ha la propria farina specifica, in questo caso ho usato la 0)
25 gr di zucchero semolato
113 gr di burro freddo tagliato a pezzetti
un cucchiaino raso di sale
120 ml di acqua ghiacciata

Mescolare con un coltello o con una lama da impasto il burro con la farina, lo zucchero e il sale fino ad ottenere un briciolame tipo crumble. A questo punto aggiungere l'acqua e sempre con la punta delle dia impastare velocemente ottenendo un impasto abbastanza elastico e liscio. Mi raccomando che l'operazione sia veloce ed in punta di dita che si rischia di sciogliere il burro con risultati appiccicosi.
A questo punto formare un disco di pasta piuttosto altino e mettere in frigo per almeno due ore ma potete tenerlo fermo lì anche un paio di giorni.
Sta cosa del disco è una genialata da tenere l'appunto attaccato con il magnetino al frigo.
Formando un disco ci si sbatterà meno a rendere la pasta fredda meno dura da lavorare, non si scalderà troppo nello stenderla, non si spatascerà nel trasferimento dal piano alla teglia e il risultato sarà migliore nella metà del tempo.
A questo punto la flacky pie crust è pronta.
Io mi sono limitata a farcirla con un paio di granny smith tagliate a fette sottili e macerate con cannella, zucchero di canna e un goccio di marsala.
Forno a 180-200° C.

E veniamo a questo di post. Per ripartire uso l'onda lunga delle amicizie nate per merito del blog.
No, non è la prima volta mi era già successo con la torta al cioccolato e fleur de sel di Marzia (aka Adrenalina) e adesso mi succede con altre due naviganti nel mondo del cibo: Virginia (Spilucchino) e Alex (Ombra nel portico).
Da dire c'è poco, forse avrei dovuto filmare l'espressione estasiata di mio suocero più che altro.

 Sulla polenta sorvolo perchè non è nel mio DNA, io terrona sono.

Ma devo dire che la polenta (che tradizione vorrebbe bianca) viene superbamente sostituita da questo pane di farina di tumminia.
Ora: la farina di tumminia non si trova proprio dietro l'angolo, ma nemmeno quella di grano arso se è per questo.
Comunque per trip e curiosità varie potete tranquillamente accomodarvi su questo sito risparmiandomi tempo e fatica.
Per il resto ho anche ravanato un pò qui e là trovando versioni a lunga cottura con il latte.
Ora io sarò anche terrona ma a Padova ci son stata, a Venezia anche e lì guai a parlare di latte nel mantecato.
Mi risulta che il latte si metta nel baccalà alla vicentina ma non essendoci stata mai di persona non ci giurerei. La cosa che mi è tornata utile è stato l'uso della planetaria per montare la crema di pesce senza l'uso di minipimer, il che mi ha permesso di risparmiare tempo, cosa non da poco essendo nel frattempo affaccendata nel sistemare per la cena della notte del 31 dicembre.

Vi ringrazio per essere passati, per non esservi dimenticati di me e per alimentare con linfa nuova il mio animo.

mercoledì 28 dicembre 2011

come si fa

a scrivere un nuovo post.
Avrò scritto almeno una ventina di post mentali in accompagno a questa fesseria in foto.
Certo è che si fatica abbastanza a ritrovare il filo specie se si esce da un periodo un pò così.
Mi succede sempre la stessa cosa, il mio benessere spirituale si concretizza con la voglia di cucinare ma se poco poco non sono serena non riesco nemmeno ad accendere un fornello.
Mi passa la voglia.
Che torna al tornare del sereno.
La cucina per me è un atto mentale e rilette il mio benessere.
Queste qui sono strepitose, una coccola, la briseè semidolce e sfogliata si scioglie in bocca letteralmente e non si rischia il diabete da eccesso di zuccheri.
Per il momento vi lascio la foto e il link alla ricetta...passerò a scrivere la traduzione e la grammatura, adesso devo andare a lavorare.

La ricetta proviene da questo blog di recente scoperta che si chiama Annies eats

Vi auguro un buon anno, ragazzi.

apple pie cookies

martedì 5 luglio 2011

Buh

Buh eccomi qua.
Bel modo per cominciare un post dopo due mesi che non scrivo!
Vabbe' diciamo che ho il crampo dello scrittore, diciamo che ho il crampo cerebrale quello che mi impedisce di entrare in cucina e di fare qualcosa di piu' difficile di un caffe' con la moka.
Ci vuole ogni tanto...si ma quando questo ogni tanto ti prende la mano diventa complicato tornare indietro.
Nella mia testa si sono accumulati fior di post, fighi o no non importa, stanno li' a giacere, ruminati e mai sputati.

