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giovedì 2 febbraio 2012

quattro case e un forno

scurati 2011


La Sicilia si associa spesso all'estate, al sole, al mare. Ma è d'inverno che esprime il suo lato più ancestrale trasformandosi da arida e stopposa in verde e selvaggia. Un pomeriggio natalizio, strappato alle cure ingrassanti nonnesche, alla grotta di Scurati, comune di Custonaci.
Una profonda fenditura nella montagna, all'interno della quale è nato un piccolo borgo quattro case e un forno e una rappresentazione del presepe vivente che è in realtà una rievocazione degli antichi mestieri contadini. Questo post è dedicato ad un'amica speciale


scurati 2011
scurati 2011

scurati 2011

scurati 2011

scurati 2011

scurati 2011
scurati 2011
I panari, i cesti intrecciati che servivano e servono tutt'ora nei lavori in campagna.


scurati 2011
il frantoio

scurati 2011
La spremitura dei favi di miele

scurati 2011

Carte da 100 euro a gogo per una pentola di rame martellato


scurati 2011
il carretto e la coffa.
La coffa è quella cesta di paglia intrecciata che serviva un pò per tutto, spesso conteneva la crusca per il cavallo e s'attaccava al muso dell'animale durante le soste.
scurati 2011

Le travi delle case servivano ad appendere le provviste per l'inverno, meloni porceddi (quelli dalla buccia verde spessa), fichi secchi, aglio, pomodori a pennula, baccalà, pesce essiccato
scurati 2011 
il sellaio che più che selle cuciva basti per asini e muli



scurati 2011 
Di solito i finimenti degli animali da attaccare ai carretti in Sicioia, venivano decorati con decori colorati.
Pon pon, specchietti, frinze di lana spesso gialle rosse e blu.
Questi sellai Pinterest non lo vedono nemmanco con il binocolo.
Il mio bisnonno inoltre era un sellaio ben stimato.


scurati 2011 
E se il bisnonno era sellaio, il nonno in marineria è altro motivo di vanto.
Queste sarde salate lui le faceva sempre.
La nassa per le aragoste ce l'avevamo a casa e il pesce secco appeso a pannocchia era la mia delizia che da bambina rubacchiavo le uova, mentre il nonno l'arrostiva e lo metteva nell'insalata di pomodori.


scurati 2011 scurati 2011

Non ricordo mica di che tipo di pesce si tratta.
Sicuramente è una sorta di pesce azzurro che veniva essiccato in estate per essere consumato in inverno.
Il ricordo si ferma ai miei primi 8 anni di vita.


scurati 2011 
Tutte le case del borghetto hanno le porte spalancate sulla strada e all'interno sono allestiti queste scene di vita quotidiana.
Lavori femminili...


scurati 2011 scurati 2011
Le scarpe le faceva lo scarparo del paese e anche nell'arte scarpariera vanto un bisnonno :)

scurati 2011 

I barbieri e le parrucchiere sanno i cacchi di tutti, ora come allora.

scurati 2011 scurati 2011

Quando sarò vecchia avrò questa faccia.


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L'agave è una specie di maiale vegetale, ci si facevano gli aghi per i materassi, lo sciroppo e dalle foglie si ricavava una fibra che cardata e cardata diventava filo per le funi e le cime delle barche

scurati 2011 scurati 2011
Tempi duri quelli, tempi di fame nera, roba da non esserne nostalgici neanche lontanamente.
Ma anche in queste condizioni al paese ogni tanto passava il puparo e i bambini si perdevano tra le storie di Orlando che voleva "rompere le corna" al cugino Ruggero che gli insidia la bella Angelica a sua volta preda del feroce Saladino.
Finisce sempre nello stesso modo, Orlando ammazza il Saladino, Ruggero e Orlando se le suonano per amore e Angelica che pare cretina ma tutt'altro se ne scappa tra le risate generali.

