Visualizzazione post con etichetta le verdure sono buone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta le verdure sono buone. Mostra tutti i post

giovedì 5 aprile 2012

italiani...greci, mia faza mia raza

spanakopita 


Ricordate sicuramente la citazione filmografica.
A questo aggiungete un'amicizia forte,complice una donna greca da film degli anni 50, bella come una diva, magnetica e misteriosa e avrete capito che la Grecia è diventata, in pectore, la mia seconda patria.

A colpi di spanakopita e taramosalata, baklava sgocciolanti di miele e sorrisi.

Non rimaneva altro che farsi dare la ricetta della spanakopita ma anche il segreto di quella pasta phillo.

Non so voi, ma quella che trovo al supermercato raspa la lingua, è allappante di farina e dopo un pò ho evitato di usarla perchè non mi piaceva proprio.

Farla in casa non se ne parla, o meglio, in rete ci sono diversi tentativi di imitazione più o meno riusciti ma il mio pregiudizio nei loro confronti ha avuto la meglio.

La pasta phillo che lei usa è prodotta ad Atene e la vendono in rotoloni alla metro. Tutt'altra storia, in ogni caso quel che mi sembra più giusto consigliare è trovare un negozio di alimentari etnici piuttosto che quella nella scatola azzurra del super (perdono la mancanza di precisione ma non ricordo la marca).


  SPANAKOPITA DALLE PAROLE DI ASPASIA

non metto dosi perchè dipende dalla quantità di gente, dalla fame e dal fatto che se c'è un vantaggio nelle torte rustiche è che non prevedono bilancia.
- spinaci
- uovo
- cipolla
- olio
- feta
- sale
- pepe
- foglie di anice
- un pugnetto di riso o di semolino
- parmigiano grattugiato (Aspasia sta in Italia da più di 40 anni)

In una padella, far appassire la cipolla con l'olio. Aggiungere gli spinaci lavati e ancora gocciolanti e far andare fino a che non si siano ammorbiditi.
Se dovessero tirar fuori troppa acqua aggiungere il pugnetto di riso o di semolino (che da quel che ho capito ha lo stesso senso della spolverata di pangrattato sul fondo).
Aggiungere le foglie di anice e aggiustare di sale e pepe.
Fuori dal fuoco impastare la verdura con l'uovo, la feta sbriciolata e il parmigiano. Mettere da parte. Foderare una teglia imburrata con i fogli di pasta phillo (almeno 4 sovrapposti) avendo cura di oliarli o imburrarli abbondantemente in superficie spolverandoli anche di parmigiano.
Farcire con il ripieno agli spinaci e chiudere con altri fogli di pasta phillo. In forno a 180°.


spanakopita

lunedì 24 gennaio 2011

a alla fine...non ho attaccato i poster

Ma giusto perchè non ne ho da attaccare.
In compenso ho guardato un paio di link (Alex mi ha ispirata con le polpette di carote e albicocche e Ciboulette un filo d'erba cipollina ha fatto il resto con le sue polpette di lenticchie), ho pensato, ho scartato curry et similia perchè ho capito realmente che le spezie indiane non fanno per me pur non avendo difficoltà a dire che se qualche indiana fosse disposta ad insegnarmene l'uso potrei ritornare sui miei passi.
E poi preferisco le erbe di Provenza.

il risultato sono stati questi


lentil burger


CHEESEBURGER DI LENTICCHIE

- lenticchie rosse lessate con gli odori che più vi piacciono, io ho preferito alloro, aglio, cipolla, sedano, carota e grani di pepe
- 1 tuorlo per circa 150 gr di lenticchie
- parmigiano reggiano 50 gr
- pinoli tostati
- un cucchiaino colmo di tahine ma la prossima volta le rotolo nei semi di sesamo
- erbe di provenza ma vanno bene anche altri aromi, quelli che più vi piacciono.

ho amalgamato il tutto (il tuorlo serve a legare, se avessi usato l'uovo intero il composto si sarebbe ammorbidito troppo), ho formato delle polpette schiacciate e le ho arrostite in una padella antiaderente senza ungerla.
Approposito di padelle, che ne pensate di quelle di ceramica?
Io ce le ho ma francamente preferisco l'antiaderente, sono certa che se avessi usato la padella di ceramica mi si sarebbe attaccato tutto, le poche volte che ho fatto la frittata usando pochissimo olio mi s'è incollata manco avesse avuto l'attack.
:(

Mi sono piaciute?
Si, un pò da dieta ma si.


lentil burger

domenica 23 gennaio 2011

trucchetti per siure

pomodori




Si per te, signora che vai dal verduraio con il filo di perle e mi rovini la piazza con i pomodori.
Ti servono per la dieta? Per fare il sugo al pupo? Tu, che chiedi i pomodori a gennaio e dal macellaio la vitella quella rosa tenere tenere per il tuo bambino o il petto di pollo.
A parte che non basterebbe una vita per farti capire quanto danno stai facendo che transeat la scelta per la tua famiglia ma davvero a me rovini la piazza.
Vabbè ti do sto consiglio e che non se ne parli più.

A luglio (non me ne frega niente che stai sdraiata sulla spiaggia più figa della Sardegna) comunque LUGLIO compra i pomodori maturi li prendi così per come sono e li metti nei sacchetti della congelazione, no dai non ti si rovinerà lo smalto per così poco...e li schiaffi nel freezer.

A GENNAIO prendi i pomodori ancora congelati, li passi sotto l'acqua del rubinetto calda e quelli PLOP lasceranno cadere la buccia, li butti nella padella con l'olio e l'aglio e ci fai il sugo.

Come dici? Crudi? Basilico?
Allora è un vizio, arrangiati.

domenica 24 ottobre 2010

spatascio e pattumiera: la sorte del caviale

melanzane (caviale?)



Che di ricette di caviale di melanzane sia piena la rete è un dato di fatto.
Ce ne sono tantissime e il bello è che non sono una variante dell'altra, no troppo facile, a volte riescono ad essere totalmente diversevl'una dall'altra.
Negli anni ne ho provata qualcuna, non tantissime, per diversi motivi.
Non so perchè ma le melanzane mi creano qualche fastidio simil allergico con tanto di prurito in gola specie se non sono particolarmente cotte le riesco a mangiare fritte o al massimo al forno niente griglia, quindi.
Il bello è che è lo stesso anche per mio marito!!
Alla fine la ricetta che su tutte ha vinto è stata quella della mia amica Clelia.

Vado un pò a braccio, la foto è stata fatta l'anno scorso e quest'anno come una cretina ho messo lo yogurt bianco dolcificato al posto dell'intero naturale o meglio dello yogurt greco (che non avevo), ma si può....

Sullo spatascio è un fatto tecnico lo leggerete nella ricetta, comunque dallo spatascio alla pattumiera il passo è stato brevissimo e ancora non riesco a farmene una ragione, anche perchè erano le ultimissime melanzane dell'orto.

- melanzane tonde, io preferisco la viola per il suo gusto più delicato
- qualche cucchiaio di yogurt preferibilmente greco
- aglio spremuto
- un cucchiaio di succo di limone
- prezzemolo tritato
-semi di cumino
-un cucchaio di olio evo
-sale e pepe

Le melanzante vanno cotte in forno intere per come sono.
Una volta tenere fatele raffreddare, apritele e mettetele a colare in uno scolapasta, più acqua perdono e meglio è...insomma spatasciatele.
Una volta persa l'acqua di vegetazione tritatele grossolanamente con un coltello ma anche no, nel senso che potete metterle in una ciotola e amalgamarle con il cucchiaio.
Si dice addirittura che andrebbero tritate con un coltello di legno.
Conditele con tutti gli altri ingredienti le cui proporzioni variano in funzione dei vostri gusti.
Unico accorgimento che uso è quello di tostare in una padella antiaderente i semi di cumino per poi pestarli nel mortaio.
Questo quando ho tempo e serve a esaltare l'aroma.
Se tempo non ne ho non mi faccio nessun problema e uso i semi di cumino già tritati.

venerdì 11 giugno 2010

ultima chiamata: tarte di patate e asparagi


Di poche parole, stranamente.