Ma tant'e'.

Siccome poi non sono una gran frignona e mi piango addosso il giusto sorvolero' sugli impicci e imbrogli che in questi due mesi hanno impastoiato la sottoscritta.

Tornero'? Si ma da dove, perche' alla fine non me ne sono mai andata, nel senso che non avevo da scrivere e...ciccia...
Si che tornero' se tornare significa scrivere per esprimere.
Forse tornero' che gia' cosi' mi suona di una che se la tira.
Maddai.

Insomma in maniera goffa, tra le righe, ti vedo e non ti vedo queste due cazzate servono a dire che esisto, ho solo saltato il giro come al gioco dell'oca e so che mi avete cercato, ho sentito i vostri cucu' e li tengo da conto.

Ciao, eh?

venerdì 22 aprile 2011

Alba

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E' l'alba, il momento del silenzio prima che tutto esploda di vita.
Il momento in cui i profumi si fanno dolci ed intensi.
Il momento del giorno che preferisco.
E' il momento degli auguri da fare e ricevere ma anche quello per riflettere ognuno ripiegato su se stesso e per riconquistare quel pezzetto di noi che manca quando sei pieno di altro.
Questo posso augurarvi nella pasqua.
Abbiate un momento per voi, per stare insieme a voi stessi, canticchiate quella canzine antica che cantava vostra nonna, godetevi i fiori, l'aria tiepida, gli uccelli che cominciano il loro volo al mattino presto.

Auguri.

domenica 17 aprile 2011

di giorno di notte

tarte tropezienne


Mentre i blog si vestono di verde primavera come ogni anno puntuali come gli asparagi (ma anche fave, piselli, erbette) a me rimane questa brioche tra le non pubblicate. La modella (mia cugina) che regge la tarte veste ancora la lana pesante anche se in azzurro fashion.


Una roba semplice ma con copyright e se il post precedente riguardava una non fonduta, questo riguarda una non Tarte Tropezienne.


Qui il sito ufficiale ovvero http://www.tartetropezienne.com/


Sarebbe una brioche farcita con una creme chibouste che ancora non ho ben capito cosa sia questa crema e che ho sostituito con una volgare crema pasticcera senza sapere nè leggere nè scrivere.


Se non sbaglio la chibouste è arricchita da una massiccia dose di burro, panna e da colla di pesce ma per non sbagliare proprio vi rimando al post dal quale ho praticamente copiato la ricetta.


In realtà la brioche è nata con l'intento del dolce veloce e in realtà lo è perchè una volta impastato, come tutti i lievitati, lo potete lasciare in pace a crescere e occuparvi di altro. Anche la cottura non è poi così impegnativa e insomma non abbiate paura della brioche, non ce n'è bisogno.


Il giorno dopo a colazione era anche meglio.


tarte tropezienne


la rete è piena di ricette di questa brioche io ho scelto quella pubblicata in questo blog francese che seguo da anni


TARTE TROPEZIENNE DAL BLOG AMUSES BOUCHE


- 300 gr di farina 0


-125 ml di latte intero tiepido


-2 cucchiaio di acqua di fiori d'arancio (ma io l'ho omessa)


-50 g zucchero semolato


-1 uovo


-1 cucchiaino di sale


-75 g di burro


- due cucchiaini di lievito secco di birra disidratato oppure 8 gr circa di lievito di birra fresco in panetto (un pò meno della metà di un panetto)


- miscela di tuorlo e latte per la doratura


-granella di zucchero


Diluire il lievito di birra, il latte tiepido, un cucchiaio di zucchero e tre cucchiai di farina e far riposare 20 minuti o comunque fino a che non si formi una schiumetta densa e spessa. Questa operazione serve ad attivare il lievito.


Impastare tutti gli ingredienti in successione, prima il lievitino attivato e la farina, poi mettere l'uovo, poi il sale e poi il burro morbido.


Impastare fino a che la pasta si stacca dalle mani e diventa liscia.


Rivestire una tortiera di carta da forno bagnata e strizzata e versarvi la pasta schiacciandola leggermente con le dita dorare con la miscela di tuorlo e latte e cospargere di granella di zucchero.


