Visualizzazione post con etichetta consolazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta consolazione. Mostra tutti i post

domenica 2 maggio 2010

i biscotti al cioccolato e l'etichetta dello shampoo


Evabbè.
Capitano questi periodi un pò così nè carne, nè pesce, nè freddo, nè caldo.
Il blog è il primo a risentirne, come sempre.
Ok c'entra poco con il titolo e sono certa penserete che non sono semplici biscotti al cioccolato ma chocolate crinkles.
No invece avete letto bene, innanzitutto perchè i chocolate crinkles sono biscotti al cioccolato e poi perchè la ricetta, per una volta, proviene da un libro sul cioccolato di slow food editore.
Li ho fatti in occasione del mercatino di Roberto Potito e li ho trovati perfetti per smaltire il cioccolato avanzato dalle uova di pasqua.

Già e lo shampoo?

Il foodblogger è un maniaco ossessivo compulsivo, maniaco delle tazze, tazzine, coppettine, tazzulelle, piatti e piattini, pentole, quartare, padelle, tegamini e poi asciugamani, tovaglioli, tovaglie, sottopiatti, tovagliette e...libri, riviste...

un collezionista sfegatato.

Parte del mio metro cubo di libri e riviste compreso il libro in questione trova posto in bagno l'unico posto pseudo tranquillo della mia caotica casa.
E poi...chi non ha mai letto l'etichetta dello shampoo al bagno?

BISCOTTI AL CIOCCOLATO

(tratta dal libro "Cioccolato" Food Editore per la Cucina del Corriere della Sera)

- 100 gr cioccolato fondente

- 50 gr burro

- 55 gr zucchero

- 1 uovo

- 1 baccello di vaniglia

- 110 gr di farina 00

- 15 gr cacao amaro in polvere

- zucchero a velo

- 1/2 bustina di lievito per dolci o un cucchiaino raso di baking powder

- un pizzico di sale

Fondere il cioccolato spezzettato con il burro, io l'ho fatto a bagnomaria utilizzando l'utilissima caccavella a marchio ikea. Quale? Questa!
Unire lo zucchero, la vaniglia e l'uovo e mescolare.
Nel frattempo setacciare insieme la farina, il lievito e il cacao .
Versare nel cioccolato e mescolare.
Preriscaldate il forno a 160°C e foderare con carta da forno una placca.
Fare delle palline con il composto, e "infarinare" nello zucchero al velo.
Io ho usato lo scavino rotondo per avere biscotti di dimensioni omogenee.
Infornare per circa 20 minuti e sfornare quando la superficie del biscotto risulterà appena solida al tatto.

lunedì 23 novembre 2009

il latticello e Alex e anche l'orrendo piatto



Volete un consiglio?
Non fate mai regali ai medici.
O se proprio dovete sdebitarvi meglio optare per qualcosa di assolutamente impersonale tipo una scatola di cioccolatini, fiori, una metrata di salsicce...
Insomma cose così.
Mica per niente, ormai sul mio armadietto nello spogliatoio staziona una collezione di kitchenario da far paura.
Ho detto kitchenario, non kitchenaid :)
Una mia collega ha avuto in regalo questo piatto decorato, proveniente da Todi, credo.
Lo ha guardato e poi: che ci faccio? come lo uso? Ovviamente lei non ha la genetica del blogger e io son stata subito pronta ad accaparrarmi l'oggetto indesiderato e a far partire la discussione su cosa metterci di mangereccio che non finisse schiacciato dal decoro, che fosse di impatto estetico gradevole.
Tartufi di cioccolato? quaglie? patate al forno? tiramisu? parmigiana di melanzane?
Devo dire che la parmigiana di melanzane non ha sfigurato.
Però la morte del piatto è stata assolutamente questa:
Vi copio la ricetta pari pari e faccio le solite mie considerazioni.
Ingredienti:

450 gr di farina
2 cucchiai di zucchero di canna (tipo muscovado)
3 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaio di scorza d'arancia grattugiata(o 1- 2 cucchiaini di polvere d'arancia)
2 cucchiai di semi di papavero
2 cucchiai di semi di sesamo o di lino
2 cucchiai di semi di girasole o di zucca
1 cucchiaino di sale
500 ml di latticello (si compra al Naturasi o si può fare in casa, in giro per i blog ci sono esempi a bizzeffe io vi segnalo questo di Adrenalina ma per questioni di cuore)
burro per lo stampo

Preparazione:
riscaldare il forno a 200°C. Setacciare la farina in una terrina capiente, aggiungere gli altri ingredienti secchi e mescolare il tutto. Versare pian piano il latticello mescolando fino ad ottenere un impasto morbido. Imburrare uno stampo da cake, mettere l'impasto nello stampo. Infornare per 30 minuti, abbassare poi la temperatura del forno a 150°C e cuocere ancora per 30 minuti. Fare la prova dello stecchino prima di estrarre il pane dal forno. Togliere il pane dallo stampo e lasciarlo raffredare su una griglia.
Non avendo le spezie adatte nè i semi consigliati ed essendo invece fornita di smania di personalizzazione ho sostituito tutto il cucuzzaro di aromi con dei semi di cacao tostati e tritati.
Dove li ho trovati?
1. andare a Chicago da Williams and Sonoma a lustrarsi gli occhi e a chiedersi perchè un negozio così non c'è anche qui in Italia o almeno in Europa (e pensare che il direttore del negozio mi aveva confidato che c'era l'intenzione di aprire una filiale o a Parigi o a Roma)

