giovedì 17 giugno 2010

tempo medio di pubblicazione: due anni

Questo è il tempo che ci ho messo per mettere sul blog le foto della mia terra.
O meglio, di post su trapani ne ho un paio o forse tre, pochi per poter descrivere la mia isola in estate.
Sono due anni che mi ripropongo di titillarvi l'ugola e le pupille con le foto di Favignana e dei dintorni di Trapani, due anni che dico che le devo mettere prima che esploda l'estate e puntualmente mi ritrovo a novembre e fuori piove e fa freddo.
Due anni che mi sforzo di cercare le foto giuste, non più di 10 dal mazzo delle 200 e passa e niente...
Mi ricordo qualcuno :D
MOlto più brava di me è stata invece Saretta di de felicitate animi, il suo entusiasmo è contagioso e le sue foto bellissime.

Per il momento tenetevi la slideshow del mio album flickr.
La montagna che vedete è il monte Cofano, non c'entra niente con favignana, il monte Cofano divide la baia di Cornino e Custonaci da quella di Castelluzzo Makari andando verso San Vito.
Tantomeno c'entrano le ultime foto, si tratta di Erice.
Lo so anche per Erice dovrei fare un post a parte, si ma quando?

L'albergo è il Cave Bianche di Favignana ad uno sputo da Cala Azzurra www.cavebianchehotel.it strafighissimo se la vacanza è romantica e a due.

Porverò nei prossimi giorni a dare qualche descrizione.
Intanto godetevi lo spettacolo così com'è


lunedì 14 giugno 2010

sharifa asma

Eccola, che pensavate?
E' una rosa, una rosa inglese, una rosa di porcellana...elegante senza essere frivola, una di quelle rose che starebbero bene sul cappellino di paglia di una elegante country lady quale io non sono.
Una rosa da bouquet da sposa se non fosse fragile e diafana, una rosa che pur essendo diafana ed eterea ti avvolge di un profumo denso, forte, quasi pesante.
Insomma bella ma non scema, qualità rara in questi tempi.

Un profumo da imbottigliare per mille motivi.

Primo perchè via Dulcis in furno via lettrice senza blog ha svelato il segreto per ottenerla, poi perchè con l'acqua di rose ci si possono fare mille cose, lavadita d'antan per tirarsela alquanto ad esempio.
Dolci da mille e una notte per immaginarsi come Sherazade e anche una tonificatina alla pelle che con tutti i guai che sto passando mi vedo le occhiaie, sfatta tirata e non sono più la squinzia di una volta ammesso che io lo sia mai stata.
Eccezionale, imbottigliare la mia sharifa è stata una soddisfazione.
Non oso immaginare che risultati avrei ottenuto con la Nahema (ibrido Delbard eccezionalmente profumata oltre che bellissima) ma defunse questa primavera di male talmente tanto scognito che nessun esperto nemmeno quelli più quotati m'ha saputo dare una spiegazione.
Un mistero ma tanto la ricompro.

Oppure la prossima tornata di fiori provo con Baron Giraud de L'Ain, uno spettacolo con quelle pennellate di bianco proprio sui bordi ma da l profumo leggermente più discreto rispetto alle prime due.

Anche la Teasing Georgia potrebbe essere papabile ma c'è il problema del colore, essendo gialla...

ne approfitto per ricordarvi che il DMBLGIT del mese di maggio scade il 20 giugno e che finalmente c'è una giurata italiana, Dulcis in furno.
Tutte le spiegazioni qui da lei

NAHEMA, UNA PRECE


Baron Giraud de L'Ain

venerdì 11 giugno 2010

ultima chiamata: tarte di patate e asparagi


Di poche parole, stranamente.

Sarà che son tornata al lavoro, sarà che tra febbre, tosse e cacarella delle ultime due ho il mio bel daffare...che vi devo dire.

In ogni caso per non trascinarmi al punto da far passare la stagione degli asparagi che comunque è ormai agli sgoccioli volevo proporvi questa fesseria qui.

Lo so l'avete già vista in giro più o meno elaborata, Cristina Golosastra ne propone una versione ancora più figa.

Nasce dalle manone di Jamie Oliver e da un pomeriggio di svacco sul divano della mia amica a guardare Gambero Rosso Channel, e quando mi ricapita.

Ho alleggerito perchè il simpaticone usa il burro la panna e non so quanti altri grassi con la ruspa cosa che mi ha colpito e, diciamolo, inorridito.

Non che io sia una salutista incallita con il pallino del grasso, ma da qui a usare quelle quantità ce ne corre.

