domenica 2 maggio 2010
i biscotti al cioccolato e l'etichetta dello shampoo
lunedì 23 novembre 2009
il latticello e Alex e anche l'orrendo piatto
2 cucchiai di zucchero di canna (tipo muscovado)
3 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaio di scorza d'arancia grattugiata(o 1- 2 cucchiaini di polvere d'arancia)
2 cucchiai di semi di papavero
2 cucchiai di semi di sesamo o di lino
2 cucchiai di semi di girasole o di zucca
1 cucchiaino di sale
500 ml di latticello (si compra al Naturasi o si può fare in casa, in giro per i blog ci sono esempi a bizzeffe io vi segnalo questo di Adrenalina ma per questioni di cuore)
burro per lo stampo
2. tornare in Italia e sentirsi una cretina perchè li vende anche il negozio figo sotto casa marca Venchi
domenica 15 novembre 2009
mille cose o meglio tripletta ad alto contenuto calorico e riflessivo
giovedì 24 settembre 2009
toscanitudine e vendemmia
domenica 17 maggio 2009
il filo dell'amicizia e un fallo laterale
Che cos'è l'amicizia ai tempi di internet, dei blog, dei forum.
Distanze azzerate, persone che mai avresti conosciuto se non grazie al filo magico, telefonate speciali dai quattro pizzi del continente.
Insomma Internet se ben usato (e va da se...) è per me la più grande finestra sul mondo, il modo per conoscere persone speciali.
Tante, qualcuno potrebbe addirittura pensare che siano troppe.
Per me non son mai troppe, per la mia voglia di relazionarmi con qualcuno, per fare qualche sana risata e per condividere passioni, gioie e anche preoccupazioni.
Insomma la vita corre sul filo, anzi è proprio wireless
E del resto non esisterebbero nemmeno i social network se non fosse per questo continuo allacciare e riallacciare fili relazionali altrimenti impossibili da realizzare.
L'amicizia si nutre della frequenza, anche quella vera.
Della voglia di raccontare e raccontarsi sempre e comunque.
L'amicizia ti salva dalla noia e dal senso di impotenza frammisto a rabbia che prende quando qualcuno ti ferma.
Ti salva dalla mancanza di ispirazione, ti conferma che si se ti ci metti ci sai fare e dai che ti aiuto io.
Insomma da quel che mi sta succedendo in questi giorni.
Che c'entra questo con la torta al cioccolato?
Ma come non l'avete riconosciuta?
Sicuri sicuri? Eddai guardate bene...
Un aiutino forse l'avete vista in origine qui da Marzia aka Adrenalina rimbalzata poi ovunque da Comida o da Alex
E ci si sente meno soli e ancora capaci di qualcosa che non sia rimuginare capaci di alzarsi una mattina e dirsi no, adesso ci riprovo e lo faccio con l'aiuto degli amici.
Che poi questa torta fosse in cima alla mia wishlist è stato solo un aspetto secondario così come le tre ienuzze non abbiano resistito alla tentazione addentandola lateralmente.
vi ricopio la ricetta che trovate in originale da Adrenalina e risponde perfettamente al suo motto, minimo sforzo massimo risultato.
Ingredienti:
300g di cioccolato fondente
200g di zucchero120g di burro
100g di farina
1/2 cucchiaino di lievito per dolci
5 uova
1 cucchiaino scarso di fleur de sel
2 cucchiai di zenzero candito (facoltativo)
Preriscaldate il forno a 160°. Fate fondere il cioccolato a bagnomaria, unite il burro e lasciatelo sciogliere.Mescolate bene: il composto deve risultare liscio ed omogeneo.In una ciotola capiente sbattete (con la frusta elettrica) uova e zucchero sino a che diventeranno quasi bianche, quindi unitevi il cioccolato fuso a filo, sempre mescolando.Unite a poco a poco lievito e farina spolverandoli sul composto con un setaccio mentre continuate a mescolare dall'alto verso il basso. Infine aggiungete lo zenzero tritato. Imburrate uno stampo rettangolare, foderatelo di carta da forno e versatevi il composto a strati, spolverandone ognuno con pizzico di fior di sale.Infornate e cuocete per un 1 ora e 10 minuti o sino a che, infilando uno stecchino nella torta, questo ne risulterà pulito.
domenica 15 febbraio 2009
Rari fritti