2. tornare in Italia e sentirsi una cretina perchè li vende anche il negozio figo sotto casa marca Venchi
3. andare a Napoli ma anche a Roma (via Stoppani) in un qualunque negozio Gay-Odin e comprare a peso (e nemmeno d'oro)
Confermo per chiunque avesse dubbi in proposito: come scritto da Alex prima e da Virginia di Spilucchino poi il pane si mantiene morbido per più giorni è ovvio che se ci si aspetta che stia lì come appena sfornato per 10 giorni, mi dispiace ma devo deludervi.
Tanto il problema non si pone perchè non ci arriva.
I semi di cacao tostati danno al pane un aroma insolito che lo rende assolutamente adatto sia per il dolce che per il salato.
La morte sua è con la crema di cioccolato ma anche con il pecorino di fossa.
E in merito all'argomento crema al cioccolato devo far partire una protesta da parte di tutti gli allergici alla frutta secca a guscio come me.
In Italia sembra di bestemmiare se chiedi una crema spalmabile al cioccolato senza nocciole.
In Belgio dove ho vissuto per 3 mesi invece era cosa normale che ci fossero le due versioni, tornata in Italia son rimasta a secco fino all'apertura di una filiale di Le Pain Quotidien in centro a Roma ma oltre al costo del barattolo arrivare fin lì equivale ad un viaggio così son due anni che non riesco ad andarci (e mi sorge anche il dubbio che sia chiuso).
Adesso l'ho ritrovata al Naturasi ma costa un occhio della testa.
Ditemi voi se non è discriminazione.
Ho visto da Genny di al cibo commestibile e da Pera Cotta dei brillanti risultati con la crema al cioccolato e nocciole e medito una rivincita, quando avrò un pò più di tempo.
Vi attrae le Pain Quotidien? allora vi consiglio di leggere il post di Elena ComidadeMama
Ultimo avviso
Il termine ultimo è stato posticipato al 25 Novembre.
Io ho partecipato.
Dai, partecipate anche voi!