A mio avviso è da mangiare calda calda appena uscita dal forno perchè comunque le patate tendono a far massa da fredde.
Io l'ho fatta per il buffet del battesimo di Irene e ha fatto la sua porca figura, poi l'ho mangiata con il crumble a casa di un'amica che mi ha detto: l'ho presa da una blogger, la Golosastra...conosci?
Ho fatto la vaga :)))
Come guscio ho usato la solita briseè
Tarte di asparagi e patate
Per la pasta:
250 gr farina (quella che volete, 00 oppure 0 o semiintegrale o metà e metà)
125 gr di burro (io lo metto nel freezer)
un pizzico di sale
acqua gassata
Impastate velocemente tutti gli ingredienti con la punta delle dita fino ad ottenere una palla che (imperativo categorico assoluto) va messa a riposare in frigorifero per almeno 1 ora.
Due dritte:
1. io il burro lo metto in freezer e poi lo grattugio con la grattugia a fori larghi, in questo modo riduco ulteriormente i tempi di impasto e non brucio la pasta
2. l'acqua gassata, non so perchè ma funzia funzia e funzia la pasta diventa elastica e si piegherà ai vostri voleri, tipo stenderla sottile senza romperla.
Per il ripieno;
- asparagi (300 gr al netto degli scarti, regolatevi per le dosi con la grandezza della teglia)
- 300 gr di patate
- 1\2 bicchiere di latte (ello usava la panna)
- 20 gr di burro fuso (sempre ello ne avrà usati almeno 100 gr)
- 2 tuorli
- 100 formaggio grattugiato con la grattugia a fori larghi, io in questo caso ho usato una caciotta sabina semistagionata.
- sale
Lessare velocemente gli asparagi (io li ho cotti al vapore) e le patate.
Tenere da parte gli asparagi e schiacciare le patate ancora bollenti.
Aggiungere il latte, i tuorli, il formaggio grattugiato, regolare di sale e metà del burro fuso.
Rivestire lo stampo e bucherellarne il fondo con una forchetta.
Riempire il guscio di pasta con il composto di patate e ricoprire il tutto con gli asparagi.
Spennellare gli asparagi di burro e via nel forno a 170°C modalità statico

venerdì 4 giugno 2010

avrei voluto


Già, avrei voluto non presentare cose buone ma incomplete e invece purtroppo mi tocca.
Tanti i motivi.

La fame da dieta che ti fa divorare la carne senza la salsa che però scrivo che voi siete sicuramente più bravi di me, avrei voluto farvi vedere le mie cocottine a forma di cuore tutte colorate Le Creuset, ma mio marito m'ha mangiato la creatura e siccome le cocotte hanno il coperchio ci ho messo un pò a scoprire il misfatto.

Forse avrei voluto anche proporvi un entreè diversa ma tanto ho fatto, detto e aspettato che i carciofi son finiti e via.

Avrei anche voluto fare una julienne di asparagi arricciati in acqua e ghiaccio, si ciao....e chi ce l'ha il ghiaccio se si usa per consolare ginocchia sbucciate e bùe di ogni genere e tipo!
Però ce l'ho fatta lo stesso e tanto basta.
Questo mio piccolo menu partecipa alla raccolta di Rossa di Sera, aka Giulia,

Scusa Giulia se non parlo di cena gourmet, ma la parola gourmet mi fa venire l'orticaria.
Il totale di questa cena è di: 14,45 Euro.


Cappuccino di aglietto fresco, patate e mascarpone (3,25 euro)
Aglietto fresco 150 gr (5 euro al kg: 75 cent)
3 patate novelle 350 gr (1,50 kg: 50 cm)
mascarpone 50 gr (in questo caso non è sfuso e quindi 2 euro)
Stufare in olio ev e acqua l'aglietto fresco (non sono altro che i germogli teneri delle piante di aglio) e le patate pelate e tagliate a rondelle facendo andare lentamente fino a che le patate non siano tenere.
Salare e pepare.
Frullare con il mixer ad immersione facendo attenzione a tenere da parte qualche germoglio da usare per decorazione.
Diluire e ammorbidire con una goccia di latte il mascarpone.
Versare la crema bollente nel bicchiere e aggiungere il formaggio.
Volendo, spolverare con un pò di noce moscata o macis grattugiato.