Fatto questo fatto tutto, non ci vorranno più di 10-15 minuti.


Lasciate la pasta già intortata in pace per almeno due ore o comunque fino a che non la vedrete bella gonfia e tesa.


A questo punto infornare a 180-200 °C forno modalità statica fino a che sia dorata ci vorranno circa 20-30 minuti.


Lasciare raffreddare, tagliare e farcire.


Vedete di farvela avanzare per la colazione del giorno dopo.

venerdì 18 marzo 2011

L'ultima botta di freddo

crema setosa al formaggio di elena

Approfittattene, approfittatene.
Io non ho esperienza di fondute o di creme al formaggio.
Di quella di Elena mi piace la tecnica, la semplicità e il fatto che davvero sia for dummies.
L'abbiamo usata e abusata per tutto il periodo natalizio utilizzando prima il formaggio da raclette e poi spingendoci oltre con il raschera e altri.
il risultato e' stata una discreta ciambella intorno alla vita fino a quando abbiamo capito di avere esagerato.

ora: noi non possiamo più mangiarla, almeno fino alla prossima glaciazione ma voi....non sapete che vi state perdendo.
La copio in toto anche perche' son le spiegazioni a margine che fan delle ricette insicure delle certezze e poi perche' io adoro questa donna anche per il suo modo di scrivere
Da sbattersi per terra.

CREMA SETOSA AL FORMAGGIO DI ELENA AKA COMIDA

[Non è] fonduta.





Quale è il vostro segreto? Come scongiurate i grumi nella fonduta, meteore gialle nel pentolino da far venire su il nervoso - e cambiare velocemente il menu?
Tenere sotto i 60°C la temperatura del nostro composto? Lasciare il formaggio in ammollo nel latte per una notte? Infarinare il formaggio? Far sentire Mozart al cuoco mentre gira con il cucchiaio?

Beh, io ho detto: "Grumi addio, seguo la ricetta di mia mamma."
Non amando la fontina lei usa un fontal o un Raschera. L'altro giorno ho utilizzato una toma piemontese. L'importante è che il formaggio, generosamente privato della crosta, sia tenuto per un giorno a temperatura ambiente.
A dirla tutta, una volta il my wise ha rimesso in frigorifero il formaggio, le 24 ore fuori dal frigo si sono ridotte a 3 ed è andata benissimo lo stesso.
Servono 200 g di formaggio, 200 g di panna da cucina, un tuorlo d'uovo.





Vedo nasi storcere. E prima niente fontina, e poi la panna. Ma che fonduta è? E dove la mettiamo la ricetta torinese dell'Artusi?
Io nel titolo l'avevo annunciato.
Chiamatela crema setosa di formaggio. Anzi, non chiamatela proprio.
Servitela bollente in tavola con una scelta di verdure invernali al vapore, senza scordare le patate. Oppure con un flan di porri.
Ingredienti per 4 persone

200 g fontal, tagliato lontano dalla crosta, a temperatura ambiente
200 g panna da cucina
1 tuorlo d'uovo

Tagliare il formaggio a dadini lasciandolo riposare a temperatura ambiente, coperto da una pellicola trasparente.

Unire il formaggio e la panna in un pentolino di medie dimensioni posto a bagnomaria.
Fare sciogliere lentamente il formaggio a fuoco moderato e mescolare fino a ottenere una crema omogenea.
Unire infine il tuorlo mescolando continuamente, fino a incorporarlo al resto.
Servire bollente su verdure a vapore, su patate bollite, flan di porri, flan di cardi, flan di spinaci, su fette di pane casereccio o di polenta abbrustoliti.

giovedì 17 marzo 2011

CAMICIE ROSSE




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LE CAMICIE ROSSE

- uova intere a seconda del numero delle bocche
- salsa di pomodoro
- olio sale pepe
- uno spicchio di aglio
- basilico

In una padellina piccola, la più piccola che avete, scaldate l'olio fino a che non diventi bollente.
Friggete l'uovo piegando l'albume coagulato sul tuorlo condito con un pò di sale rivoltate e friggete dall'altra parte fino a che non si formi una leggera crosticina in superficie.
Scaldate altro olio di oliva in un tegame e brunite lo spicchio d'aglio.
Versate la salsa di pomodoro e portate a leggero bollore, deve fremere.
Calate le uova fritte nel sugo bollente.