domenica 15 novembre 2009

mille cose o meglio tripletta ad alto contenuto calorico e riflessivo



Ecco 3 esempi 3 di come non sempre sia possibile associare lo styling fotografico alla bontà delle ricette.
Ecco 3 esempi 3 di ricette viste prese e rifatte in men che non si dica, di quelle preparazioni che le leggi e dici: "vado subito" ti alzi a razzo dalla sedia del pc e ti fiondi in cucina.
Solo che...è ora di cena e non è che all'ora di cena di un qualsiasi giorno feriale la famigghia sia poi così propensa a lasciarti fotografare, scegliere lo sfondo, provare le luci e tutto quel che ne consegue. A parte il fatto che la luce è quella giallina della piantana alogena e tanti saluti.
Se non fotografi le frittelle appena fatte queste diventeranno dei freddi freesbe oleosi poco attraenti anche per il più affamato.
Sempre che ti riesca di fotografarle prima che non ci si avventi sopra tutta la famiglia lasciandoti con la bocca spalancata da pesce all'amo e a metà tra la voglia di mandare tutti a quel paese e andartene filato a letto e quella di ridimensionarti, sederti e goderti la festa come tutti i cristiani normali.
Oppure...ti è tanto piaciuta la foto che hai visto sul blog strafigo, t'è piaciuta la ricetta, quel che se n'è scritto, come se n'è parlato e poi vai a rifare assaggi e...no non ti entusiasma proprio.
Che ha che non va? Niente è buonissima, è riuscita perfettamente, non c'è una pecca ma non è tua.
O ancora: l'hai fatta, l'hai desiderata, l'hai sognata mentre nel forno le mele si fondevano con la pasta burrosa; hai cambiato quel tanto che basta, meglio farina di cocco e cardamomo piuttosto che le mandorle...è tanto paradisiaca quanto stronza non si fa fotografare nemmeno se la supplichi.
Ora voi direte...che discorso strano.
Per niente e chi bazzica o è foodblogger sa di cosa parlo.
1. scatti 50 foto di una roba buonissima che hai impupato per ore, cambia sfondo, no questa luce no, checavolo fa buio e metti quella tazzina e togli quell'altra e mettiti sdraiata a testa in giù per cogliere quel particolare riflesso ma sei incinta al nono mese e chissenefrega...e quella grandissima stronza ti fa la linguaccia e di 50 scatti non se ne salva nemmeno uno.
2. buona la prima sulla cosa insulsa che ti viene in mente di fotografare che non vale la pena farci un post tanto è una stupidaggine
3. non basta che la foto sia bella o giurare e spergiurare che quella cosa sia di una bontà inaudita.
dipende anche da cosa e come scrivi. Se ti dilunghi troppo chi legge si fa due palle così e ti saluta ancora prima di aver finito (come succederà con questo post), se sei telegrafico allora non sai scrivere e non ti leggo.
Insomma, come per i libri, in qualche modo devi essere attraente se vuoi che il tuo messaggio non sia come le parole che non ti ho detto.
4. quelli che guardano solo la foto mi fanno incazzare ma incazzare....anche perchè prova un pò tu a spiegargli che le frittelle di zia Ginetta fanno un unico volo dall'olio bollente alla panna fredda alle bocche affamate titillando le ugole senza il tempo di dire amen.
5. quindi...non è tutto oro quello che luccica.
Non tutte le fotografie belle portano a Roma, anche se è innegabile che le fotografie brutte sono come le racchie, vanno bene solo se sei ricca oltre che racchia.
racchia e basta non buono.
Lo so, sembrano vaneggiamenti ma era solo per spiegare un pochino come la penso.
Di un blog mi attrae si la foto, ma anche e soprattutto la persona che scrive, la lista degli ingredienti, quel che c'è scritto e come è scritto.
Insomma vedo sempre il lato umano, se la foto poi è racchia e vabbè...l'importante è che sia ricca racchia perchè chi è bello dentro emerge sempre.
Il che non vuol dire evitare di perder tempo a curare l'estetica della foto ma vuol dire tener presente che si può finire schiavi di questa estetica.
E d'altra parte penso che alla maggior parte di quelli che bazzicano il mondo del foodblogger piaccia anche l'estetica della tavola o del piatto, sia che faccia parte della quotidianità che della cena importante.
Far belle foto rende sicuramente più attraente il blog e in questo c'è una certa tendenza a crescere a curare sempre più lo styling anche se non si possiede la reflex di ultima generazione.
Ma avete notato che però gira anche una certa omologazione?
Foto tutte bianche o con sfondi pastello alla Donna Hay (okkio non ho niente contro Donna Hay), sempre il tovagliolo o anche le cocotte, fighissime ma talvolta invadenti.
Insomma foto lunari avulse dai contesti, bellissime e algide in un certo senso.
Foto che mi fanno fare "ohhhh" di ammirazione ma che alla fine mi invogliano poco, troppo fredde.
E poi ci sono foto che ne riconosceresti lo stile tra mille.
E foto fatte così, ma leggendo si capisce che dietro l'occhio magari non brillante c'è una testa pensante di tutto rispetto.
Personalmente attraverso il mio periodo dark, non c'è verso di farmi fare una foto su sfondo chiaro manco a pagare non me ne riesce una, chissà perchè eppure si legge che il nero è un colore "difficile".+Oppure mi capita come questa volta con queste 3 foto.
Ci provo e ci riprovo e magari non è l'ora giusta perchè non c'è luce e magari non ne va bene una.
(per la cronaca, la risposta è si: mi do dell'incapace da sola)
E voi?
Come la pensate sulle fotografie nei blog?
Ahhhh prima di chiudere l'ennesimo post riflessivo (dev'essere una polverina perchè in giro ultimamente ci si interroga parecchio, almeno tra i miei amici di sidebar) devo dare a Cesare quel che è di Cesare e a...
Paoletta di Anice & Cannella il merito di aver divulgato questa bontà a sua volta presa da Muffin Cookies ed altri pasticci con la TORTA DI PANE AL CIOCCOLATO
La zia Ginetta ha lasciato il suo quadernino alla Lory, meglio conosciuta come la Mercante di spezie e ora se ne sta seduta su una nuvoletta a godersi (forse) questa fama riflessa dopo tanti anni e a vedere replicate le sue FRITTELLE DI MELE.
E Alex Cuoca di questo e anche di quell'altro mondo...lei si che la sa fotografare la TORTA DI MELE DI CLAUDIO, mica storie!
Per amor di precisione devo anche dire che non ho fatto alcuna variazione nelle frittelle di mele, e che son state elette frittelle dell'anno. Da rifare rifare e ancora rifare finchè colesterolo non ci separi
Nela torta di pane al cioccolato ho messo il rhum ma non avevo il sassolino.
Nella torta di mele di Claudio ho sostituito le mandorle tritate con pari quantità di cocco grattugiato e i semini pestati di due bacche di cardamomo inoltre ho caramellato la superficie con un'emulsione di burro e zucchero ma di questa variante se ne potrebbe tranquillamente fare a meno, più golosa certo ma anche più untuosa.
A mia discolpa ci sarebbe una reminiscenza di gateau au pommes che faceva la mia amica jessika (italo-franco-africana) ai tempi dell'università e che ci risollevava il morale nelle serate di inverno quando si tirava a far tardi in vista degli esami.
Brutti tempi addolciti dai ricordi.
Ce l'avete fatta a seguirmi fino qui?
Non so se dirvi bravi o stoici, in ogni caso tutta la mia ammirazione.