Rari perchè mi sono accorta di non aver molto da dire sul fritto.
In realtà non è che si frigga molto in questa casa.
Anzi direi che si frigge due volte l'anno.
A S. Lucia per le arancine e a carnevale.
Purtroppo per i motivi che sapete non ho potuto friggere niente...magari se ne può parlare mercoledì delle ceneri :))
Però non mi va di far passare il tutto sotto silenzio.
Così ho spulciato il blog e trovato quel che cercavo.
E per fritti da urlo vi consiglio di fare una visitina a Paoletta lei è bravissima in tutto ma per me con i lievitati fritti ha una marcia in più.
Come tutti i toscani del resto, anche perchè queste ricette provengono direttamente dal mio breve e intenso soggiorno toscano.
Come dimenticarmene?
bomboloni con la crema
-500 gr di farina mista 00 e manitoba
-150 gr di zucchero
-80 gr di burro ammorbidito
-1 pizzico di sale
-250 ml di latte e acqua
-1 panetto da 25 gr di lievito di birra
-crema pasticcera per farcire
Intiepidire il liquido e sciogliere il lievito insieme ad un paio di pugni di farina e a un cucchiaio di zucchero e far riposare per almeno 20 minuti o fino a che non si sia formata una spssa schiuma in superficie.
Aggiungere il lievitino alla restante farina mescolata con il sale e impastare fino ad ottenere un impasto di consistenza morbida a cui aggiungere il burro.
Impastare (più si impasta e meglio è) con il burro e mettere a lievitare fino a raddoppio.
Stendere la pasta con il mattarello fino allo spessore di circa 1 cm, tagliarla con un bicchiere e metterla a lievitare per circa 1 ora o comunque fino a quando vedrete i cerchi di pasta gonfi (ma non troppo).
Friggere in olio non troppo caldo, farcire con la crema e rotolare le bombe nello zucchero.
cenci fritti con la crema.
-200 gr farina 00
- 1 cucchiaio e mezzo di zucchero semolato
- 4 cucchiai di rhum chiaro (ma va bene anche la grappa)
-2 uova intere
-un pizzico di sale
-una noce di burro
-un angolino di lievito di birra o poco più (diciamo 5 gr)
-scorza grattuggiata di un'arancia
Impastare il tutto fino ad ottenere una pasta elastica che si stacca facilmente dal piano di lavoro e dalle mani. mettere a lievitare chiusa dento un sacchetto di nylon o dove volete voi.
Mezz'ora prima di friggere rovesciare la pasta sul piano infarinato e abbassarla con il mattarello facendo una sfoglia alta un paio di mm (non troppo sottile mi raccomando), tagliare con la rotella dentata a losanghe e lasciar riposare. nel frattempo scaldare l'olio e friggerli per immersione. siringare le bollone che si formano con la crema pasticcera.
La mia ricetta?
-3 tuorli
-150 gr di zucchero
-45 gr di farina
-un pizzico di sale
-500 ml di latte
-aroma (vaniglia, limone, arancia...)
I tuorli non vanno montati ma semplicemente mescolati con lo zucchero. poi si aggiunge la farina e si mescola e poi il latte bollente a stemperare il tutto. sul fornellino piccolo a fuoco bassissimo fino ad addensamento mescolando di tanto in tanto.
Oltre a questo, ma senza foto, ci sono le frittelle di riso.
Frittelle di riso-200 gr di riso originario e comunque di riso a chicco piccolo
-6 cucchiai di zucchero
- 150 gr di farina
-un uovo grande o due uova piccole
-1 panetto di lievito di birra
-scorza grattugiata di limone.
-1 bicchierino di liquore grappa o vin santo
-1 litro circa di latte meno si più no
-1 pizzico di sale
far cuocere il riso nel latte con la scorza di limone intera 3 cucchiai di zucchero e il sale fino ad ottenere una specie di risotto.
battere le uova con lo zucchero rimanente la farina e il lievito e aggiungere al composto di riso e amalgamare il tutto con la scorza di limone grattuggiata e il liquore, far riposare per un paio di ore e poi friggere a cucchiaiate.
cospargere le frittelle di zucchero semolato.
martedì 11 novembre 2008
camminare con le proprie gambe
martedì 7 ottobre 2008
e quant'è bella l'uva fogarina ovvero il panello con l'uva