Le uova a ragù era il mio piatto preferito da bambina.
Pane e sugo delle uova calate m'è rimasto sottopelle così come la padellina di alluminio a due manici della nonna.
Sicuramente i mille l'hanno mangiato, un piatto povero ma sostanzioso che la carne costava troppo.

Ringrazio Francesca Valerio www.francescav.com perche' tutto parte dalla sua iniziativa e del suo contagioso entusiasmo.

Se poi a qualcuno interessasse sapere come mi sento oggi.
Ecco, mi sento così.
Mi preme dire una cosa fuori dai denti.
LEGHISTI SIETE DEGLI EMERITI IMBECILLI

sabato 12 marzo 2011

Non ci riuscirò mai

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No, non ci riuscirò mai.
Decisamente la fotografia della carne non fa per me.
Penso che ci debba essere qualcosa che mi blocca l'occhio nel fotografare la carne.
Il pezzo succulento diventa truculento, la salsa vellutata sembra un mare di fango in cui galleggiano pezzi di qualcosa dall'improbabile colore.

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D'altra parte non si può dire che io non ci abbia provato più volte, come in questo caso.
L'unica volta in cui la foto era degna di questo nome è stato quando c'ha messo lo zampino Alex e l'anatra all'arancia con i marroni ha fatto la sua porca figura.

Certo, non ci si può piangere addosso se si persevera nell'errore, ci son fior di maestri (tre per la precisione) da cui trarre insegnamento.

E di porco maiale trattasi questa volta.
Che muore di mele e anche di arance.

Niente contest, è scaduto....come passa il tempo....ahahahhahah

Quel che forse è meno classico ma non saprei, è la doppia cottura fuoco/forno e la glassatura con una punta di miele.
Forse che si, forse che no.

Il fatto è che ho passato un (lungo) periodo privo di voglie.
Poca voglia di postare, di creare, di parlare, di partecipare.
Un letargo inspiegabile per una come me.
Ne esco a poco a poco anche se ne esco con qualcosa di poco fantasioso.
L'importante è uscirne.

PS siccome i loop ideativi spesso mi portano a trovare improbabili titoli per i miei post, sappiate che il titolo che avevo pensato era "L'amore delle tre melarance" come quello della favola.
Cambiato in corsa.

CARRE' DI MAIALE MELARANCIA
1 carrè di maiale
1 mela verde croccante e acidula (tipo granny smith o golden basta che abbia polpa compatta e non farinosa
1 arancia non trattata
una macinata di erbe di provenza
una spruzzata di cannella
olio ev
un dito di vino rosso
una punta di cucchiaino di miele
sedano, carota, cipolla tritati
sale e pepe


Sigillare la carne in poco olio ev in una casseruola e aggiungere il trito di sedano, carota e cipolla.
Lasciare stufare incoperchiando per circa 20 minuti, il tempo che le verdure siano tenere e la carne abbia rilasciato i propri succhi.
Scolare la carne e metterla su un tagliere.
Colare il sugo derivato dalla cottura schiacciando bene le verdure con il dorso di un cucchiaio e rimettere il sugo filtrato in una pentola adatta per il forno.
Affettare la mela e l'arancia senza sbucciarle.
Nel frattempo praticare dei tagli abbastanza profondi tra una costa e un'altra del carrè, in cui inserire le fette di mela.
Cospargere il tutto con le erbe aromatiche e la cannella.
Vi ricordate? il sugo sta nel fondo della casseruola, ecco: mettete intorno le fette di mezza arancia e spremetevi sopra il succo dell'altra mezza, poi adagiate il carrè sul tutto (sugo, arance a fette e succo di arancia).
Incoperchiate e mettete in forno a 180° C
Dopo circa 20 minuti scoperchiate e sfumate con un dito di vino rosso e la punta di miele.
Altri 10 minuti glassando la carne con un pennello.
Questi tempi dipendono dal peso della carne, il mio carrè pesava circa 1,2 kg.

giovedì 10 marzo 2011

Non versarla!

chocolate chips pancake



Ieri, pardon, l'altro ieri era martedì grasso ovvero fat tuesday ovvero il pancake day come ci ricorda la blogger italiana in prestito all'Irlanda, cuochina sopraffina.
A me l'ha ricordato Floriana (FarmaFlo) che era da un pò che mi domandavo come mai non vedessi in giro foodblog di trapanesi ed ecco lei che non vedo l'ora di conoscerla di pirsona pirsonalmenti.
Sarebbe stata anche la festa della donna e io l'ho festeggiata facendo la donna, cosa che d'altra parte faccio per 365 giorni l'anno e mi viene pure naturale.