Sarà che son tornata al lavoro, sarà che tra febbre, tosse e cacarella delle ultime due ho il mio bel daffare...che vi devo dire.

In ogni caso per non trascinarmi al punto da far passare la stagione degli asparagi che comunque è ormai agli sgoccioli volevo proporvi questa fesseria qui.

Lo so l'avete già vista in giro più o meno elaborata, Cristina Golosastra ne propone una versione ancora più figa.

Nasce dalle manone di Jamie Oliver e da un pomeriggio di svacco sul divano della mia amica a guardare Gambero Rosso Channel, e quando mi ricapita.

Ho alleggerito perchè il simpaticone usa il burro la panna e non so quanti altri grassi con la ruspa cosa che mi ha colpito e, diciamolo, inorridito.

Non che io sia una salutista incallita con il pallino del grasso, ma da qui a usare quelle quantità ce ne corre.

A mio avviso è da mangiare calda calda appena uscita dal forno perchè comunque le patate tendono a far massa da fredde.
Io l'ho fatta per il buffet del battesimo di Irene e ha fatto la sua porca figura, poi l'ho mangiata con il crumble a casa di un'amica che mi ha detto: l'ho presa da una blogger, la Golosastra...conosci?
Ho fatto la vaga :)))
Come guscio ho usato la solita briseè
Tarte di asparagi e patate
Per la pasta:
250 gr farina (quella che volete, 00 oppure 0 o semiintegrale o metà e metà)
125 gr di burro (io lo metto nel freezer)
un pizzico di sale
acqua gassata
Impastate velocemente tutti gli ingredienti con la punta delle dita fino ad ottenere una palla che (imperativo categorico assoluto) va messa a riposare in frigorifero per almeno 1 ora.
Due dritte:
1. io il burro lo metto in freezer e poi lo grattugio con la grattugia a fori larghi, in questo modo riduco ulteriormente i tempi di impasto e non brucio la pasta
2. l'acqua gassata, non so perchè ma funzia funzia e funzia la pasta diventa elastica e si piegherà ai vostri voleri, tipo stenderla sottile senza romperla.
Per il ripieno;
- asparagi (300 gr al netto degli scarti, regolatevi per le dosi con la grandezza della teglia)
- 300 gr di patate
- 1\2 bicchiere di latte (ello usava la panna)
- 20 gr di burro fuso (sempre ello ne avrà usati almeno 100 gr)
- 2 tuorli
- 100 formaggio grattugiato con la grattugia a fori larghi, io in questo caso ho usato una caciotta sabina semistagionata.
- sale
Lessare velocemente gli asparagi (io li ho cotti al vapore) e le patate.
Tenere da parte gli asparagi e schiacciare le patate ancora bollenti.
Aggiungere il latte, i tuorli, il formaggio grattugiato, regolare di sale e metà del burro fuso.
Rivestire lo stampo e bucherellarne il fondo con una forchetta.
Riempire il guscio di pasta con il composto di patate e ricoprire il tutto con gli asparagi.
Spennellare gli asparagi di burro e via nel forno a 170°C modalità statico

venerdì 4 giugno 2010

avrei voluto


Già, avrei voluto non presentare cose buone ma incomplete e invece purtroppo mi tocca.
Tanti i motivi.

La fame da dieta che ti fa divorare la carne senza la salsa che però scrivo che voi siete sicuramente più bravi di me, avrei voluto farvi vedere le mie cocottine a forma di cuore tutte colorate Le Creuset, ma mio marito m'ha mangiato la creatura e siccome le cocotte hanno il coperchio ci ho messo un pò a scoprire il misfatto.

Forse avrei voluto anche proporvi un entreè diversa ma tanto ho fatto, detto e aspettato che i carciofi son finiti e via.

Avrei anche voluto fare una julienne di asparagi arricciati in acqua e ghiaccio, si ciao....e chi ce l'ha il ghiaccio se si usa per consolare ginocchia sbucciate e bùe di ogni genere e tipo!
Però ce l'ho fatta lo stesso e tanto basta.
Questo mio piccolo menu partecipa alla raccolta di Rossa di Sera, aka Giulia,

Scusa Giulia se non parlo di cena gourmet, ma la parola gourmet mi fa venire l'orticaria.
Il totale di questa cena è di: 14,45 Euro.


Cappuccino di aglietto fresco, patate e mascarpone (3,25 euro)
Aglietto fresco 150 gr (5 euro al kg: 75 cent)
3 patate novelle 350 gr (1,50 kg: 50 cm)
mascarpone 50 gr (in questo caso non è sfuso e quindi 2 euro)
Stufare in olio ev e acqua l'aglietto fresco (non sono altro che i germogli teneri delle piante di aglio) e le patate pelate e tagliate a rondelle facendo andare lentamente fino a che le patate non siano tenere.
Salare e pepare.
Frullare con il mixer ad immersione facendo attenzione a tenere da parte qualche germoglio da usare per decorazione.
Diluire e ammorbidire con una goccia di latte il mascarpone.
Versare la crema bollente nel bicchiere e aggiungere il formaggio.
Volendo, spolverare con un pò di noce moscata o macis grattugiato.


Sull'aglietto devo fare una digressione.
Correva l'anno 2003 e quel giorno dovevo fare un concorso per un incarico a Viterbo.
Tra lo scritto e l'orale abbiamo avuto un paio di ore di libertà ed essendo la sede d'esame in centro, ne abbiamo approittato per un gelato e una passeggiatina distensiva.
Dove finiscono le passeggiatine distensive di un food-addicted?
In questo caso in una frutteria.
C'era l'aglietto ma, per ovvie ragioni non potevo comprarlo.
Ci son voluti ben 7 anni per ritrovarlo e riprenderlo ma ne valeva la pena.

ARISTA DI MAIALE AL LIMONE CON SALSA DI POMODORO (3,65 euro)
(liberamente tratta da un numero di Sale e Pepe, non chiedetemi quale che devo rovistare nel mio metro cubo di riviste di cucina)


Arista di maiale 500 gr (in azienda agricola 6,50 euro/kg: 3,25 euro)
2 limoni 200 gr (dal contadino 2 euro/kg: 40 cent)
foglie di limone (dal mio albero)
olio sale e pepe
Per la salsa (75 cent)
100 gr di pomodoro pachino (2,50 euro/kg: 25 cent)
una manciatina di pinoli
50 gr di pecorino romano (10 euro/kg: 50 cent)
olio evo
aglio (facoltativo)
zeste di limone (facoltativo)
basilico (facoltativo)
Il contorno?
una freschissima insalatina da taglio, primaverile e sana.
(dal contadino 50 cent a vaschetta)
Rosolare l'arista in un paio di cucchiai di olio evo in un tegame che possa andare in forno.
Salare, pepare e fasciarla con un limone tagliato a rondelle sottili e le foglie di limone.
Trasferire il tegame in forno dopo aver bagnato la carne con mezzo bicchiere di brodo vegetale e il succo dell'altro limone.
Far cuocere a 160° spennellando di tanto in tanto con il sugo di cottura.
Nel frattempo frullare i pomodori, i pinoli e l'olio con il mixer ad immersione.
Amalgamare il pecorino.
Secondo me ci starebbero bene sia le zeste di limone di richiamo alla carne e poi sembra strano ma l'acidità fresca del limone va benissimo con il pomodoro.
Oppure olio al basilico secondo il metodo che ho imparato da Lory: infusione di aromi in olio evo portato a 65° C e poi lasciato riposare per 12 ore, si filtra e si usa. Fantastico.
L'aglio andrebbe anche bene ma non per questo menu che ha il cappuccino di aglietto come primo.
Non manco di dirvi che io la salsa non l'ho proprio fatta, però a leggere gli ingredienti m'è piaciuta e come sempre accade ho divagato pensando alle possibili variazioni sul tema.