Sapete che non pubblico le foto delle mie figlie ma avreste dovuto vederle incantate dall'opera dei pupi.

scurati 2011

scurati 2011 

Giù giù, in fondo alla grotta ci aspetta la sacra famiglia tra lo stupore e la delusione perchè il pupo in grembo a maria non è in carne e ossa e aivoglia a spiegare che sarebbe morto assiderato lui e tutto il bue e l'asinello

scurati 2011 

spaghetti cu u torchio, dimostrazione in caccavellis che il nord ed il sud d'Italia sono esattamente la stessa cosa

scurati 2011 scurati 2011 scurati 2011 scurati 2011

Livia non si capacitava del atto che quello strano suono provenisse da una pelle di pecora mentre lo zampognaro dava fiato con impegno ancora maggiore.

scurati 2011


Marta conclude la gita ..Evviva, finalmente è finita e giù di corsa al galoppo fino alla bancarella delle sfince appena fritte, le nostre frittelle di pasta lievitata rotolate nello zucchero e cannella ma questa è un'altra storia


scurati 2011

martedì 5 luglio 2011

Buh

Buh eccomi qua.
Bel modo per cominciare un post dopo due mesi che non scrivo!
Vabbe' diciamo che ho il crampo dello scrittore, diciamo che ho il crampo cerebrale quello che mi impedisce di entrare in cucina e di fare qualcosa di piu' difficile di un caffe' con la moka.
Ci vuole ogni tanto...si ma quando questo ogni tanto ti prende la mano diventa complicato tornare indietro.
Nella mia testa si sono accumulati fior di post, fighi o no non importa, stanno li' a giacere, ruminati e mai sputati.

Ma tant'e'.

Siccome poi non sono una gran frignona e mi piango addosso il giusto sorvolero' sugli impicci e imbrogli che in questi due mesi hanno impastoiato la sottoscritta.

Tornero'? Si ma da dove, perche' alla fine non me ne sono mai andata, nel senso che non avevo da scrivere e...ciccia...
Si che tornero' se tornare significa scrivere per esprimere.
Forse tornero' che gia' cosi' mi suona di una che se la tira.
Maddai.

Insomma in maniera goffa, tra le righe, ti vedo e non ti vedo queste due cazzate servono a dire che esisto, ho solo saltato il giro come al gioco dell'oca e so che mi avete cercato, ho sentito i vostri cucu' e li tengo da conto.

Ciao, eh?

giovedì 17 marzo 2011

CAMICIE ROSSE




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LE CAMICIE ROSSE

- uova intere a seconda del numero delle bocche
- salsa di pomodoro
- olio sale pepe
- uno spicchio di aglio
- basilico

In una padellina piccola, la più piccola che avete, scaldate l'olio fino a che non diventi bollente.
Friggete l'uovo piegando l'albume coagulato sul tuorlo condito con un pò di sale rivoltate e friggete dall'altra parte fino a che non si formi una leggera crosticina in superficie.
Scaldate altro olio di oliva in un tegame e brunite lo spicchio d'aglio.
Versate la salsa di pomodoro e portate a leggero bollore, deve fremere.
Calate le uova fritte nel sugo bollente.

Le uova a ragù era il mio piatto preferito da bambina.
Pane e sugo delle uova calate m'è rimasto sottopelle così come la padellina di alluminio a due manici della nonna.
Sicuramente i mille l'hanno mangiato, un piatto povero ma sostanzioso che la carne costava troppo.

Ringrazio Francesca Valerio www.francescav.com perche' tutto parte dalla sua iniziativa e del suo contagioso entusiasmo.

Se poi a qualcuno interessasse sapere come mi sento oggi.
Ecco, mi sento così.
Mi preme dire una cosa fuori dai denti.
LEGHISTI SIETE DEGLI EMERITI IMBECILLI

giovedì 3 marzo 2011

alcol e grasso (caccavelliadi's post)

le ciambelle e l'olivo



Che poi come titolo, visto che domani è giovedì grasso, calza pure parecchio.
Io adoro i trucchetti, i tips and tricks.
Li adoro nel mio lavoro serio, li adoro in cucina.
Li considero una specie di scorciatoia, minimo sforzo massimo risultato.

Da anni friggo a carnevale, prima per noi ora per uno stuolo di principesse invariabilmente rosa o celesti, Winx, fatine e anche qualche Spiderman qua e là.

E da anni uso sempre la stessa ricetta, quella dei bomboloni di Rossanina senza uovo per carità.
Ora, qui ci vorrebbe Bressanini a spiegare il perchè, si dice sempre che il segreto per un fritto dolce perfetto sia il grasso nell'impasto (olio o burro) e che la formazione delle bolle che lo rendono leggero sia dovuta alla presenza dell'alcool.

E infatti che si chiamino frappe, galani, cenci o chiacchere il grasso c'è sempre e anche l'alcool.

A me questa volta (ed era la prima, giuro) è scappato un bicchierino abbondante di passito di pantelleria anche nell'impasto per i bomboloni che poi son diventate ciambelle.
Bingo.

Ritroverete una cosa simile anche su Sale e Pepe di questo mese, impasto con il vin santo e le uova.