Ogni volta che sento parlare di discriminazioni o di quote rosa mi copro di bolle.
Ma ne so poco perchè, personalmente, non ho mai subito discriminazioni di alcun tipo ho sempre avuto la possibilità di un confronto paritario e faccio uno di quei mestieri che per anni (per fortuna lontani) era lavoro da uomini.

Insomma io non avrei tutto sto tempo per riflessioni profonde sul mondo femminile, anche perchè coincidendo con martedì grasso ho dovuto scarrozzare 3 femmine debitamente vestite da principesse alle regolamentari feste di carnevale con tanto di battaglia dei coriandoli e delle stelle filanti e le impostore Raperonzolo e Aurora che pur di far vedere che loro sapevano fare la ruota si sono liberate di lustrini e falpalà mentre con la bocca piena di ogni schifezza possibile si esibivano in un vero e proprio saggio ginnico.
Devo dire che Cenerentola e il suo hot dog hanno mantenuto un fiero distacco.


chocolate chips pancake



Sul pancake niente da ridire.
Primo: una scusa fantastica per usare in anteprima la padellina che mi servirà per l'iniziativa di FrancescaV sul compleanno dell'unità d'Italia, che poi questa sia regolarmente rosa e pure di Hello Kitty...sorvolare please.

Secondo: ti viene da dire che gli americani e gli anglosassoni in genere sono un popolo di sostanza, alla raffinata crepe francese preferiscono qualcosa di più consistente. (anche se sempre di frittatina trattasi, conzala comu voi sempri cucuzza è).

Terzo: se ci metti una candelina sopra e pensi intensamente ad un'amica ti sembra che le distanze si accorcino e le fai anche gli auguri virtuali.
Auguri Alex


auguri Alex



Lo so, il titolo non c'azzecca assolutamente niente con quello che ho scritto in qui, ma il fatto è che per rinverdire i ricordi 'mmericani (dove credo di aver esagerato a colazione tra crumpets e pancakes) mi sono affidata ad una ricerca via san Foodgawker, uno dei templi del food fotography.
Non l'avessi mai fatto, non c'è una foto che non abbia il suo regolamentare filo di salsa, vuoi che sia una colata di sciroppo d'acero o una fontanella di cioccolata.
Mi son detta che non ci sarei caduta e invece...

anyway.


CHOCOLATE CHIPS PANCAKE
1 tazza e mezzo di farina autolievitante
1 tazza e 1/4 di latte intero
2 cucchiai di zucchero di canna
1 uovo intero
30 gr di burro fuso + quello per ungere la padellina
un pizzico di sale
gocce di cioccolata a tinchitè (a volontà o meglio a profusione)
padellina diametro 10 possibilmente di Hello Kitty :D
Ganache al cioccolato fondente ancora semifluida
50 ml di panna portata a bollore da versare su 50 gr di cioccolata fondente.
Mescolare fino a che la cioccolata si sia sciolta e la salsa appaia vellutata
Come scrivevo prima gli anglosassoni sono gente di sostanza, non amano perdere tempo e allora si fa così.
1. in un recipiente gli alimenti secchi, nell'altro gli alimenti liquidi mescolati e amalgamati.
2. Versare i fluidi dentro la ciotola dei secchi e girare con una forchetta.
Ho detto girare non sbattere, nè montare, nè stare lì a perdere tempo che questi si fanno a colazione e la campanella suona e noi ancora stiamo lì.
3. Ungere la padellina e mettere un mestolino di questa pastella abbastanza fluida.
Quando affioreranno le bolle allora sarà il momento di voltarla e hop.
Le mie sono sparite subito, quelle lì di ritorno dalla piscina avevano fame.



chocolate chips pancake

domenica 6 marzo 2011

Sciogliamo il maiale anzichè liberarcene.

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Cantava De Andrè che dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fior.
Chi non lo ricorda.
Son tempi in cui non si può dimenticare.

Che poi a me il porco maiale mica mi ha fatto qualcosa, anzi.