é da stamattina che litigo con il tubbo.
non c'è niente da fare niente video, pazienza ci ripoverò più tardi, intanto linko questa canzoncina popolare che tanto mi diverte.
Che nervi!
Vabbè
Questa l'ho portata indietro dalla toscana.
Si trova ovunque in questo periodo, nelle pasticcerie come nelle panetterie.
E' la colazione della vendemmia, il dolce più povero che si possa immaginare.
Solo pasta da pane e uva fragola o l'uva da vendemmia.
Sbrigatevi però...sono in ritardo con il pos e l'uva fragola ormai si trova con difficoltà.
E' davvero agli sgoccioli.
Per la pasta
- 750 gr di farina 0
- 1/2 bicchiere di olio a occhio direi 5-6 cucchiai
- 5 cucchiai di zucchero
- sale
- lievito di birra
-acqua q.b ad ottenere un impasto morbido tipo pizza
Per la farcia
- 3 bicchieri di vino rosso + 3 cucchiai colmi di zucchero
- la tradizione vorrebbe i semi di finocchio, io avevo l'anice stellato e quello ho messo nello sciroppo di vino.
- chicchi di uva fragola
Non ho messo la quantità di lievito di birra, ognuno si regoli come crede: lievitazione lenta, lievitino, lievitazione veloce, in camera umida... fate una pasta da pane o pizza morbidina e aggiungete l'olio da ultimo.
Fate lievitare e nel frattempo lavate e staccate i chicchi dell'uva, mescolandoli in una ciotola con un paio di cucchiai di zucchero.
Il vino va fatto ridurre insieme all'anice stellato e allo zucchero fino a che non assume una consistenza sciropposa.
Dividete la pasta a metà.
Stendete ciascun metà ad uno spessore di circa 5 mm, spennellate con lo sciroppo di vino avendo cura di lasciarne abbastanza per spennellare anche la superficie e si aggiunge l'uva, lasciandone qualche chicco da parte.
Si stende poi il secondo strato e si rimbocca la focaccia.
Sulla superficie si rispennella con lo sciroppo e si cosparge con la restante uva.
Lasciatela riposare ancora una ventina di minuti.
In forno a 180° fino a che non è dorata.
martedì 23 settembre 2008
lenzuola al sole
Raccolgo un invito che mi è stato fatto da Sunnypam che è quello di rispolverare dalla soffitta dei ricordi un sapore che sappia di nostalgia, di casa, di lenzuola stese al sole.
La fortuna di avere come interesse la cucina è che puoi riprodurre e portare con te i sapori che ti sono cari.
Non tutti, ovviamente ma buona parte ed è già qualcosa.
Leggendo il post di Paoletta mi ha aggredito prepotentemente il profumo dei panifici al mattino.
Profumo di pane certo, di sesamo e di brioche.
Da lì sono stata teletrasportata al panificio Oddo, quello di Porta Ossuna e a quelle mattine d'inverno in cui noi della sezione C Liceo Classico Ximenes andavamo in palestra al porto peschereccio

Vi presento il liceo Classico Leonardo Ximenes

Nel tragitto la fermata al panificio era un obbligo morale e la treccina con lo zucchero era gettonatissima e ti credo, costava 150 lire.
Ma i panifici a trapani ti coccolano non poco.
I classici timballi di pasta al forno ad esempio.
A ora di pranzo c'è la fila.

E da Porta Ossuna si infilava una tramontana gelida che sapeva di mare in tempesta.
Se mia sorella legge una cosa del genere mi prenderà in giro per una vita perchè per un trapanese il varco a mare di Porta Ossuna significa prevalentemente sorci grossi come gatti! :D