Che sia un segno?
Che ci debba riprovare aggiungendo le uova?

Se avete la pazienza di andare fino in fondo al post troverete anche la torta del compleanno di Sara che di diritto dovrebbe partecipare alle caccavelliadi non fosse altro per lo stampino a forma di farfalla con il timbrino per le ali.
Si ringrazia la fonte di ispirazione: Alex di foto e fornelli.
Io non ho usato la buttercream perchè francamente l'idea di mangiare burro a cucchiaiate mi fa schifo.
Ho utilizzato panna stabilizzata con del latte condensato e si vede.
Sara e le sue amiche che non vanno molto per il sottile non hanno fatto caso ai buchi decorativi e se so magnate tutte le farfalle, tutta la torta e anche la panna.
Ovviamente la foto è agghiacciante ma ringraziatemi per avervi risparmiato il fiore effetto fuochi di artificio con girandola di candeline rotanti al suon di musica ovviamente di Hello Kitty.

Amen. :D


torta sara




torta sara






250 g. di farina 0
250 g. di farina di forza o Manitoba, o americana (se non riuscite a trovarla usate una farina da pane o una 0)
250 ml. di acqua tiepida
un quarto scarso di panetto di lievito di birra (circa 5 grammi)
90 g. di zucchero per l’impasto + zucchero per la copertura
75 g. di burro morbido
un pizzico di sale
un bicchierino di alcool (vino bianco, passito, vin santo, grappa...)


Anche sull'impasto lievitato io ho dei trucchi.
Non si aggiungono grassi e sale al lievito, prima il lievito va sciolto nel liquido e in un paio di pugni di farina e fatto fermentare per una mezz'ora fino a quando avrà formato una schiuma consistente, tipo birra, poi si impasta con la farina e poi si aggiungono il sale e il grasso (burro, olio, strutto...quello che prevedete di usare).
Insomma impastati gli ingredienti con questi accorgimenti fate una palla di impasto e mettetela a lievitare fino a che non avrà raddoppiato il suo volume.
E qui fermi tutti.
Rossanina scrive 5 gr di lievito il che vuol dire lievitazione lenta. Almeno 5 ore e comunque ci mette una vita a lievitare.
Dipende dal vostro tempo, dal vostro grado di dimestichezza con il lievito e i lievitati, dai vostri impegni mondani e non.
Io sono per la lievitazione lenta che tanto non vi corre dietro nessuno ma se i vostri tempi sono stretti vi potete spingere anche a 15-20 grammi basta poi non dirlo ai talebani del lievito e state a posto lo stesso.

Insomma pigliate quest'impasto lievitato e cospargetene la superficie di farina.
Scaravoltatelo sulla spianatoia infarinata e abbassatelo ad un'altezza di circa 1 cm.
Io ho usato poi un bicchiere e un levatorsoli per il buco centrale.
Insomma ritagliate l'impasto e fate riposare ancora fino a che non sarà ulteriormente rilievitato aumentando in altezza.
Tuffate in olio caldo ma non caldissimo.

I ritagli vanno reimpastati, fatti rilievitare ancora una ventina di minuti e ristesi e coppati e ritagliati e reimpastati e ristesi e ricoppati.
Fino ad esaurimento vostro e loro.

Siete riusciti stoicamente a resistere e ad arrivare fino in fondo?
Bene, allora sappiate che il tagliere di legno di olivo e la coppa di legno di olivo ma anche il mortaio di legno di olivo non fotografato sono il gentile omaggio di Don Vito Marino e Signora per il 39° compleanno della loro scombinata figlia .


solo l'olivo

sabato 4 settembre 2010

le mani d'oro delle sorelle

meravigliose mani
My creation

Ecco le sorelle in azione.
In omaggio al genero che per gli gnoccoli con l'aglio farebbe follie.
In effetti questa pasta è meno conosciuta, rispetto alla busiata.
Non in casa mia, però dove la busiata è stata praticamente banditaper disposizione paterna.
Niente di particolare, basta la farina di grano duro, acqua e fare una pasta morbida, non appiccicosa, elastica.
Tutto qui.
Gli spaghettoni che si ottengono si cavano con le dita.
La morte dello gnoccolo è il pesto alla trapanese o pasta con l'aglio.
Aglio rosso di Nubia, of course che per noi aglio vuol dire Nubia ma forse nessun trapanese ne conosceva le proprietà prima che qualcuno lo valorizzasse eleggendolo a presidio slow food.
Per noi era ed è solo aglio.
Adoro queste mani, bellissime con tante storie da raccontare.