Però, date le vicissitudini di questa nazione trasformata in una megaporcilaia di lusso, mi aggiungo in ritardissimo all'iniziativa di merendasinoira e di un manipolo di blogger con le quali condivido gli stessi sentimenti.
Ho smesso di comprare il quotidiano che compro da una vita (a dire il vero ho resistito pochi giorni) per evitare di sgrufolare nello stesso trogolo.
Mi sembrava di sguazzare nella melma.





Mi aggiungo in ritardo perchè, tra tubi del lavello sbriciolati, vita da famiglia numerosa e impicci lavorativi come si fa a mettere mano ad una preparazione che richiede almeno 6 ore di presenza a casa quando io nelle ultime 3 settimane a casa ci son stata al massimo 30 minuti.

Ho scelto di trasformare qualcosa di poco pregio, una parte del maiale bistrattata, diciamolo.
Ed ecco la peggiore parte del maiale si trasforma sciogliendosi in un oleoso massaggio benefico almeno per la gola.
Ti faccio morbido come una sugna si dice in toscana, sul significato lascio i toscani a ridacchiare e i non toscani ad immaginare.

Ah dimenticavo, last but not least, la signora della macelleria a cui ho fatto la corte per settimane ha gentilmente glissato una volta l'aveva già venduto, per due settimane consecutive il maiale era troppo magro, poi l'ho dovuta blandire elargendo consigli e consulenze sui suoi acciacchi.
Alla fine ha capitolato all'assedio.

Mamma Ferrante, calabra in trasferta da 40 anni, mi ha spiegato come fare insieme al norcino che una volta a settimana viene a sezionare il maiale.
E mi ha tagliato il lardo in pezzi.
Poi scambi coloriti tra lui e lei e la spiega.
Antò ci deve mettere l'acqua, vero? Si, un poco sennò attacca.
Antò e poi per farlo venire bello bianco ci deve mettere il ghiaccio vero? Si quando non è nè bollente nè freddo.

Con le loro indicazioni son tornata a casa e dimentica della rete mi son data da fare.
Ho messo la sugna nella pentola antiaderente (per sicurezza) sul fornello più piccolo a fuoco minimo con una goccia d'acqua e rimestando di tanto in tanto.

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Nel frattempo mi son messa in rete.
Su prezzemoloefinocchio la mia amica Clelia consiglia di tagliarlo a dadini piccoli e metterlo ammollo in acqua per 24 ore il che ha un suo perchè visto che sa un pò di forte.

Su coquinaria si trita grossolanamente facendolo passare per il tritacarne oppure si taglia a dadini piccoli piccoli e poi spuntano foglie di alloro o sale.
Si raccomanda di non far bollire, di non mandarlo oltre i 100°C e mi sembra un ottimo consiglio.

Paoletta di anice e cannella mi da l'input di uno struttolio aggiungendo l'olio in misura di circa il 10%

la fesseria che ho fatto è stata quella di lasciarlo tagliato a grossi pezzi, di non metterlo a bagno per fargli perdere il forte ma vabbè sbagliando si impara.

Tutti concordano nella resa, circa la metà.
La mia resa è stata sbalorditiva, da 2,5 chili di sottopancia lardosa ho ricavato 1,450 ml di strutto e sarebbe stato anche di più se solo avessi continuato a scioglierlo e a strizzare i ciccioli.

Insomma per farla breve

1. corteggiare il macellaio di fiducia
2. una volta avuto il pezzo giusto o tagliarlo in pezzi piccolissimi (una follia se è tanto) oppure chiedere un passaggio al tritacarne
3. metterlo a bagno in acqua per 24 ore
4 scolare e mettere in una pentola capace
5. il fornello è quello per il caffè al minimo
6. rimestare di tanto in tanto, il grasso fonderà senza bruciare
7. man mano che fonde raccoglierlo con un mestolo e metterlo nei vasi sarà trasparente giallognolo e oleoso
8. il grasso man mano che raffredda diventa sempre più opaco fino a virare al bianco.
Io ho provato anche a sciogliere il cubetto di ghiaccio per avere uno strutto bianco candido, comparando il senza e il con non c'è alcuna differenza ma magari sono io che non ho capito bene come fare.
8. i ciccioli andrebbero strizzati con uno schiacciapatate e conservali nel loro grasso salandoli.
io non l'ho fatto perchè non ne potevo più dopo 6 ore e il tubo di scarico del lavello della cucina che ha deciso di suicidarsi proprio in quell'istante.
Sarò giustificata.