giovedì 24 settembre 2009

toscanitudine e vendemmia


lo so impazza su tanti dei mie blog preferiti.
Per me però ha un sapore speciale, ha il sapore del Valdarno dove si trova in ogni angolo. Valdarno che porto nel cuore dopo i quasi due anni vissuti lì in terra di toscana.
Ha il sapore della gente contadina che se gli chiedi come si fa il panello co' l'uva sanno solo che è semplicissima pasta di pane un pò di vino e l'uva da mosto quella nera con i chicchi piccolissimi.
Era il dolce dei poveri, quello che ci si poteva concedere in tempo di vendemmia.
E si sa, in Toscana la vendemmia è cosa seria.
Niente burro niente aromi speciali tranne quel niente di semi di finocchio poco zucchero chè costa.
E' quello che mi preparava la zia Giuliana prima di uscire lei diretta all'orto e io diretta al lavoro, entrambe in bicicletta.
Nini, come sei bella! tutte le mattine.
Io vi do la mia versione (che poi è quella della zia Giuliana) e un altro pezzetto del mio mondo nelle vostre mani, abbiatene cura.
Si lo so la bottiglia nella foto è Primitivo di Manduria ma alle 3.30 del mattino se vi svegliano e vi passa il sonno che si fa? si va in cantina a cercare la bottiglia di chianti?
Per la pasta
- 750 gr di farina 0
- 1/2 bicchiere di olio a occhio direi 5-6 cucchiai
- 5 cucchiai di zucchero
- sale
- lievito di birra
-acqua q.b ad ottenere un impasto morbido tipo pizza
Per la farcia
- 3 bicchieri di vino rosso + 3 cucchiai colmi di zucchero
- semi di finocchio
- chicchi di uva fragola o meglio uva da mosto
Non ho messo la quantità di lievito di birra, ognuno si regoli come crede: lievitazione lenta, lievitino, lievitazione veloce, in camera umida... fate una pasta da pane o pizza morbidina e aggiungete l'olio da ultimo.
Fate lievitare e nel frattempo lavate e staccate i chicchi dell'uva, mescolandoli in una ciotola con un paio di cucchiai di zucchero.
Il vino va fatto ridurre insieme al finocchio e allo zucchero fino a che non assume una consistenza sciropposa.
Dividete la pasta a metà.
Stendete ciascun metà ad uno spessore di circa 5 mm, spennellate con lo sciroppo di vino avendo cura di lasciarne abbastanza per spennellare anche la superficie e si aggiunge l'uva, lasciandone qualche chicco da parte.
Si stende poi il secondo strato e si rimbocca la focaccia.
Sulla superficie si rispennella con lo sciroppo e si cosparge con la restante uva.
Lasciatela riposare ancora una ventina di minuti.In forno a 180° fino a che non è dorata.

domenica 17 maggio 2009

il filo dell'amicizia e un fallo laterale









Che cos'è l'amicizia ai tempi di internet, dei blog, dei forum.
Distanze azzerate, persone che mai avresti conosciuto se non grazie al filo magico, telefonate speciali dai quattro pizzi del continente.
Insomma Internet se ben usato (e va da se...) è per me la più grande finestra sul mondo, il modo per conoscere persone speciali.
Tante, qualcuno potrebbe addirittura pensare che siano troppe.
Per me non son mai troppe, per la mia voglia di relazionarmi con qualcuno, per fare qualche sana risata e per condividere passioni, gioie e anche preoccupazioni.
Insomma la vita corre sul filo, anzi è proprio wireless
E del resto non esisterebbero nemmeno i social network se non fosse per questo continuo allacciare e riallacciare fili relazionali altrimenti impossibili da realizzare.
L'amicizia si nutre della frequenza, anche quella vera.

Della voglia di raccontare e raccontarsi sempre e comunque.
L'amicizia ti salva dalla noia e dal senso di impotenza frammisto a rabbia che prende quando qualcuno ti ferma.
Ti salva dalla mancanza di ispirazione, ti conferma che si se ti ci metti ci sai fare e dai che ti aiuto io.
Insomma da quel che mi sta succedendo in questi giorni.


Che c'entra questo con la torta al cioccolato?
Ma come non l'avete riconosciuta?
Sicuri sicuri? Eddai guardate bene...

Un aiutino forse l'avete vista in origine qui da Marzia aka Adrenalina rimbalzata poi ovunque da Comida o da Alex


E ci si sente meno soli e ancora capaci di qualcosa che non sia rimuginare capaci di alzarsi una mattina e dirsi no, adesso ci riprovo e lo faccio con l'aiuto degli amici.

Che poi questa torta fosse in cima alla mia wishlist è stato solo un aspetto secondario così come le tre ienuzze non abbiano resistito alla tentazione addentandola lateralmente.

vi ricopio la ricetta che trovate in originale da Adrenalina e risponde perfettamente al suo motto, minimo sforzo massimo risultato.

Ingredienti:

300g di cioccolato fondente

200g di zucchero120g di burro

100g di farina

1/2 cucchiaino di lievito per dolci

5 uova

1 cucchiaino scarso di fleur de sel

2 cucchiai di zenzero candito (facoltativo)

Preriscaldate il forno a 160°. Fate fondere il cioccolato a bagnomaria, unite il burro e lasciatelo sciogliere.Mescolate bene: il composto deve risultare liscio ed omogeneo.In una ciotola capiente sbattete (con la frusta elettrica) uova e zucchero sino a che diventeranno quasi bianche, quindi unitevi il cioccolato fuso a filo, sempre mescolando.Unite a poco a poco lievito e farina spolverandoli sul composto con un setaccio mentre continuate a mescolare dall'alto verso il basso. Infine aggiungete lo zenzero tritato. Imburrate uno stampo rettangolare, foderatelo di carta da forno e versatevi il composto a strati, spolverandone ognuno con pizzico di fior di sale.Infornate e cuocete per un 1 ora e 10 minuti o sino a che, infilando uno stecchino nella torta, questo ne risulterà pulito.

domenica 15 febbraio 2009

Rari fritti


Rari perchè mi sono accorta di non aver molto da dire sul fritto.
In realtà non è che si frigga molto in questa casa.

Anzi direi che si frigge due volte l'anno.
A S. Lucia per le arancine e a carnevale.
Purtroppo per i motivi che sapete non ho potuto friggere niente...magari se ne può parlare mercoledì delle ceneri :))

Però non mi va di far passare il tutto sotto silenzio.
Così ho spulciato il blog e trovato quel che cercavo.

E per fritti da urlo vi consiglio di fare una visitina a Paoletta lei è bravissima in tutto ma per me con i lievitati fritti ha una marcia in più.