Sull'aglietto devo fare una digressione.
Correva l'anno 2003 e quel giorno dovevo fare un concorso per un incarico a Viterbo.
Tra lo scritto e l'orale abbiamo avuto un paio di ore di libertà ed essendo la sede d'esame in centro, ne abbiamo approittato per un gelato e una passeggiatina distensiva.
Dove finiscono le passeggiatine distensive di un food-addicted?
In questo caso in una frutteria.
C'era l'aglietto ma, per ovvie ragioni non potevo comprarlo.
Ci son voluti ben 7 anni per ritrovarlo e riprenderlo ma ne valeva la pena.

ARISTA DI MAIALE AL LIMONE CON SALSA DI POMODORO (3,65 euro)
(liberamente tratta da un numero di Sale e Pepe, non chiedetemi quale che devo rovistare nel mio metro cubo di riviste di cucina)


Arista di maiale 500 gr (in azienda agricola 6,50 euro/kg: 3,25 euro)
2 limoni 200 gr (dal contadino 2 euro/kg: 40 cent)
foglie di limone (dal mio albero)
olio sale e pepe
Per la salsa (75 cent)
100 gr di pomodoro pachino (2,50 euro/kg: 25 cent)
una manciatina di pinoli
50 gr di pecorino romano (10 euro/kg: 50 cent)
olio evo
aglio (facoltativo)
zeste di limone (facoltativo)
basilico (facoltativo)
Il contorno?
una freschissima insalatina da taglio, primaverile e sana.
(dal contadino 50 cent a vaschetta)
Rosolare l'arista in un paio di cucchiai di olio evo in un tegame che possa andare in forno.
Salare, pepare e fasciarla con un limone tagliato a rondelle sottili e le foglie di limone.
Trasferire il tegame in forno dopo aver bagnato la carne con mezzo bicchiere di brodo vegetale e il succo dell'altro limone.
Far cuocere a 160° spennellando di tanto in tanto con il sugo di cottura.
Nel frattempo frullare i pomodori, i pinoli e l'olio con il mixer ad immersione.
Amalgamare il pecorino.
Secondo me ci starebbero bene sia le zeste di limone di richiamo alla carne e poi sembra strano ma l'acidità fresca del limone va benissimo con il pomodoro.
Oppure olio al basilico secondo il metodo che ho imparato da Lory: infusione di aromi in olio evo portato a 65° C e poi lasciato riposare per 12 ore, si filtra e si usa. Fantastico.
L'aglio andrebbe anche bene ma non per questo menu che ha il cappuccino di aglietto come primo.
Non manco di dirvi che io la salsa non l'ho proprio fatta, però a leggere gli ingredienti m'è piaciuta e come sempre accade ho divagato pensando alle possibili variazioni sul tema.



Eccoci al dolce, sempre tratto da Sale e Pepe.
SOUFFLE GLACE ALLE FRAGOLE (6,3 euro)
Semplice e d'effetto.
4 albumi (dal contadino 40 cent/uovo: 1,60 euro)
200 gr zucchero (20 cent)
350 ml di panna fresca (2,50 euro)
300 gr di fragole (vaschetta da 400 gr qualità favetta: 2 euro)

Frullare le fragole e far ridurre il passato sul fuoco, se ne devono usare 300 ml e far intiepidire.
Montare gli albumi a temperatura ambiente a neve fermissima.
Nel frattempo cuocere lo zucchero con 4 cucchiai di acqua fino a che, buttandone una goccia in acqua fredda, non si raccolga e diventi malleabile (piccola bolla).
Versare lo sciroppo bollente nella ciotola degli albumi (meringa all'italiana), continuando a montare fino ad ottenere una massa lucida setosa e compatta.
Aggiungere il frullato di fragole alla meringa mescolando con una frusta a fili dall'alto verso il basso e amalgamare la panna ben montata.
Legare un foglio di carta da forno intorno allo stampo e versarvi il composto facendo in modo che debordi di un cm dallo stampo, trattenuto dalla carta da forno.
Mettere in freezer.
Al momento di servire decorare con panna montata e fragole.
In questo caso ho usato uno stampo piccolo, bastevole per due.
Con quel che mi è avanzato ho riempito due stampini da ghiaccioli da 6, in questo momento in vendita da Ikea.

giovedì 27 maggio 2010

dietologically correct: la zuppa di pesce




Potete negarlo?
Direi di no, basta essere parchi con l'olio.

Bastano gli aromi, il profumo dell'aglio e della cipolla insieme, l'aroma di mandorla, l'onnipresenza del prezzemolo e la nota cattiva e pungente del peperoncino.