Eccoci al dolce, sempre tratto da Sale e Pepe.
SOUFFLE GLACE ALLE FRAGOLE (6,3 euro)
Semplice e d'effetto.
4 albumi (dal contadino 40 cent/uovo: 1,60 euro)
200 gr zucchero (20 cent)
350 ml di panna fresca (2,50 euro)
300 gr di fragole (vaschetta da 400 gr qualità favetta: 2 euro)

Frullare le fragole e far ridurre il passato sul fuoco, se ne devono usare 300 ml e far intiepidire.
Montare gli albumi a temperatura ambiente a neve fermissima.
Nel frattempo cuocere lo zucchero con 4 cucchiai di acqua fino a che, buttandone una goccia in acqua fredda, non si raccolga e diventi malleabile (piccola bolla).
Versare lo sciroppo bollente nella ciotola degli albumi (meringa all'italiana), continuando a montare fino ad ottenere una massa lucida setosa e compatta.
Aggiungere il frullato di fragole alla meringa mescolando con una frusta a fili dall'alto verso il basso e amalgamare la panna ben montata.
Legare un foglio di carta da forno intorno allo stampo e versarvi il composto facendo in modo che debordi di un cm dallo stampo, trattenuto dalla carta da forno.
Mettere in freezer.
Al momento di servire decorare con panna montata e fragole.
In questo caso ho usato uno stampo piccolo, bastevole per due.
Con quel che mi è avanzato ho riempito due stampini da ghiaccioli da 6, in questo momento in vendita da Ikea.

giovedì 3 dicembre 2009

i cavoletti di bruxelles non crescono nelle vaschette di polistirolo blu.


Si lo so, incredibile a credersi.

Se è per questo non hanno retrogusto amarognolo da antibiotico scaduto ma sono dolci, vellutati, teneri, pastosi, saporiti e delicati al tempo stesso.
Sbollentati velocemente, saltati in padella con il classico aglio olio e peperoncino e finiti con una spolverata di buccia di limone grattugiata o meglio ancora di arancia: buonizzimi.

Ci avreste mai creduto?

E ancora: non sono come quelli della vostra mensa aziendale.

E la pianta è bellissima come potete vedere, lo so è più bella la puffa reggipianta ma sull'argomento sono assolutamente di parte per cui non mi posso esprimere.

Avere la fortuna dell'orto a vendita diretta sotto casa consente scoperte incredibili, non trovate?


Inoltre la signora lauretta, che l'intera pianta la vende a 2,50 euro, dice sempre: mi raccomando anche le foglie!

Ma io questa raccomandazione l'ho già sentita...già, ma dove...dalla mia Mercante di spezie preferita, c'è bisogno di scriverlo?
Insomma basta poco perchè scatti l'angolo dello zozzone complici anche le ultime patate violette.



Involtini di foglie di cavoletto di bruxelles


- foglie di cavoletto di bruxelles in numero sufficiente

- patate

- salsiccia fresca

- un rametto di rosmarino

- olio

-due spicchi di aglio

- un pezzetto di peperoncino


Sbollentare per pochi minuti le foglie e tenere da parte un bicchiere di acqua di cottura.

Scolarle bene e distenderle una per volta su un tagliere.

Nel frattempo tagliare con la mandolina le patate (io ho usato quelle violette ma nulla vieta le patate normali, che tanto hanno lo stesso sapore) e rosolarle in olio e aggiungere a fine cottura rametto di rosmarino.

Mettere un pò di patate sulla foglia, la salsiccia cruda sbriciolata e arrotolare il tutto creando degli involtini.

Io ripiego le parti laterali della foglia sul ripieno e poi procedo.

Nel frattempo tagliare a striscioline le rimanenti foglie e saltare sia gli involtini che le foglie in padella con aglio olio e peperoncino.

Sfumare con un bicchiere di acqua di cottura, incoperchiare e lasciar cuocere ancora per una decina di minuti.

Al termine della cottura cospargere con scorza di arancia o limone grattugiata.


E se poi non bastasse ci si mette anche Gabriele Bonci a farmi da musa ispiratrice.
Chi ha conosciuto il mago del lievito non potrà far a meno di ridere data la stazza e il viso gaudente da cherubino paffuto.
Si perchè in questo periodo magico (si fa per dire) della mia attesa si ha il tempo per coccolarsi concedendosi dei piccoli lussi da fortunati mortali.

Uno di questi è poter fare una capatina da Pizzarium, per esempio.

Se volete leggere un parere di un esperto ecco la recensione di Adriano Continisio di Profumo di Lievito.

Io, per parte mia posso solo dirvi che sarebbe un delitto passar per Roma senza concedersi una tappa golosa di questo genere e siccome sono una persona pratica vi dico anche che potete arrivarvi comodamente prendendo la Metro A fermata Cipro-Musei Vaticani: via della Meloria sta proprio lì accanto.

La foto è da cestino ma non so come mai la mia macchina fotografica si rifiuta categoricamente di far foto decenti della pizza.
Sarà che la pizza è un must della cena della domenica, insomma accontentatevi che vi devo dire non vorrete mica che fotografi una zozzeria del genere il giorno dopo?
Anche perchè è spirata in un attimo, una prece amen.

Ho usato dei cavoletti di bruxelles saltati in padella e tagliati poi in quarti, striscioline di guanciale e pecorino di fossa in foglie di alloro.

Ispirata da una pizza broccoli e mortazza e dalla pizza con il sugo all'amatriciana di Bonci.

Se semo fatti male.

mercoledì 25 novembre 2009

Furia Blogger: ovvero come non arrendersi davanti all'introvabile


Non è la prima volta che cado in trappola.

Ma questa volta è grave anzi gravissimo perchè sono stata istigata/ispirata da due ragazze, Virginia Spilucchino e Alicia Erborina che sanno il fatto loro a tal punto che mi è venuto spontaneo lanciarmi a testa bassa nella ricerca delle patate viola.
E ditelo che ci sareste cascati anche voi.

E allora cerca la vendita on line: niente; contatta la sorella: aspetta, prima che mi rida in faccia per il resto della vita.
Stavo per gettare la spugna quando uno strano caso mi ha portato ad un supermercato che non frequento dai tempi universitari.
E lì: Ta-Dah un settore del fresco introvabile raro esotico mai visto così grande e così fornito.
Patate violette e topinambour provenienza francia.
Curiosioni vi dico il prezzo non proprio cheap: 3 euro/kg.

Un pò care però vuoi mettere la contentezza, si ma anche i dubbi.
Perchè se da una parte avrei potuto replicare le loro ricette dall'altra avevo voglia di nuove cose.
Così, come spesso mi accade, son caduta in mezzo.

La cosa più semplice da fare:

Crema di porri e pureè di patate (violette)

Per la crema di porri

- 500 gr di porri
- 1 grossa patata
- pochissimo vino bianco
- brodo vegetale (carota sedano cipolla e fili di prezzemolo)
- olio extravergine di oliva
- sale e pepe

far sudare i porri tagliati a rondelle e la patata a cubetti in poco olio a fuoco molto basso.
Sfumare con il vino bianco e allungare con il brodo.
Far andare fino a che le verdure non sarano tenere, quasi disfatte.
Frullare fino ad ottenere una crema di consistenza liscia (devo forse scrivere vellutata?).
Per il purè di patate violette
- Patate violette
- Parmigiano
- Latte
- Una noce di burro
- sale e pepe
volutamente non ho dato le dosi del latte e del parmigiano rispetto al volume delle patate perchè il pregio del purè è che ognuno può variare le proporzioni secondo i propri gusti, magari evitando di esagerare con il burro.
Lessare le patate e passarle ancora calde allo schiacciapatate.
Mescolare con una frusta a fili insieme al parmigiano e al latte e rimettere il composto sul fuoco regolando di sale e pepe.
Far ispessire.
Lo so manca qualcosa, così davvero rimaniamo sul banale spinto.
Vediamo...correzioni...esaltazioni...
E' da tempo che i cocoa nibbles, le fave di cacao tostate e tritate mi guardano sconsolate dallo scaffale ed è da tempo che penso che starebbero benissimo con il salato e così perchè non provare?
Com'era? Simply decadent.

Si lo so in un bicchiere ci son le due sovrapposizioni e tutti vi starete chiedendo cosa ho aggiunto nell'altro.
Semplicemente una nocciolina di crema fraiche e una grattatina di noce moscata.

martedì 17 novembre 2009

quello che so sul cous cous



Ecco i portabandiera della mia città.