Come tutti i toscani del resto, anche perchè queste ricette provengono direttamente dal mio breve e intenso soggiorno toscano.

Come dimenticarmene?


bomboloni con la crema

-500 gr di farina mista 00 e manitoba
-150 gr di zucchero
-80 gr di burro ammorbidito
-1 pizzico di sale
-250 ml di latte e acqua
-1 panetto da 25 gr di lievito di birra
-crema pasticcera per farcire

Intiepidire il liquido e sciogliere il lievito insieme ad un paio di pugni di farina e a un cucchiaio di zucchero e far riposare per almeno 20 minuti o fino a che non si sia formata una spssa schiuma in superficie.
Aggiungere il lievitino alla restante farina mescolata con il sale e impastare fino ad ottenere un impasto di consistenza morbida a cui aggiungere il burro.
Impastare (più si impasta e meglio è) con il burro e mettere a lievitare fino a raddoppio.
Stendere la pasta con il mattarello fino allo spessore di circa 1 cm, tagliarla con un bicchiere e metterla a lievitare per circa 1 ora o comunque fino a quando vedrete i cerchi di pasta gonfi (ma non troppo).
Friggere in olio non troppo caldo, farcire con la crema e rotolare le bombe nello zucchero.

cenci fritti con la crema.

-200 gr farina 00

- 1 cucchiaio e mezzo di zucchero semolato

- 4 cucchiai di rhum chiaro (ma va bene anche la grappa)

-2 uova intere

-un pizzico di sale

-una noce di burro

-un angolino di lievito di birra o poco più (diciamo 5 gr)

-scorza grattuggiata di un'arancia

Impastare il tutto fino ad ottenere una pasta elastica che si stacca facilmente dal piano di lavoro e dalle mani. mettere a lievitare chiusa dento un sacchetto di nylon o dove volete voi.

Mezz'ora prima di friggere rovesciare la pasta sul piano infarinato e abbassarla con il mattarello facendo una sfoglia alta un paio di mm (non troppo sottile mi raccomando), tagliare con la rotella dentata a losanghe e lasciar riposare. nel frattempo scaldare l'olio e friggerli per immersione. siringare le bollone che si formano con la crema pasticcera.

La mia ricetta?

-3 tuorli

-150 gr di zucchero

-45 gr di farina

-un pizzico di sale

-500 ml di latte

-aroma (vaniglia, limone, arancia...)

I tuorli non vanno montati ma semplicemente mescolati con lo zucchero. poi si aggiunge la farina e si mescola e poi il latte bollente a stemperare il tutto. sul fornellino piccolo a fuoco bassissimo fino ad addensamento mescolando di tanto in tanto.

Oltre a questo, ma senza foto, ci sono le frittelle di riso.

Frittelle di riso

-200 gr di riso originario e comunque di riso a chicco piccolo
-6 cucchiai di zucchero
- 150 gr di farina
-un uovo grande o due uova piccole
-1 panetto di lievito di birra
-scorza grattugiata di limone.
-1 bicchierino di liquore grappa o vin santo
-1 litro circa di latte meno si più no
-1 pizzico di sale

far cuocere il riso nel latte con la scorza di limone intera 3 cucchiai di zucchero e il sale fino ad ottenere una specie di risotto.
battere le uova con lo zucchero rimanente la farina e il lievito e aggiungere al composto di riso e amalgamare il tutto con la scorza di limone grattuggiata e il liquore, far riposare per un paio di ore e poi friggere a cucchiaiate.
cospargere le frittelle di zucchero semolato.

martedì 11 novembre 2008

camminare con le proprie gambe


E alla fine il mio studente si è laureato.

Oggi Marco è un tecnico di radiologia laureato brillantemente ed un ragazzo di 21 anni con il futuro che brilla nei suoi occhi.

E la dottoressa Marino è un pò più vecchia.

Non so che effetto mi faccia, vedo lui e i suoi compagni con gli occhi della mamma piuttosto che dell'insegnante, della sorella maggiore e quasi non vorrei che andassero via.

Come se qualcuno stesse per rubarli.

E invece Marco e i suoi compagni andranno e lavoreranno magari lontano da qui e mi mancheranno.

Mi mancheranno le loro facce da ragazzini puliti tirati a lucido e con le stelline dell'emozione negli occhi che parlano di cose da grandi, mentre io vecchia babbiona togata li ascolto con aria un pò trasognata.

Ma dove avete imparato tutte queste cose difficili....

Mi mancherà questo ragazzone con la faccia buona che mi chiama mamma Marino.
Mi mancherà la commozione nel leggere le sue parole di ringraziamento nella prima pagina della mia copia della tesi.

Domani saranno lontani da qui, la testa altrove e cammineranno con le loro gambe.

Un bacio sulla fronte (non accademico) ad ognuno di loro.
E per tutti un bel dolcetto consolatorio...si sa il cioccolato è un grande amico nei momenti difficili.

La ricetta l'ho presa dal sito di eurochocolate e devo dire che funziona perfettamente


Il passaggio fondamentale è quello del raffreddare gli stampi in acqua ghiacciata e di bagnarli con del liquore.

Al momento di versare la crema bollente nello stampo ghiacciato si creerà un raffreddamento dello strato più esterno che consentirà poi di sformare senza problemi il budino una volta che tutto il composto si è freddato e rassodato.

Son piccoli trucchetti, mica da ridere.

martedì 7 ottobre 2008

e quant'è bella l'uva fogarina ovvero il panello con l'uva





é da stamattina che litigo con il tubbo.

non c'è niente da fare niente video, pazienza ci ripoverò più tardi, intanto linko questa canzoncina popolare che tanto mi diverte.