Il resto lo fa il mare, anzi lo scoglio.
Dietetico, proteico, pesce.
Il segreto di una buona zuppa è comunque nella varietà del pesce.
Metteteli tutti, ma di quelli buoni da zuppa.
Il re è lo scorfano e poi merluzzo, cappone, gallinella, cernia, tracina, coccio, coda di rospo, gamberi, frutti di mare più ce n'è meglio è.
Comunque anche in questo caso, la zuppa di pesce vive all'ombra del campanile e varia di balcone in balcone.
C'è chi ci mette un pezzetto di cannella, specie nella zona di San Vito lo Capo dove la cannella la metterebbero pure nel caffè, chi le mandorle, chi il limone intero, chi sedano e carota.
Io la faccio così.
In un tegame pesante faccio un fondo di olio, aglio, cipolla e peperoncino.
Faccio andare dolcemente, sfrigolare appena appena e aggiungo i pomodori pelati (freschi o meno) frantumati tra le mani.
Lascio ancora andare e...sguish...concentrato di pomodoro.
vai ancora un pò e un bicchiere grande di acqua calda.
A bollire ancora un pò, che la zuppa non ha fretta.
Poi i pesci, quelli a polpa soda prima, quelli a polpa tenere poi.
( se metto i frutti di mare li lascio aprire prima in una pentola a parte per aggiungerli in ultimo con la loro acqua filtrata).
Lascio andare ma poco questa volta che il pesce non vuole molta cottura, diciamo...20-30 minuti in tutto.
Prima della fine della cottura preparo un piccolo pesto di prezzemolo, aglio, mandorle e un goccio di olio.
Giù nella pentola, mescolata delicata e veloce, spengo immediatamente il fuoco e incoperchio per far in mondo che gli odori di quest'ultimo passaggio si sprigionino.
Mi preme una puntualizzazione.
La zuppa di pesce da couscous è un'altra cosa.
Il cous cous deve assorbire il brodo che deve essere il più saporito possibile, il che vuol dire non 20-30 minuti di cottura ma almeno 1 ora, 1 ora e mezzo.
Per questo motivo val la pena prendere pesci molti piccoli, la minutaglia che oltretutto è anche vantaggiosa dal punto di vista economico, che non verranno mangiati ma stracotti in modo che passino tutto il loro sapore al brodo, i resti disfatti vengono poi passati al passaverdure per eliminare le lische e recuperare le polpe che ridotte in crema daranno ancora più sapore al brodo.
L'alternativa trapanese al ciuppin ligure qui una delle tante versioni, fatta da una genovese e siccome si passa da un balcone all'altro, eccone un'altra versione fatta da un'altra tostissima genovese.
Anche i francesi ne sanno qualcosa e propongono la bisque.
Io, in queso caso, non metto il link perchè non saprei scegliere la ricetta giusta e chiedo quindi segnalazioni da parte vostra.
(Cavoletto propone questa, ma non mi sembra proprio ortodossa ammesso che esista l'ortodossia in cucina e anche lei lo dichiara, del resto).
Se con il couscous si vuol mangiare anche il pesce, le zuppe diventano due, una per il couscous e una per il pesce da mangiare.

lunedì 24 maggio 2010

A ròta: quando chi sta a dieta esce dalla cucina






Bene, è arrivato il momento, un bel respiro e su con la dieta.
Io non sono brava tanto quanto Elga che continuava a cucinare per tutti.
Che dieta sia, vai di fettina, verdure, uova e quant'altro di proteico, vitaminico, fibroso.
I carboidrati per me sono al bando.
E mi piglia il nervoso, perchè il carboidrato da la felicità, c'è poco da fare.

Lo so sembra esagerato...ma provate a mangiare un pezzetto di pane se avete fame e provate a riempire il buco con una fetta di prosciutto senza pane.
Con la seconda scelta vi sentirete sazi ma tristi.

Così, passare da 100 a 0 in 24 ore, è terribilmente triste anche se dovuto.
E se ti stai disintossicando è peggio, sogni montagne di pasta, pile di bignè e se proprio proprio dovessi dirvi a cosa è arrivata la mia mente perversa e in privazione da zuccheri...mi farei una teglia sana sana diametro 30 di scammaro.

Cos'è?

l'ho assaggiato da Timpani e tempura e rivisto in tzatziki a colazione postato da Lydia.

Senza contare l'argomento "bagno ed etichette dello shampoo", adesso, tanto per farlo apposta, siam passati dal libro sul cioccolato al libro di Ilona Chovancova "Plum cake dolci e salati" un libro intelligente che lascia il dovuto spazio all'immaginazione e da per i plum cake salati una ricetta base e diverse interpretazioni.