I piatti della festa, della golosità che se dici che fai il cous cous difficilmente qualcuno rinuncerà all'invito.

Cous cous che negli anni si è diffuso ovunque da nord a sud e da est ad ovest.

Cous cous versatile, fresco d'estate e caldo di inverno.
Cous speziato, cous cous saporito, base per la fantasia.
Cous cous precotto per lo più o lungo da preparare a partire dal mattino presto.
Ore e ore di dedizione: l'incocciata, la cucinata, la spicciata, u' broru, l'abbivirata, l'arrisetto.
Perchè le fasi del cous cous sono da seguire ad una ad una e non ti puoi assolutamente perdere i passaggi altrimenti rischi di far casino.

Il cous cous si fa a partire dalla semola, come dire che il vino si fa anche con l'uva.
Inconcepibile usare il precotto, assolutamente inconcepibile.

La semola poi, la semola altro tasto dolente.
Miscela di semole di grano duro mescolate, dalla grana grossa mescolata alla grana fine e poi la mano.
Il cous cous è mano dipendente, c'è la mano che l'incoccia grosso e la mano del finuliddu, dell'incocciata fine.

Il cous cous è come la carbonnade ma anche come la lasagna, o peggio ancora (se si parla di campanile) la pastiera: cambia di balcone in balcone.
Chi ci mette la cannella e chi le foglie di alloro, chi lo appesta d'aglio e chi preferisce la cipolla.
Quelli che lo detestano lo chiamano "mangiare da galline" e poi ne mangiano 3 piatti come polli in batteria.

Sicuramente la vicina di casa avrà un modo diverso di condirlo, una mano diversa.
E anche io ho contribuito negli anni.
Prima dalle pagine del forum di Coquinaria (di cui non trovo più il link), poi da quelle di Prezzemolo e Finocchio dove ho provato un improbabile passo passo della preparazione (e in questo caso la mano felice è quella di mio padre), ha fatto poi parte del mio incontro con Claudia e le foto di una giornata indimenticabile passando per i caly(n)canti e per l'occhio del fotografo che lo ha trasformato in un giardinetto (poco) zen.
In quell'occasione Marie mi chiese se c'era un altro modo tradizionale di condire il cous cous oltre che con il pesce.

Si c'è ed è un modo del tutto invernale.
Si fa con i broccoli fritti e i legumi, ceci e fave prevalentemente.

Con il tempo l'uso di ceci e fave è sparito dalla tavola della mia famiglia e ne ho soltanto un ricordo sbiadito legato alla nonna Enza.

Se posso preparo il cous cou in maniera tradizionale, tuttavia se proprio la voglia mi prende, e questo è un periodo di voglie improvvise, allora ricorro al precotto.
Ne ho provati tanti, compreso il siciliano Poiatti ma li trovo troppo scivolosi, preferisco la marca Nuova Terra che trovo alla SMA sotto casa.
Uso semplicemente l'accorgimento di gonfiare il cous cous precotto o con il brodo di pesce o con l'acqua di cottura del broccolo anzichè la sola acqua semplice, trattandolo come il cous cous non precotto.

BRODO DI PESCE PER COUS COUS

- pesci misti di piccolo taglio da brodo il che vuol dire: gallinella, scorfano, coccio, cappone, tracina, cernia, gamberi. calamari tutto quello che più vi piace

- pomodori rossi preferibilmente freschi o pomodori pelati

- salsa di pomodoro

- cipolla tritata

- un limone

- aglio

- prezzemolo

- una manciata di mandorle pestate

- olio extravergine di oliva preferibilmente valli trapanesi cultivar nocellara, tanto per rimanere all'ombra del campanile

- sale e peperoncino


Fare un fondo con olio, cipolla, peperoncino e aglio tritati e una volta appassiti aggiungere i pomodori pelati e quindi i pesci.
I pesci dovranno cuocere fino a disintegrarsi nel brodo che verrà filtrato e i pesci disfatti gettati.
Allungare con acqua, aggiungere mezzo limone tagliato e un pochino di salsa di pomodoro regolare di sale e far sobbollire per almeno un'ora fino a quando i pesci si disferanno nel brodo.
Il brodo andrà filtrato per eliminare le lische mio nonno passava al passaverdure fine il tutto per ricavarne la crema da sciogliere nel brodo in modo che nemmeno un pò del sapore si disperdesse.
Una volta filtrato aggiungere al brodo bollente un pesto di prezzemolo olio (pochissimo) e aglio e le mandorle tritate.
Bagnare il cous cous con il brodo e far gonfiare.

Questa la tradizione.

In questo caso io ho aggiunto al brodo filtrato e colato e condito con il pesto anche un misto di molluschi fatti aprire a fuoco vivo e anche il loro liquido di cottura.

COUS COUS CON I BROCCOLI FRITTI

Non è facile trovare il broccolo giusto.
Verde chiaro brillante, cime compatte riunite in un'unica infiorescenza per pianta, non appuntite come per il broccolo cimone, eccolo fotografato sul pianale del seggiolone. :D


Insomma dividete in cimette un broccolo fresco e sano e lessatele brevemente (dovranno rimanere croccanti) in acqua sale e olio.

L'acqua di cottura la userete per gonfiare il cous cous mentre le cimette vanno fritte semplicemente in olio di oliva senza altre aggiunte.

A noi piacciono belle abbrustolite e qualche cucchiaio dell'olio di frittura va a condire il cous cous insieme ai pezzetti che nel frattempo si sono staccati dalle cimette fritte.

Lo so non sarebbe sano ma posso privarvi di una cosa così guduriosa?

martedì 13 ottobre 2009

topini

Basta lo giuro, con il fritto ho finito.
Non per problemi di salute ma perchè ho esaurito l'argomento anche su flickr, almeno per il momento.
Posso solo dire che mi pento e mi dolgo di non aver fotografato le fantastiche frittelle di mele della mia mercante di spezie preferita perchè davvero meritano, hanno quella marcia in più e una tira l'altra ma un pò perchè dolce veloce della sera, un pò perchè che ne so...sono sparite.
Inoltre questo post parla di una zia e anche queste vengono dalle mani e la mente di una zia.
Così, mentre mi cimento nella mia prima ribollita della stagione, mi viene un pò di nostalgia toscana e ripensando alla zia Giuliana, di cui sono stata ospite nel mio soggiorno montevarchino e ai suoi topini.
Veramente anche alle sue verdure, al suo pollo valdarnese, ai suoi conigli, alle sue lasagne, al suo trick-trock in collaborazione con lo zio Bruno che altro non è che il girarrosto, al suo camino acceso, alla sua bicicletta, al suo punto croce.
Insomma a lei e a tutto il suo mondo contadino, delicato, gentile e premuroso.
La sua discrezione, bontà d'animo e genuinità mi sono di esempio in un mondo dove tutti strillano, sbraitano, corrono, corrompono e accusano, dove sei con o contro e basta senza mezze misure e senza onestà.
No, non è uno sfogo; è che faccio parte di questo tempo, osservo questo mondo e tento di tenere lontano il mio spazio personale dall'avvelenamento quotidiano.
Insomma il mio spazio è personale ma da questo punto di vista è estremamente impersonale.
Di me filtra solo quel che io decido si sappia e nulla più, a volte però mio malgrado non posso far a meno di scrivere riflessioni piuttosto scontate o banali ma personali.
Che vi devo dire? o meglio che vi devo dare?
Ah si, la ricetta dei topini :)
Una precisazione preliminare è d'obbligo.
La zia accoppia i topini, foglie di salvia, a due a due e dentro ci incastra un pezzetto di acciuga prima di tuffarle nella pastella e friggerle.
Io avevo un avanzino di mozzarella in frigo e l'ho usato.
TOPINI
- foglie di salvia in numero pari
- acciughe sott'olio
- pezzetti di mozzarella ben scolata e asciutta (facoltativi)
- olio per friggere in frittura profonda
per la pastella:
- acqua frizzante ghiacciata
- farina 0
stemperare la farina con l'acqua fino ad ottenere una pastella non troppo fluida, va benissimo se un pò grumosa.
Accoppiare le foglie di salvia ben lavate e asciugate con un pezzetto di mozzarella e uno di acciuga come spiegato nella foto.
Passare nella pastella e friggere in olio profondo caldissimo.
Ah, che sia chiaro, non so perchè si chiamino topini.

domenica 11 ottobre 2009

Cali(n)canti Siculi

Si li ho incontrati, lo confesso.
E la cosa è stata reciproca, galeotto fu un refuso e la mia pignoleria da maestrina dalla penna rossa.