Ma anche pescatori che nei malaseni riparano le reti.
E poi io sono una romanticona e la cosa bella dei ricordi è che il brutto viene rimosso, non credete?
Affiora il nonno Mimmo che ci comprava le treccine prima di andare al mare.
E che buone che erano nonostante la sabbia!
E adesso sono io che le compro alle mie bambine, loro in macchina con il costumino addosso e via tutti in spiaggia.
Ma ogni volta che apro l'incarto un sospiro scappa sempre pensando a quel nonno burbero ma tanto amato.
La ricetta di Paoletta, già perfetta, ha subito però alcune modifiche.
Ecco la lista degli ingredienti.
150 g di farina 00
350 g di farina 0
340 ml di buttermilk
75 gr di zucchero
40 gr di burro
5 gr di sale
5 gr di lievito di birra fresco
Innanzitutto trovandomi un'enorme quantità di latticello in frigo ho sostituito il liquido con il latticello tiepido.
Il che mi ha permesso di ridurre significativamete la quantità del burro (non avevo lo strutto).
Ho impastato tutti gli ingredienti tranne il burro che ho aggiunto per ultimo.
Messo a lievitare a temperatura ambiente, ci ha messo circa 3 ore.
Di solito io reimpasto e faccio fare una seconda lievitazione e il tempo di raddoppio sarà notevolmente ridotto.
nella prima lievitazione ho fatto le pieghe del primo tipo di Adriano e al secondo round le pieghe del secondo tipo
Paoletta usa una dose di lievito di circa 13 gr per 500 gr di farina che io ho praticamente dimezzato.
Nella mia esperienza so che per un impasto non troppo pesante basta questa quantità.
Ha lievitato perfettamente in 3 ore a temperatura ambiente
Inoltre ho usato il mio solito metodo.
Non avendo un forno a vapore nè uno combinato di solito uso questo metodo per ottenere morbidezza e la "pellicina".
Una volta formate le treccine le metto in una placca rivestita di carta da forno, spennello con una miscela di latte e tuorlo e lascio lievitare nel forno spento nel quale ho sistemato la leccarda piena di acqua calda.
Aspetto che abbiano iniziato la lievitazione e dopo un pò accendo il forno a 180° modalità statica.
Insomma la cottura parte dal forno freddo.
Avendolo scritto e descritto con parole mie so di non essermi spiegata bene, scusate.
Confermo.
Sono quelle del panificio, Oddo of course.
Grazie Paoletta.
venerdì 29 febbraio 2008
cromatismo d'inverno
di quelli che piacciono tanto alla mia amica Sara
c'è tutto stagionalità in testa, accostamenti cromatici, un cereale umbro.
Questo cavolo è blu, mi credete se vi dico che è completamente blu? che l'acqua di cottura diventa blu mare?
Un colorante perfetto e un colore perfetto.
Poi la mia macchina con le luci artificiali, porella, pur essendo semifighetta questo è riuscita a fare e il blu è un pò degradato in un bel viola cupo.
Perdonatela così come ho fatto io.
Vabbè avendo detto creale e nominato l'umbrissima Sara allora pare chiaro che si tratti di farro.
Io lo faccio spesso in zuppa in inverno e insalata d'estate ma lo preferisco di gran lunga nella prima versione.
Ah è vero poi lo faccio anche così ma se ne potrebbe fare una versione dolce, anche caravaggio ne ha proposto di recente una versione e chissà quanti altri.
Si perchè il farro è buono e fa bene, tiè.
MINESTRA DI FARRO
(4 persone affamate da bis)
- 400 gr di farro
- 1 carota, 1 costa di sedano, 1 spicchio o 2 di aglio
- acqua 4 litri
- sale e pepe
lessare il farro con gli odori tagliati a grossi pezzi.
Mi raccomando sciacquatelo ben bene mettendolo in una ciotola capiente e continuando a sciacquare fino a quando l'acqua non sarà pulita.
NON salate!
- 1 carota
- 1 costa di sedano
- 1 patata piccola
- 1 spicchio di aglio
- guanciale a cubetti (ma potete tranquillamente farne a meno)
- 2 cucchiai di concentrato di pomodoro (anche questo è facoltativo anche se a me piace tanto)
- una manciatina di aghi di rosmarino
- il farro lessato e il suo brodo
- olio evo di quello strabuono, sia per il soffritto che a crudo
ecco, io faccio il soffritto.
Taglio le verdure a pezzetti microscopici, lo so è una palla però mi piace che spariscano!
Soffriggo leggermente le verdure e il guanciale in un tegame di coccio e lascio stufare con un paio di mestoli di brodo di cottura del farro.
Poi quando sono ormai appassite aggiungo il farro allungando con altro brodo fino a ottenere la consistenza desiderata e il concentrato di pomodoro.
Faccio andare ancora per 5 minuti (tanto il farro è già cotto).
Assaggio, aggiusto di sale e pepe.
A tavola porto la bottiglia con l'olio, così ognuno può far da se.
Il cavolo verza l'ho semplicemente lessato e messo sulla minestra
Ovviamente proviene dalla mia azienda agricola preferita
giovedì 14 febbraio 2008
la consolazione del riciclo
domenica 6 gennaio 2008
Voglia di semplicità
giovedì 27 dicembre 2007
due minuti due e la dieta è servita
lunedì 17 dicembre 2007
Core de mamma
3 anni e mezzo di vitalità e argento vivo.
io e mio marito in prima fila a versare lacrime alla vista di quei puffetti vestiti da angioletti.
Sara non si è emozionata, ha fatto tutto senza distrasi un attimo, è stata bravissima, un'attrice consumata.
e io la adoro...
no, niente foto.
niente foto di bambini in rete, grazie.
lunedì 3 dicembre 2007
consolazione

Avete presente il film il miglio verde?