Che nervi!
Vabbè

Questa l'ho portata indietro dalla toscana.
Si trova ovunque in questo periodo, nelle pasticcerie come nelle panetterie.
E' la colazione della vendemmia, il dolce più povero che si possa immaginare.
Solo pasta da pane e uva fragola o l'uva da vendemmia.
Sbrigatevi però...sono in ritardo con il pos e l'uva fragola ormai si trova con difficoltà.
E' davvero agli sgoccioli.

Per la pasta
- 750 gr di farina 0
- 1/2 bicchiere di olio a occhio direi 5-6 cucchiai
- 5 cucchiai di zucchero
- sale
- lievito di birra
-acqua q.b ad ottenere un impasto morbido tipo pizza

Per la farcia
- 3 bicchieri di vino rosso + 3 cucchiai colmi di zucchero
- la tradizione vorrebbe i semi di finocchio, io avevo l'anice stellato e quello ho messo nello sciroppo di vino.
- chicchi di uva fragola

Non ho messo la quantità di lievito di birra, ognuno si regoli come crede: lievitazione lenta, lievitino, lievitazione veloce, in camera umida... fate una pasta da pane o pizza morbidina e aggiungete l'olio da ultimo.
Fate lievitare e nel frattempo lavate e staccate i chicchi dell'uva, mescolandoli in una ciotola con un paio di cucchiai di zucchero.

Il vino va fatto ridurre insieme all'anice stellato e allo zucchero fino a che non assume una consistenza sciropposa.

Dividete la pasta a metà.
Stendete ciascun metà ad uno spessore di circa 5 mm, spennellate con lo sciroppo di vino avendo cura di lasciarne abbastanza per spennellare anche la superficie e si aggiunge l'uva, lasciandone qualche chicco da parte.

Si stende poi il secondo strato e si rimbocca la focaccia.
Sulla superficie si rispennella con lo sciroppo e si cosparge con la restante uva.
Lasciatela riposare ancora una ventina di minuti.
In forno a 180° fino a che non è dorata.

martedì 23 settembre 2008

lenzuola al sole





Raccolgo un invito che mi è stato fatto da Sunnypam che è quello di rispolverare dalla soffitta dei ricordi un sapore che sappia di nostalgia, di casa, di lenzuola stese al sole.

La fortuna di avere come interesse la cucina è che puoi riprodurre e portare con te i sapori che ti sono cari.
Non tutti, ovviamente ma buona parte ed è già qualcosa.

Leggendo il post di Paoletta mi ha aggredito prepotentemente il profumo dei panifici al mattino.
Profumo di pane certo, di sesamo e di brioche.

Da lì sono stata teletrasportata al panificio Oddo, quello di Porta Ossuna e a quelle mattine d'inverno in cui noi della sezione C Liceo Classico Ximenes andavamo in palestra al porto peschereccio

Vi presento il liceo Classico Leonardo Ximenes



Nel tragitto la fermata al panificio era un obbligo morale e la treccina con lo zucchero era gettonatissima e ti credo, costava 150 lire.
Ma i panifici a trapani ti coccolano non poco.
I classici timballi di pasta al forno ad esempio.
A ora di pranzo c'è la fila.



E da Porta Ossuna si infilava una tramontana gelida che sapeva di mare in tempesta.
Se mia sorella legge una cosa del genere mi prenderà in giro per una vita perchè per un trapanese il varco a mare di Porta Ossuna significa prevalentemente sorci grossi come gatti! :D


Ma anche pescatori che nei malaseni riparano le reti.

E poi io sono una romanticona e la cosa bella dei ricordi è che il brutto viene rimosso, non credete?

Affiora il nonno Mimmo che ci comprava le treccine prima di andare al mare.
E che buone che erano nonostante la sabbia!

E adesso sono io che le compro alle mie bambine, loro in macchina con il costumino addosso e via tutti in spiaggia.
Ma ogni volta che apro l'incarto un sospiro scappa sempre pensando a quel nonno burbero ma tanto amato.

La ricetta di Paoletta, già perfetta, ha subito però alcune modifiche.

Ecco la lista degli ingredienti.

150 g di farina 00

350 g di farina 0

340 ml di buttermilk

75 gr di zucchero

40 gr di burro

5 gr di sale

5 gr di lievito di birra fresco

Innanzitutto trovandomi un'enorme quantità di latticello in frigo ho sostituito il liquido con il latticello tiepido.
Il che mi ha permesso di ridurre significativamete la quantità del burro (non avevo lo strutto).
Ho impastato tutti gli ingredienti tranne il burro che ho aggiunto per ultimo.
Messo a lievitare a temperatura ambiente, ci ha messo circa 3 ore.
Di solito io reimpasto e faccio fare una seconda lievitazione e il tempo di raddoppio sarà notevolmente ridotto.

nella prima lievitazione ho fatto le pieghe del primo tipo di Adriano e al secondo round le pieghe del secondo tipo

Paoletta usa una dose di lievito di circa 13 gr per 500 gr di farina che io ho praticamente dimezzato.
Nella mia esperienza so che per un impasto non troppo pesante basta questa quantità.
Ha lievitato perfettamente in 3 ore a temperatura ambiente

Inoltre ho usato il mio solito metodo.

Non avendo un forno a vapore nè uno combinato di solito uso questo metodo per ottenere morbidezza e la "pellicina".