Sono arrivati in un pomeriggio pieno di sole in formazione completa.
E sono veri, verissimi, non sublimano non fanno magie strane ma ridono parlano chiaccherano riflettono proprio come i comuni mortali.
Questo è quel che ho pensato nella luce del pomeriggio.

Non sono folletti ma persone che si possono toccare, vedere e con cui parleresti per ore anche quando il time-limit di sopportazione serale delle tre iene è scaduto da un pezzo.

Eppure magici lo sono lo stesso a loro modo, si accendono ad ogni idea come lampadine e cominciano a volare di idea in idea che li guardi incantata.

Devono essere nati così i loro PDF appuntamento irrinunciabile per chi come me ama le idee geniali, idea inarrivabile per ognuno di noi, volo magico e pindarico tra e dentro le cose.

E così devono essere nati i loro ritratti alimentari e gli alimenti ritratti.

Che vi devo dire, il riccio è stato addomesticato e le spine non fanno poi male se a dirigere il coro ci sono i calicanti.

Volete sapere cos'è questo?
Un piccolo omaggio ispirato dai calicanti e fatto pensando a loro con tanta tenerezza.
La ricetta dello sformato di tenerumi è dei calicanti, la trovate nel pdf sulla Sicilia, ecco l'indirizzo http://lacucinadicalycanthus.net/?p=1494
Le panelle ce le ho messe io.

Panelle

- 250 gr di farina di ceci

- 750 ml di acqua fredda

- prezzemolo tritato finemente

- sale

- pepe
- olio per friggere (frittura profonda)


Stemperare la farina di ceci con l'acqua avendo cura di sciogliere i grumi (io uso una frusta a fili) mettere sulla fiamma bassissima e continuare a mescolare fino ad ottenere una polenta morbida.
E' pronta quando si stacca dal fondo e dalle pareti ma attenti a non farla asciugare troppo altrimenti l'impasto si creperà e sarà difficile da tagliare.
salare, pepare e prezzemolare.
Versare la polenta di ceci su un piano allo spessore di circa 1 cm e livellare con un cucchiaio bagnato o con una spatola
Lasciare raffreddare, diventerà dura e si potrà tagliare in quadrati, cerchi, triangoli insomma della forma che più vi piace.
Friggere i pezzi nell'olio bollente.

Associarli teneramente allo sformato di tenerezza e condire con una piccola goccia di limone.
Amen.
PS
Adesso vi svelo un segreto.
Sono anni che litigo con le panelle e tutte le volte la solita storia "la farina sarà vecchia" e invece il buon Ciccio Sultano con tre parole mi ha risolto il problema: "Staccare dalle pareti" ecco il segreto.

lunedì 5 ottobre 2009

Condizionamenti subliminali

Leggere i post di Comida de Mama è sempre un gran piacere.
Per tutto: per l'entusiasmo, perchè da lei c'è sempre da imparare, perchè è chiaccherona coinvolgente e ha un sacco di amici simpatici, perchè ha uno stile tutto suo e per mille altre ragioni che inevitabilmente sfociano in una strana amicizia a distanza che sembra non aver bisogno di prove di verifica.
Come sempre però ci sono delle frasi che ti rimangono in testa che stanno lì stazionano e fanno il tarlo da qualche parte nel cervello, messaggi che catturano che rimangono impigliati nella rete dei neuroni e che non se ne vanno.
Uno di questi è stata una sua frase sulla Porra di Juan, il marito di Annalibera eccola: "La consistenza quasi solida mi ricorda la zuppa di latte e biscotti che un mio amico faceva in colonia. Si diceva che il cucchiaio stesse su da solo."

Il cucchiaio stesse su da solo...la porra...i pomodori...la solare spagna...
Eccola versione copiata direttamente da lei.
Aperitivo, apripista di tutta un'estate e ricicloricetta con i fiocchi.

Il cucchiai(no) è di legno leggero giusto per non aver sorprese.
E sempre per non aver sorprese che ve lo dico affà? E' da sbattersi per terra.

Detto questo vi copincollo la ricetta così come l'ha scritta Elena, ma letta da lei è tutta un'altra cosa.

Porra
ingredienti per 4 persone


1 Kg di pane casereccio
1 Kg di pomodori maturi, pelati e privati dei semi
1 spicchio di aglio tritato finemente
mezzo bicchiere di olio
mezzo cucchiaio di aceto
sale


per guarnire:
2 uova sode
4 filetti di tonno sott'olio


Rimuovere la crosta del pane e tagliare la mollica in piccoli pezzi.
Ridurre i pomodori in purea, usando un passa verdure o un robot da cucina.
In una ciotola unire i due ingredienti, coprire e lasciare riposare in frigorifero per 3 ore.
Frullare il composto di pane e pomodoro aggiungendo l'olio, l'aglio tritato finemente e l'aceto. Regolare di sale ed eventualmente aggiungere un po' di aceto, a vostro gusto.
Si deve ottenere una crema piuttosto densa.
A parte preparare le uova sode. Le volete con un bel tuorlo giallo, brillante e cremoso?Seguite le indicazioni che trovate QUI.

Servire la crema fredda in piccole ciotole appoggiandovi sopra, a piacere, l'uovo sodo o i filetti di tonno.

venerdì 2 ottobre 2009

bagnett? bah...

I momenti di inattività si fanno sempre più frequenti e lunghi.
Momenti in cui rileggere il metro cubo e passa di riviste di cucina.
Momenti per farsi prendere a tratti dal sacro fuoco e cucinare ad oltranza fino a stremarsi o mettere in barattolo tutto quello che capita tra le mani.

Così tra la lettura di Sale e Pepe e questa loro versione del bagnett piemontese passa pochissimo.
In realtà non credo che questa ricetta corrisponda all'originale lo vedo troppo semplice, ma non avendo mai assaggiato il bagnett non posso far paragoni mi sembra qssomigli tantissimo ad un ketchup casalingo peraltro buonissimo.

Quindi tocca a voi dirmi o segnalarmi le ricette doc di bagnet, io in questo caso posso solo trascrivere la ricetta.

- 1 kg di pomodori maturi e dolci

- 1 peperone rosso di grandi dimensioni e dolce

- 1 cipolla

- 1 cucchiaio colmo di zucchero

-una presa di sale

- 30 ml di aceto di vino bianco.


Far cuocere in una pentola i pomodori tagliati a pezzetti, il peperone, la cipolla tritata lo zucchero e il sale.
Passare al passaverdure per ottenere una salsa da addensare a fuoco bassissimo sfumare con l'aceto di vino bianco e far addensare ancora.
Invasare nei barattoli sterilizzati in forno per mezz'ora a 120° C capovolgere e aspettare che si raffreddino.
Vi piace questa brutta copia delle Cuoche dell'Altro Mondo?

La versione di Nonna Genia suggerita da Elena

Nonna Genia.

Di Beppe Lodi e luciano De Giacomi.

E' un classico della cucina regionale piemontese, di Langa. se vuoi la storia, bellissima, raccontata dal suo pronipote eccola qui

Bagnèt rus

1 kg pomodori

- una cipolla

- una manciata di basilico

- una manciata di prezzemolo

- un rametto rosmarino

- due spicchi di aglio

- un peperoncino piccante e rosso

- una carota

- un peperone

- un gambo di sedano

- sale

- olio

- pepe

Si sbucciano i pomodori ben maturi e si mettono a cuocere, privi di semi, con gli aromi (cipolle, basilico, prezzemolo, rosmarino, aglio, un pezzo peperoncino piccante, un pezzo peperone).

Quando tutto è ben condensato si passa al setaccio, si rimette nella casseruola, aggiungi olio, pepe e sale, si porta a bollore, si scodella e si serve caldo.