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IN CONCLUSIONE
Per sciogliere il maiale ci vuole tempo e si finisce per averne abbastanza e non poterne più.
Comunque il maiale sciolto si può processare con risultati brillanti.
Un paio di esempi tratti dal questo blog?

I cannoli siciliani secondo l'antica ricetta

Pizza di pasqua al formaggio

La pasta da rosticceria per pizzette, calzoni, iris, treccine con lo zucchero, cartocciate
Quest'ultima è presa dal forum di coquinaria la trovate come pasta da rosticceria di Ro.

giovedì 3 marzo 2011

alcol e grasso (caccavelliadi's post)

le ciambelle e l'olivo



Che poi come titolo, visto che domani è giovedì grasso, calza pure parecchio.
Io adoro i trucchetti, i tips and tricks.
Li adoro nel mio lavoro serio, li adoro in cucina.
Li considero una specie di scorciatoia, minimo sforzo massimo risultato.

Da anni friggo a carnevale, prima per noi ora per uno stuolo di principesse invariabilmente rosa o celesti, Winx, fatine e anche qualche Spiderman qua e là.

E da anni uso sempre la stessa ricetta, quella dei bomboloni di Rossanina senza uovo per carità.
Ora, qui ci vorrebbe Bressanini a spiegare il perchè, si dice sempre che il segreto per un fritto dolce perfetto sia il grasso nell'impasto (olio o burro) e che la formazione delle bolle che lo rendono leggero sia dovuta alla presenza dell'alcool.

E infatti che si chiamino frappe, galani, cenci o chiacchere il grasso c'è sempre e anche l'alcool.

A me questa volta (ed era la prima, giuro) è scappato un bicchierino abbondante di passito di pantelleria anche nell'impasto per i bomboloni che poi son diventate ciambelle.
Bingo.

Ritroverete una cosa simile anche su Sale e Pepe di questo mese, impasto con il vin santo e le uova.

Che sia un segno?
Che ci debba riprovare aggiungendo le uova?

Se avete la pazienza di andare fino in fondo al post troverete anche la torta del compleanno di Sara che di diritto dovrebbe partecipare alle caccavelliadi non fosse altro per lo stampino a forma di farfalla con il timbrino per le ali.
Si ringrazia la fonte di ispirazione: Alex di foto e fornelli.
Io non ho usato la buttercream perchè francamente l'idea di mangiare burro a cucchiaiate mi fa schifo.
Ho utilizzato panna stabilizzata con del latte condensato e si vede.
Sara e le sue amiche che non vanno molto per il sottile non hanno fatto caso ai buchi decorativi e se so magnate tutte le farfalle, tutta la torta e anche la panna.
Ovviamente la foto è agghiacciante ma ringraziatemi per avervi risparmiato il fiore effetto fuochi di artificio con girandola di candeline rotanti al suon di musica ovviamente di Hello Kitty.

Amen. :D


torta sara




torta sara






250 g. di farina 0
250 g. di farina di forza o Manitoba, o americana (se non riuscite a trovarla usate una farina da pane o una 0)
250 ml. di acqua tiepida
un quarto scarso di panetto di lievito di birra (circa 5 grammi)
90 g. di zucchero per l’impasto + zucchero per la copertura
75 g. di burro morbido
un pizzico di sale
un bicchierino di alcool (vino bianco, passito, vin santo, grappa...)


Anche sull'impasto lievitato io ho dei trucchi.
Non si aggiungono grassi e sale al lievito, prima il lievito va sciolto nel liquido e in un paio di pugni di farina e fatto fermentare per una mezz'ora fino a quando avrà formato una schiuma consistente, tipo birra, poi si impasta con la farina e poi si aggiungono il sale e il grasso (burro, olio, strutto...quello che prevedete di usare).
Insomma impastati gli ingredienti con questi accorgimenti fate una palla di impasto e mettetela a lievitare fino a che non avrà raddoppiato il suo volume.
E qui fermi tutti.
Rossanina scrive 5 gr di lievito il che vuol dire lievitazione lenta. Almeno 5 ore e comunque ci mette una vita a lievitare.
Dipende dal vostro tempo, dal vostro grado di dimestichezza con il lievito e i lievitati, dai vostri impegni mondani e non.
Io sono per la lievitazione lenta che tanto non vi corre dietro nessuno ma se i vostri tempi sono stretti vi potete spingere anche a 15-20 grammi basta poi non dirlo ai talebani del lievito e state a posto lo stesso.