Una volta formate le treccine le metto in una placca rivestita di carta da forno, spennello con una miscela di latte e tuorlo e lascio lievitare nel forno spento nel quale ho sistemato la leccarda piena di acqua calda.

Aspetto che abbiano iniziato la lievitazione e dopo un pò accendo il forno a 180° modalità statica.
Insomma la cottura parte dal forno freddo.
Avendolo scritto e descritto con parole mie so di non essermi spiegata bene, scusate.

Confermo.
Sono quelle del panificio, Oddo of course.
Grazie Paoletta.

venerdì 29 febbraio 2008

cromatismo d'inverno





di quelli che piacciono tanto alla mia amica Sara
c'è tutto stagionalità in testa, accostamenti cromatici, un cereale umbro.

Questo cavolo è blu, mi credete se vi dico che è completamente blu? che l'acqua di cottura diventa blu mare?

Un colorante perfetto e un colore perfetto.
Poi la mia macchina con le luci artificiali, porella, pur essendo semifighetta questo è riuscita a fare e il blu è un pò degradato in un bel viola cupo.

Perdonatela così come ho fatto io.

Vabbè avendo detto creale e nominato l'umbrissima Sara allora pare chiaro che si tratti di farro.
Io lo faccio spesso in zuppa in inverno e insalata d'estate ma lo preferisco di gran lunga nella prima versione.
Ah è vero poi lo faccio anche così ma se ne potrebbe fare una versione dolce, anche caravaggio ne ha proposto di recente una versione e chissà quanti altri.
Si perchè il farro è buono e fa bene, tiè.

MINESTRA DI FARRO
(4 persone affamate da bis)
- 400 gr di farro
- 1 carota, 1 costa di sedano, 1 spicchio o 2 di aglio
- acqua 4 litri
- sale e pepe

lessare il farro con gli odori tagliati a grossi pezzi.
Mi raccomando sciacquatelo ben bene mettendolo in una ciotola capiente e continuando a sciacquare fino a quando l'acqua non sarà pulita.
NON salate!

- 1 carota
- 1 costa di sedano
- 1 patata piccola
- 1 spicchio di aglio
- guanciale a cubetti (ma potete tranquillamente farne a meno)
- 2 cucchiai di concentrato di pomodoro (anche questo è facoltativo anche se a me piace tanto)
- una manciatina di aghi di rosmarino
- il farro lessato e il suo brodo
- olio evo di quello strabuono, sia per il soffritto che a crudo

ecco, io faccio il soffritto.
Taglio le verdure a pezzetti microscopici, lo so è una palla però mi piace che spariscano!
Soffriggo leggermente le verdure e il guanciale in un tegame di coccio e lascio stufare con un paio di mestoli di brodo di cottura del farro.
Poi quando sono ormai appassite aggiungo il farro allungando con altro brodo fino a ottenere la consistenza desiderata e il concentrato di pomodoro.
Faccio andare ancora per 5 minuti (tanto il farro è già cotto).
Assaggio, aggiusto di sale e pepe.
A tavola porto la bottiglia con l'olio, così ognuno può far da se.

Il cavolo verza l'ho semplicemente lessato e messo sulla minestra
Ovviamente proviene dalla mia azienda agricola preferita

giovedì 14 febbraio 2008

la consolazione del riciclo






la bella Viviana, blogger de fero giorni fa era alle prese con l'etna.
Io adoro le crepe nella crosta del gattò, e più ce ne sono più sono sicura che sarà buono.
Lo adoro bollente, a scottalingua.
Mi piace perchè è un perfetto svuotafrigo, che in un momento di monnezza in esubero, spreco a gogo, pattumiere piene di ogni ben di dio questo piatto diventa il refugium peccatorum per tutti noi che purtroppo abbiamo il frigo talmente tanto pieno che diventa di difficile gestione e la via della monnezza talvolta è obbligatoria e piange il cuore.
Culetti di salame rinseccoliti, croste di formaggi ormai inutili, insomma l'estetica monnezzara.
E qui parte il riciclo alla grande.
E' un piatto di origine campana e teoricamente si chiamerebbe gattò a ricordo del gateau di francese memoria.
Il mio è personalizzato e non si potrebbe chiamarlo gattò, nel senso che nella versione originale lo svuotafrigo andrebbe mescolato all'impasto.
Invece io faccio un primo strato di patate schiacciate e impastate con uova e formaggio grattato (misto, quel che è grattugiabile, in questo caso avevo un pezzetto di emmenthal, il pecorino romano e parmigiano), sul primo strato metto gli affettati e altri formaggi a pasta filante (mozzarella, scamorza...quel che c'è) e sopra il secondo strato di patate.
Spolverata di pangrattato e giro di olio (o di burro se anche quello è da consumare).
In forno fino a crosticina e belle crepe in superficie.
In english?
this is a traditional Campania dish, revised and personalized, born to recycle fridge's leftovers.
cheese, ham, salami...whatever is too small or too bad-looking to be used.
Just potatoes boiled and mashed, mixed with eggs, grated cheese (parmesan, pecorino, emmenthal or every cheese that can be grated).
Put a first layer on a pan (buttered and dredged with grated dried bread) then salami and ham in slices, mozzarella or some scamorza and the second potatoes layer.
Dredge with some grated dried bread and sprinkle with butter or oil.
In the oven till a nice crust has been shaped.