Lo abbiniamo con il bollito

E questa la versione della famiglia del marito della mia mercante preferita

Questi gli ingredienti.

pomodori molto maturi

cipolla

carota

sedano

rosmarino

aglio

basilico

olio

aceto

zucchero

sale pepe e anche peperoncino

martedì 29 settembre 2009

E come li fai?


Disse la mia amica guardandomi comprare i fiori di zucca all'orto sottocasa.
li friggo!
Ma li passi prima nella pastella vero?
Si, ma per imparare come fare ho dovuto prima chiamare la mercante di spezie che lei certe cose le sa e poi da lì il gioco è stato facilissimo.
Della tempura e di come farla ne ho parlato anche in precedenza in occasione delle bucce di patate.
Qui rinfresco solo la memoria.
- acqua frizzante ghiacciata meglio se mista a ghiaccio
- farina
lasciare gli alimenti da friggere per qualche minuto in freezer poi passarli velocemente nella pastella ghiacciata che non deve essere liscia meglio con qualche grumo.
Friggere in olio profondo bollente.
Salare dopo aver fritto, chè il sale ammoscia la frittura.
Il risultato è questo fritto leggerissimo e croccante con l'aspetto di un merletto.
Insomma una cosa da non mollare più.
Per il resto.
Avete presente che vuol dire essere mamma?
Forse si ma se ancora non ne avete avuto l'onere e l'onore vuol dire scarrozzare le figlie due volte alla settimana in piscina.
In effetti per me quella è una grandiosa pausa relax tra un cambio alla Schumi, buttarle in acqua riprenderle ficcarle sotto la doccia, asciugare i capelli in uno spogliatoio con tasso di umidità al 100% sudando come una bestia e rimetterle in macchina non senza aver lasciato consistente obolo al bar della piscina che diabolicamente espone tutto il campionario delle schifezze Winx ed Hello Kitty messe assieme.
50 minuti di relax a sfogliare distrattamente riviste.
Ecco questo è il risultato di una di queste riviste.
Il bicchiere che vedete è pieno di sorbetto di peperoni piccanti in agrodolce.
Una cosa banalissima.
Stufare in poco olio ev i peperoni rossi tagliati a listarelle insieme a qualche pomodoro pelato.
Sfumare con la solita diluizione aceto/zucchero e filtrare il liquido che andrà in freezer.
La presenza dell'olio (che all'assaggio non si sente minimamente) abbassando il punto di congelamento permetterà di ottenere un sorbetto morbido senza l'uso della sorbettiera.
Cosa c'è nella microciotola.
Che domande...SALSA PARACULA
No non è una parolaccia.
Ho assaggiato questa infusione di alici salate capperi olio e aceto (con un minimo sentore di aglio) in casa di una cugina di mia mamma anni fa.
Il figlio della signora per sfottere la mamma chiamava così questa salsa.
Per me è stato amore a prima vista e da allora non l'ho più abbandonata.
- 4-5 cucchiai di olio ev
- 4-5 filetti di alici salate
- 2 spicchi di aglio
- una manciata di capperi dissalati e tritati
- poco aceto di vino bianco
- niente sale (ovviamente)
Lasciar sciogliere in un pò di olio ev le alici salate non senza aver prima fatto sfrigolare nell'olio un paio di spicchi di aglio (io sciolgo le alici salate in olio caldo ma fuori dal fuoco perchè non prendano quel terribile saporaccio amaro) aggiungere i capperi dissalati e tritati e sfumare con un pò di aceto di vino bianco.
Tutto qui.
Devo dire che l'ensemble non era niente male i fiori li avevo farciti con un pezzetto di mozzarella (ecco avevo dimenticato) forse la salsa era un pò troppo forte per la delicatezza del fiore ma quello che più mi ha colpito è stato il fiore bolente e croccante a contrasto con il sorbetto.
Gli ultimi fiori sono ancora sul banco del mercato, a voi non resta che provare e...ringraziarmi per aver portato le bambine in piscina.

domenica 20 settembre 2009

bucce di patate o patate con le bucce?



Non ricordo quando e dove io le abbia mangiate.

Il ricordo che ho è di un tempura dal sapore vagamente terroso con tutta la golosità delle patatine e alzi la mano chi non ci va matto.

La mancanza di una materia prima veramente "bio" mi ha tenuto alla larga da questa delizia per anni tanto da affievolirne il ricordo (anche se a dirla tutta mi pare di averle mangiate alla "matricianella" in via del Leoncino uno dei pochi locali dove ancora si ricordano come si fa la vera cucina romana).

Ora, come raccontavo alcune sere fa, di solito il paziente tenta di ammazzare il medico che gli ha salvato la vita in due maniere.

La prima è facendogli venire la cirrosi alcolica e sommergendo lui e la sua famiglia di vini & co. (con il risultato che la cantina è stracolma e che la nostra famiglia è astemia) o ammazzandolo con il colesterolo e alle feste comandate vai con i dolci più calorici e indecentemente grassi.

In questo caso al dottore hanno regalato un paio di chili di patate dell'orto, di quelle buone.

E la panzona ha potuto rinverdire il ricordo.
Si lo so state vi state domandando quali regali riceva una dottoressa, bah che vi dico ho poche attestazioni di gratitudine poi magari nell'ombra ti salvo dal cancro o guido la mano del chirurgo.
Ma si sa, il radiologo più che un medico è un fotografo di interni umani e sinceramente va benissimo così.
Per la pastella mi sono ispirata alla tempura di Lory di mercante di spezie con un occhio a quella dei Calicanti cui ho rubato quel niente di lievito.

Quale preferisco?

Come faccio a dirlo? li ho uniti...
-Patate biologiche

per la pastella

- acqua minerale frizzante ghiacciata

- 1 angolino di lievito di birra

- farina 0
- qualche cubetto di ghiaccio per mantenere ghiacciata la pastella

l'unica considerazione tecnica che posso fare è che il lievito non ha un grande effetto "lievitante" data la temperatura della pastella piuttosto aggiunge un sapore gradevole alla pastella.

Sara, che quanto a contestazione è peggio di Mafalda, ha esordito con un "che schifo" di gradimento per poi litigarsele con le sorelle.

E so' soddisfazioni, signora mia.

martedì 8 settembre 2009

se tu fai una foto a me io ne faccio una a te....



No, quel giorno il monte Cofano non era un monte di panna.
Ma quel giorno Claudia, una donna tutta panna e dolcezze, ha conquistato il cuore di tutti noi.
E' stata una delle sorprese più belle dell'estate dopo la delusione dell'anno scorso.
Lei affrontava un problema per niente facile da risolvere e questo mandò a monte i nostri programmi.
Quest'anno è toccato a me avere qualche problema familiare di troppo e nonostante questo la nostra determinazione ad incontrarci è stata più forte di tutto.
Ed eccola qui, bella solare e divertita mentre fotografa i piedini e le manine che avete visto qui e le mie figlie posano divertite per quell'insolito servizio.
La cosa che più mi ha colpito è stata la domanda di mia madre: "ma...vi conoscevate?" si da vent'anni ma non lo sapevamo.
E' questo quello che vorrei dalla rete, incontri umani con belle persone come lei, pieni di calore, risate e quella confidenza che ti fa sembrare amici da una vita senza essersi mai visti.
E' già successo ma ogni volta è un piccolo miracolo.



Claudia ha pensato che quello in realtà fosse il giorno di natale ed è arrivata carica di regali per la gioia delle 3 perfide nane e della loro mamma.
Un esempio su come farmi felice?
Eccolo qui i biscotti al limone sono finiti in un attimo.
Claudia la prossima volta ne voglio una carrettata!
Insoma lei è stata più brava di me a raccontare quel giorno di festa, io mi limito a ricordarle che la cucuzza lunga e i pomodori "che sono una poesia" l'aspettano nell'orto e che se le finisce l'origano di montagna ha un raccoglitore pronto a rimpinguare la dispensa.
Ma spilalo nello scolapasta mi raccomando!
E la morte della cucuzza qual'è?
Accupata con i tenerumi!