Insomma pigliate quest'impasto lievitato e cospargetene la superficie di farina.
Scaravoltatelo sulla spianatoia infarinata e abbassatelo ad un'altezza di circa 1 cm.
Io ho usato poi un bicchiere e un levatorsoli per il buco centrale.
Insomma ritagliate l'impasto e fate riposare ancora fino a che non sarà ulteriormente rilievitato aumentando in altezza.
Tuffate in olio caldo ma non caldissimo.

I ritagli vanno reimpastati, fatti rilievitare ancora una ventina di minuti e ristesi e coppati e ritagliati e reimpastati e ristesi e ricoppati.
Fino ad esaurimento vostro e loro.

Siete riusciti stoicamente a resistere e ad arrivare fino in fondo?
Bene, allora sappiate che il tagliere di legno di olivo e la coppa di legno di olivo ma anche il mortaio di legno di olivo non fotografato sono il gentile omaggio di Don Vito Marino e Signora per il 39° compleanno della loro scombinata figlia .


solo l'olivo

giovedì 24 febbraio 2011

se fossi

'

Al contrario di Jul's, io ho sempre odiato il gioco del se fossi.
Ma che vuol dire, io sono, forse sarò ma non riuscivo mai ad indentificarmi in altro da me.
Che detto fuori da inutili metafore filosofiche vuole semplicemente dire che non avevo abbastanza fantasia.
Forse non mi sono mai spremuta le meningi abbastanza.

Bah, chissà. Fatto sta ed è che non giocavo volentieri a questo genere di cose, certo se fossi un uccello volerei via, se fossi l'acqua scorrerei altrove, se fossi aria soffierei forte.

Se fossi una ricetta sarei un piatto di spaghetti con le polpette.
Quelle della nonna però.
Anzi, quelle della nonna Enza perchè la nonna Ninetta e la cucina non erano molto amiche.
Quelle con la passolina e i pinoli, quelle che poi han fatto il viaggio di terza classe dentro la valigia di cartone legata con lo spago e le strade di Brooklin sapevano di spaghetti con le polpette, anzi di spaghetti meatball.

Che poi mi ricordo ancora (avrò avuto 4-5 anni) un pranzo domenicale con della gente che parlava strano, e non li capivo proprio per poi scoprire che il nonno aveva un compare emigrato in America.

Mi ricordo la festa grande e sicuramente c'era la pasta al sugo ma chissà se sugo di agnello o sugo e polpette. Va a sapere.

Comunque, i miei ricordi sbiaditi interessano poco.

Se fossi una ricetta sarei questa, sarei un piatto completo che ti siedi, ti sazi con la vista e con la pancia, c'è tutto dentro e ti alzi soddisfatto.
Tempo totale di consumazione 10 minuti che di più non ne ho.
Tempo totale di preparazione, prendetevela comoda che la cosa lunga è.

Fatto sta ed è che questa ricetta partecipa all'iniziativa di Jul's Kitchen in collaborazione con Macchine Alimentari "Se tu fossi una ricetta"

SPAGHETTI CON LE POLPETTE

Diciamo che le dosi sono da pranzo conviviale per famiglia numerosa di 6 persone e calcolando almeno 4-5 polpette a testa.

- 500 gr di macinato di manzo non macinato due volte che alla nonna non gli piaceva perchè diventava come l'omogeneizzato (parole sue)
- 1 uovo grande oppure due uova piccole

- 200 gr mollica di pane bagnata nel latte e poi strizzata

- 150 gr di formaggio grattugiato (l'ideale sarebbe metà parmigiano e metà pecorino)

- una manciata di pinoli e uvetta (detta anche passolina)

- sale e pepe a gusto

-prezzemolo tritato

-olio di oliva

- salsa di pomodoro

Impastare tutti gli ingredienti ben bene (esclusa la salsa di pomodoro, ovviamente).
Mettere da una parte un piatto con del vino bianco e bagnandosi le mani con il vino formare delle polpette ovoidali schiacciate della grandezza di un piccolo uovo.
Rosolare le polpette in olio di oliva in un tegame che le contenga e versarvi sopra abbondante salsa di pomodoro fino a coprirle completamente.
Far sobbollire il tutto almeno 1 ora.
Condire gli spaghetti avendo cura di far cadere nel piatto almeno 3-4 polpette e riservandone alcune per il bis.
Garantito.