domenica 6 gennaio 2008

Voglia di semplicità



Capita, specie in caso di saturazione da feste natalizie.
Capita se torni stanco e infreddolito dal lavoro.
Capita se ti rendi conto che fuori è inverno.
E allora si rispolvera la vecchia e buona lenticchia e il gioco è fatto.
Ah, capita anche che le mie bambine le mangino con gusto e allora capita anche di sorridere soddisfatti per come stanno venendo su, senza pregiudizi e con il gusto del buono.
Capita anche di capire perchè un tale, millenni fa, s'è venduto la primogenitura, io da primogenita, l'avrei fatto.
ne ho due versioni, una leggera e una un pò più condita.
questa è quella leggera.
Si lessano le lenticchie con carota, cipolla, sedano e uno spicchio di aglio.
Le lenticchie prima di finir nella pentola vanno sciacquate ben bene, a volte in mezzo ci sono degli infidi sassolini che potrebbero disintegrare il lavoro del dentista.
Queste poi sono quelle piccole di castelluccio che credo che siano IGP.
Si mettono in acqua fredda insieme agli odori e s'aspetta che siano quasi cotte prima di salarle e di spremere nella pentola un pò di concentrato di pomodoro (ma poco, eh?).
Un giro di olio di quello buono e se volete qualche goccia di olio al peperoncino.
Quelle più elaborate?
Le lesso come sopra e poi le verso nel tegame di coccio dove ho fatto andare un battuto di sedano. carota, aglio e una patata medio-piccola a cubetti, il tutto soffritto dolcemente in olio ev.
a me è piaciuta molto anche questa versione devo solo tornare dalla zia giuliana

giovedì 27 dicembre 2007

due minuti due e la dieta è servita


niente di speciale eppure saziante e politically correct rispetto alla dieta infrafestiva (tra natale e capodanno per intenderci).
dadini di zucca gialla saltati con olio ev, cipolla, un pezzetto di zenzero grattugiato sfumati con vino bianco (ma proprio un goccio) e chiodini trifolati.
Basta un hamburger e qualche fiore di rosmarino.
come basta poco per far diventare bello e soddisfacente un piatto da dieta.
ah...per le verdure stufate, due cucchiani di olio per padella

lunedì 17 dicembre 2007

Core de mamma

prima recita della mia bambina più grande.
3 anni e mezzo di vitalità e argento vivo.
io e mio marito in prima fila a versare lacrime alla vista di quei puffetti vestiti da angioletti.
Sara non si è emozionata, ha fatto tutto senza distrasi un attimo, è stata bravissima, un'attrice consumata.
e io la adoro...

no, niente foto.
niente foto di bambini in rete, grazie.

lunedì 3 dicembre 2007

consolazione







Avete presente il film il miglio verde?
ecco, io stasera vorrrei tanto essere come il protagonista, ho assunto il male, ho fatto il bagno nei dolori delle persone, di persone come me con le loro storie e i loro drammi ma poi vorrei sputarlo fuori, proprio come fa il gigante buono.

non si può...purtroppo non si può.

L'unico modo che ho per purificarmi dopo una giornata vissuta così è quello di pensare e di fare qualcosa di buono.
beh, proprio fare non direi...è una cosa già digerita eoni fa ma buona buona e...confortante.

andrà bene lo stesso.


chelsea buns

-500 gr farina 0 (no, niente manitoba)

-70 gr di zucchero semolato

-5 grammi di lievito di birra

-225 ml di latte intero tiepido

-un cucchiaino da caffè di sale

-un uovo

-80 gr di burro (ma scenderei volentieri a 60, vediamo)



Ho sbriciolato il lievito di birra in un secchiello (io trovo comodissimi quelli delle mozzarelle) insieme ad un cucchiaio di zucchero in surplus rispetto alla ricetta e al latte tiepido e a questo liquido (latte+lievito+zucchero) ho aggiunto circa 3 pugni di farina pari a 100 gr.
Messo a riposare senza un tempo preciso, fino a quando non farà uno spesso strato di schiuma in superficie.
Mescolato il sale lo zucchero e la farina e versato il lievito attivato.
Impastare energicamente anche se la pasta avrà una consistenza dura, aggiungere poi l'uovo intero e continuare ad impastare e infine incorporare con pazienza il burro tagliato a pezzetti.
Ho fatto lievitare per circa 2 ore in cucina in una ciotola ricoperta di pellicola e dopo aver rivoltato la pasta (per non perdere l'alveolatura) mettere in frigo fino all'indomani.
l'indomani mattina, dopo circa 17 ore e comunque dopo una lievitazione lenta in frigorifero, ho ripreso la pasta e l'ho rovesciata sul piano, spianata leggermente con un mattarello e fatto un folding leggero fare un rettangolo 30 x 30.
La pasta rimarrà altina.
Spennellato con burro fuso e cosparso di zucchero di canna quindi arrotolato e messo in freezer una ventina di minuti, dopo i quali l'ho tagliato a rondelle alte circa 4 cm.
Sistemati in teglia a debita distanza e poi in forno spento con luce accesa e pentolino dell'acqua calda.
Dopo circa 2 ore li ho spennellati di burro fuso mescolato a latte zucccherato e ho acceso il forno da freddo (come sempre faccio con gli impasti lievitati con lievito di birra) a 170°.
Quando dorati li ho rispennellati con un mix fatto di zucchero burro e latte una specie di glassa colante che ho fatto asciugare un pochino nel forno ancora acceso (ma questione di minuti)