CUCUZZA ACCUPATEDDU

- 1 zucchina lunga
- 1 mazzetto di tenerumi (che cosa sono? beh la descrizione migliore la trovate nel pdf dei calicanti)
- 3 pomodori S Marzano spellati privati dei semi e tritati
- una cipolla
- un paio di patate tagliate a cubetti non troppo piccoli (ma è facoltativa)
- olio possibilmente di nocellara del Belice proprio per essere territoriali fino alla fine
- basilico

Sbucciare e tagliare la zucchina a cubetti non troppo piccoli stufarla in un tegame con un buon giro di olio insieme alla cipolla tritata e ai tenerumi tritati grossolanamente.
Aggiungere le patate (se avete deciso di usarle) e i pomodori far andare ancora per un minuto e coprire con acqua e incoperchiare facendo andare a fuoco basso fino a che le verdure non sono cotte.
A questo punto spegnere il fuoco e aggiungere il basilico.
Impiattare con un buon giro d'olio e se proprio volete farne un piatto unico potete trasformare la cucuzza accupata in cucuzza cu l'ova semplicemente rompendo dentro la zuppa bollente alcune uova.

mercoledì 5 agosto 2009

la crema di zucchine più fotografata del mondo








Paoletta è un vulcano, si sa.
Mentre tutti noi boccheggiamo con 40° C all'ombra lei sta lì a fotografare, inventare sperimentare e studiare.
E una ne pensa cento ne fa eccola a coinvolgere la blogosfera in un giochino estivo niente male uno di quei giochi che preferisco dove non si vince niente di materiale il che ti permette di metterti in gioco a cuor leggero.
Quando ho letto gli ingredienti mi sono subito entusiasmata.
Mi è piaciuta la libertà di poter giocare con i sapori mantenendo però il fil rouge dell'idea originale.
Ho avuto delle perplessità.
Profumi mediterranei certo, ma bisogna stare molto attenti a dosarli bene a fare in modo che la dolcezza delle zucchine non sovrasti e appiattisca il tutto e che i profumi si fondano senza perdere la loro identità.
Roba da niente!
Il segreto secondo me rimane la cottura veloce e con fiamma aggressiva delle zucchine e allo stesso tempo l'intiepidire senza cuocere veramente il resto dei profumi e anche la punta di aceto serve a togliere l'eccessiva gentilezza delle zucchine.
Inoltre io per questo genere di piatti preferisco le zucchine romanesche delicate ma allo stesso tempo incisive senza quel retrogusto amarognolo che connota le altre zucchine.
Le zucchine romanesche sono quelle di color verde chiaro vendute con ancora il fiore attaccato ad un'estremità.
Le mie le ho prese all'orto e non erano proprio fotogeniche ma avendo la fortuna di potere rifornirmi di frutta e verdura dal sapore strepitoso in un vero orto non mi faccio problemi sulla loro fotogenicità.
Il sapore è quello che conta, non trovate?


Inoltre questo contest mi da l'occasione di utilizzare uno dei tantissimi regalini ricevuti da Claudia e di ricordare la bellissima giornata trascorsa insieme.






E così eccomi qua, la ricetta di Paoletta non è stata affatto sconvolta o almeno, non più di tanto.
Come formato di pasta ho scelto la mafalda Garofalo, ruvida una delle paste commerciali che preferisco.
Inoltre mi piace molto la sua storia, è stata inventata a Napoli in onore di Mafalda di Savoia a ricordare i ricci dei suoi merletti.
Ecco la mia versione.



MAFALDA ALLA CREMA DI ZUCCHINE FT. PAOLETTA


Per 4 persone

- 320 gr di mafalda lunga
- 5 zucchine romanesche piccole
- 1 piccola cipolla di tropea
- un cucchiaio di aceto di vino bianco
- una manciata (circa 10) pomodorini ciliegino secchi
- 1 spicchio di aglio
- 15 mandorle con la buccia grossolanamente spezzettate e tostate in una padella antiaderente
- mentuccia romana, origano fresco, basilico
- olio extravergine di oliva
- un pezzetto di peperoncino
- una spolverata di pecorino romano grattugiato

Per la crema.
Saltare velocemente le zucchine tagliate a dadini con la cipolla tritata e l'olio sfumare con l'aceto e lasciare evaporare del tutto.
Passare al mixer e ridurre il tutto in una crema non troppo liscia.
Nel frattempo mixare i pomodorini l'aglio e un pò di olio fino ad avere una salsa grossolana.
Mettere le due preparazioni in padella e saltare il tutto insieme alla pasta già lessata al dente.
Mantecare con il pecorino grattugiato e con le erbe aromatiche tritate.
Servire dopo aver cosparso il piatto con le mandorle tostate

Edito (accidenti alla mia distrazione)
Questa crema è perfetta in accompagnamento a pane tostato per un fresco aperitivo estivo.

mercoledì 17 giugno 2009

La freschezza in un bicchiere

Eh si e come ogni anno siamo in estate.
E come ogni anno imperversano in tutti i blog e forum ricette anticaldo tutti a cercare refrigerio in qualche modo.
In gravidanza il caldo diventa il vero nemico.
Così leggendo dell'iniziativa del gatto goloso ed essendo ritornata la voglia di rimettermi in gioco (mi scuso per non aver partecipato alle iniziative precedenti, non ne avevo le forze) ho deciso di coniugare l'utile al dilettevole inventando un bicchiere del tutto vegetariano.
Devo dire che il bicchiere inevitabilmente richiama la mousse, il cremoso il molliccio insomma.
Io amo invece le diverse consistenza, la crema deve essere associate a qualcosa di croccante, in contrasto.
E così ho cercato di fare.
Non saprei che titolo dargli forse potrei tentare con


L'orto estivo nel bicchiere


Il fondo rosso

Peperoni rossi arrostiti ridotti in piccolissime falde e conditi con poco aceto di lamponi, capperi dissalati, alici sott'olio e un giro di olio di oliva.


Tzatziki

Yogurt greco 300 gr
cetrioli 1 piccolo da circa 150 gr
uno spicchio di aglio spremuto con lo spremiaglio
un cucchiaino di acetodi vino bianco
due cucchiaini di olio evo
una spolveratina di pepe
un pizzico di aneto


pelare e grattugiare il cetriolo con la grattugia a fori grandi, salare e metterlo in un colapasta per circa 30 minuti a perdere l'acqua di vegetazione
strizzare il cetriolo grattugiato con un panno pulito e mescolarlo al resto degli ingredienti


Il tappo verde


Fagiolini corallo tagliati a piccoli pezzi e cotti al vapore, nell'acqua del vapore ho messo del limone compreso un bel pezzo di scorza e un rametto di maggiorana
Scolarli raffreddare in acqua e ghiaccio in modo che mantengano il loro colore brillante e condirli con un pò di sale e un goccio di olio evo leggero

Il croccante
Niente altro che crostini di pane dorati in forno.






Le regole le trovate tutte qui

Fuori concorso ma ci tenevo perchè potrebbe comunque essere considerato un bicchiere ecco la mia interpretazione dello tzatziki.

giovedì 4 giugno 2009

comida de mama e i compleanni in tour



Buon compleanno Comida!
Di solito le ricorrenze mi imbarazza non so mai da dove cominciare che cosa dire di cosa ringraziare.
Se è un'amica allora l'imbarazzo è doppio perchè in questo caso il compleanno di Elena è on tour (alex, annalibera e tanti altri...)
E non è un caso che sia on tour.
Perchè ognuno di noi ha di lei un concetto speciale perchè lei ti rende speciale ogni volta.
Ecco divento come Mammolo dei sette nani e mi mancano le parole.
Comida ha tante sfaccettature una più bella intelligente e divertente delle altre...(il post sulla pedicure è da sbattersi per terra)

Le ammiro tanto le amicizie intercontinentali che è riuscita a fare in questi anni, cosa così difficile qui in Italia e chissàcomemai...una tra tutte l'amicizia con Priya e proprio su una ricetta-non-ricetta di Priya è caduta la mia scelta.
E anche sul suo tag ComidadeMama per i bambini

Le nostre telefonate chilometriche partono puntualmente a valanga e mi lasciano allegra per tutto il giorno.
Come quella volta che tornai dal lavoro e aveva chiamato da Boston...e per trovarmi aveva spulciato i proietti dell'elenco telefonico di roma con risultati...da sbattersi per terra.
Beh detto questo...Buon Compleanno Comida de Mama

venerdì 26 settembre 2008

DB challenge a tasty hazard for my teeth







LAVASH CRACKER
Recipe Reference: The Bread Baker's Apprentice: Mastering The Art of Extraordinary Bread, by Peter Reinhart. Ten Speed Press, Berkeley, CA. Copyright 2001. ISBN-10: 1-58008-268-8, ISBN-13: 978-158008-268-6.

Here's a simple formula for making snappy Armenian-style crackers, perfect for breadbaskets, company and kids...

It is similar to the many other Middle Eastern and Northern African flatbreads known by different names, such as mankoush or mannaeesh (Lebanese), barbari (Iranian), khoubiz or khobz (Arabian), aiysh (Egyptian), kesret and mella (Tunisian), pide or pita (Turkish), and pideh (Armenian).

The main difference between these breads is either how thick or thin the dough is rolled out, or the type of oven in which they are baked (or on which they are baked, as many of these breads are cooked on stones or red-hot pans with a convex surface)...

The key to a crisp lavash,...is to roll out the dough paper-thin.

The sheet can be cut into crackers in advance or snapped into shards after baking. The shards make a nice presentation when arranged in baskets.

Makes 1 sheet pan of crackers*

1 1/2 cups (6.75 oz) unbleached bread flour or gluten free flour blend (If you use a blend without xanthan gum, add 1 tsp xanthan or guar gum to the recipe)
* 1/2 tsp (.13 oz) salt
* 1/2 tsp (.055 oz) instant yeast
* 1 Tb (.75 oz) agave syrup or sugar
* 1 Tb (.5 oz) vegetable oil
* 1/3 to 1/2 cup + 2 Tb (3 to 4 oz) water, at room temperature
* Poppy seeds, sesame seeds, paprika, cumin seeds, caraway seeds, or kosher salt for toppings

1. In a mixing bowl, stir together the flour, salt yeast, agave, oil, and just enough water to bring everything together into a ball. You may not need the full 1/2 cup + 2 Tb of water, but be prepared to use it all if needed.

2. For Non Gluten Free Cracker Dough:
Sprinkle some flour on the counter and transfer the dough to the counter. Knead for about 10 minutes, or until the ingredients are evenly distributed. The dough should pass the windowpane test (see http://www.wikihow.com/Determine-if-Bre … ong-Enough for a discription of this) and register 77 degrees to 81 degrees Fahrenheit.

The dough should be firmer than French bread dough, but not quite as firm as bagel dough (what I call medium-firm dough), satiny to the touch, not tacky, and supple enough to stretch when pulled.
Lightly oil a bowl and transfer the dough to the bowl, rolling it around to coat it with oil. Cover the bowl with plastic wrap.

or2. For Gluten Free Cracker Dough:
The dough should be firmer than French bread dough, but not quite as firm as bagel dough (what I call medium-firm dough), and slightly tacky.
Lightly oil a bowl and transfer the dough to the bowl, rolling it around to coat it with oil.
Cover the bowl with plastic wrap.3. Ferment at room temperature for 90 minutes, or until the dough doubles in size. (You can also retard the dough overnight in the refrigerator immediately after kneading or mixing).

4. For Non Gluten Free Cracker Dough:
Mist the counter lightly with spray oil and transfer the dough to the counter.
Press the dough into a square with your hand and dust the top of the dough lightly with flour. Roll it out with a rolling pin into a paper thin sheet about 15 inches by 12 inches.
You may have to stop from time to time so that the gluten can relax.
At these times, lift the dough from the counter and wave it a little, and then lay it back down. Cover it with a towel or plastic wrap while it relaxes.
When it is the desired thinness, let the dough relax for 5 minutes.
Line a sheet pan with baking parchment.
Carefully lift the sheet of dough and lay it on the parchment.
If it overlaps the edge of the pan, snip off the excess with scissors.

or4. For Gluten Free Cracker Dough:
Lay out two sheets of parchment paper.
Divide the cracker dough in half and then sandwich the dough between the two sheets of parchment.
Roll out the dough until it is a paper thin sheet about 15 inches by 12 inches.
Slowly peel away the top layer of parchment paper.
Then set the bottom layer of parchment paper with the cracker dough on it onto a baking sheet.


5. Preheat the oven to 350 degrees Fahrenheit with the oven rack on the middle shelf.
Mist the top of the dough with water and sprinkle a covering of seeds or spices on the dough (such as alternating rows of poppy seeds, sesame seeds, paprika, cumin seeds, caraway seeds, kosher or pretzel salt, etc.) Be careful with spices and salt - a little goes a long way.

If you want to precut the cracker, use a pizza cutter (rolling blade) and cut diamonds or rectangles in the dough.
You do not need to separate the pieces, as they will snap apart after baking.
If you want to make shards, bake the sheet of dough without cutting it first.

5. Bake for 15 to 20 minutes, or until the crackers begin to brown evenly across the top (the time will depend on how thinly and evenly you rolled the dough).

6. When the crackers are baked, remove the pan from the oven and let them cool in the pan for about 10 minutes.
You can then snap them apart or snap off shards and serve.


MY TWO CENTS

As non celiac I was very worried about making a dough with a gluten free flour mix, that was a little bit expensive too.
For 1 kg I've payed almost 7 euro!!!

I didn't find the gum and this improved my concerns.

Last but not least here we have istant yeast and fresh yeast being not so confident with the istant one I've prefered use the fresh one adapting the dose to my experience.

What a big mistake!

I've not thought about the gluten free flour so the dough punished me and it didn't arise althought I've waiting for it for almost 3 hours.

Ok, I'm KO!

But I've lost the battle not the war! and I'm a warrior....

Soooo...did you read????

The key to a crisp lavash,...is to roll out the dough paper-thin.

But...where damn is my rolling-pin???
It doesn't matter :D
May I introduce you one of the best white wine from my region?
The sicily.


This is the best I achieved from my dough but...it won't be enough unfortunately.


I have to thank for the rest of my life the DB challenge, those are my findings simply open my kitchen cupboard.

jars and jars of spices and herbes
Some of them lost there 3 years ago!!!
Since my house moving...what a shame.


And I'm proud to my fresh herbs too.
In this shot I'm showing you sage, rosemary and marjoram



my crackers didn't arise even in the oven and had a beautiful bronish color so I was a little be more hopeful and wait till they were slightly warm to break into the double circle.

It works perfectly as you know!
And the smell has called my children going around the oven like little sharks.


As dip I've used two vegetable preserves.

One of sweet peppers yellow and red in colours and a red onion preserve dressed up with some drops of balsamic vinegar and made more tasty using the salt you've see above one of the best culinary gift I've ever received.

During this passionate year in my kitchen I experimented some tips making preserves, all kind of preserves.

It is mandatory they have a brief boiling and rest over night.
This help to tasty the sugar and melt all the flavours.

On the next day you can cook your preserve and put into sterilized jar or use fresh as dips.

For the peppers I've sliced finely the peppers washed and dried.
Put in a deep pan toghether with a red hot chilli peppers of more if you like, two tbs of white vinegar and the half in amount of sugar and put on the flame for a brief boil.

Rest for overnight and then boil to thickness, put in sterilized jar.
Usually I use this preserve with tasty cheese or bolied meat (but never say this to a veggie!)

The red onion preserve.
Put the sliced red onion in a deep pan toghether with a laurel leaf, two tbs of white vinegar or balsamic one as I made, half in amount of sugar and some pepper.
As I use this as dip I've add some salt fumeè.



the result?
A wonderful taste but hard like a stone.
Please someone call my dentist!

Anyway I'm convinced that something worked wrong so I'm going to test it again using both flours and roll my dough thinner.

I must thanks Shellyfish and Natalie our host for this month.

Don't forget to take a look of the other wonderful creations on DB Blogroll on my sidebar.
We are many people but we are funny and all of us has felt in love with this great idea of DB challenge.

Looking forward next challenge.
Enza