Vi lascio con la ricetta base del plum cake salato.

Io ho solo aggiunto punte di aneto, salmone affumicato e un generoso cucchiaio di mostarda al pepe verde

PLUM CAKE SALATO
RICETTA BASE
(dal libro "plum cake dolci e salati" di Ilona Chovancova)

-3 uova
-180 gr di farina
-un dl di latte parzialmente scremato
-un dl di olio vegetale, io ho usato l'olio di riso perchè più insapore ma nulla vieta olio di oliva leggero
-100 gr di gruyere grattugiato (che io ho sostituito con 100 gr di parmigiano grattugiato. perchè? e può mai essere che io abbia tutti ma proprio tutti gli ingredienti in casa?)
-una bustina di lievito (che per abitudine ho sostituito con due cucchiaini da caffè rasi di baking powder)

Scaldate il forno a 180°, ma come sempre regolatevi con il modus operandi del vostro forno, il forno sa essere bastard inside.
In un'insalatiera sbattere leggermente le uova con l'olio e il latte.
Aggiungete la farina e il gruyere.
Salare e pepare mescolando.
Aggiungere gli ingredienti aggiuntivi che avete scelto.
Incorporare il lievito setacciato versare in uno stampo imburrato ed infarinato ed infornare.
Sformare una volta freddo.

Lo so qualcuno di voi se la starà ridendo al vedere io mio stampo frou frou rosa confetto.
In realtà è rosica :D

giovedì 20 maggio 2010

L'uovo sperimentale e Paolo Parisi (mettetevi comodi)





Sabato sera, una cena con la mia migliore amica in un posto da raccomandare, cosa rara nell'enorme Roma. Il ristorante, e mi fa piacere scriverlo, si chiama Atlas Coelestis.

Cena a parte mi colpisce l'ultima pagina della carta, vi è elencato l'elenco dei fornitori, interessante....e tra questi ecco spuntare le uova di Paolo Parisi, ecco lo sapevo.


Succede poi che, essendo io tipa riservata che non parla con nessuno, si cominci a parlare con i proprietari e da lì la domanda che mi faccio tutte le volte che si parla spesso in controverso delle suddette uova.
Ma ci credi?
Bah, ti dirò...in purezza no ma se lavorate hanno una resa maggiore che quelle degli altri.
La meringa, ah la meringa come viene con ste uova, e la pasta...ah la pasta...uh i bignè e non vogliamo parlare dei bignè che se lasci la teglia per ore fuori dal forno dopo averli formati stanno lì e si gonfiano lo stesso e come si gonfiano...che, poi diciamolo, non puzzano manco d'uovo.
(ma perchè? le uova puzzano così tanto?)

Bah.

Peccato però, guarda è di oggi la lettera di Parisi che ci informa che le sue uova aumenteranno di prezzo.
Apperò che prima erano sottoprezzate...ma sai la capra, ma sai la terra, ma sai la livornese non è che faccia tante uova.
Vabbè.

In giro per la rete di interventi comparativi ce ne sono stati tanti e tutti illustri, Lydia e Virginia, Alexandra, gli stessi Calicanti e il loro tegamino e mi scuso per i non citati.
Le conclusioni sono sempre state molto diplomatiche e abbastanza scettiche, almeno sul prezzo che la qualità è innegabile.

La cosa che però distingue il mio esperimento dal loro è aver utilizzato l'uovo per una preparazione più "tecnica" come lo stesso Parisi suggerisce di fare, per apprezzarne la resa.

Con la pesantezza elefantiaca che mi contraddistingue, ed evitando di citare Paolo Villaggio nella memorabile scena della corazzata Potionkin, io mi son permessa di fare un lavoro scientifico utilizzando le uova di Paolo Parisi e quelle della signora Maria, mia fornitrice ufficiale e padrona di una trentina di galline allevate a lattuga e vermi del terreno oltre che a granturco (ma sicuramente sarà OGM, che diamine troviamoglielo un difetto).

Parisi, mi scusi se lo scrivo, così fuor di metafora ed evitando qualsiasi francesismo.

NON C'E' NESSUNA DIFFERENZA.

Non c'è differenza nei volumi, nella resa, in niente ma magari sono io che riesco a fare turbomeringhe anche con le uova della signora Maria...o che non ho palato, cosa altrettanto possibile.
Apprezzo il suo modo di far packaging, la lunga ed esaustiva spiegazione sul perchè uno può arrivare ad allevare capre per nutrire galline che a sua volta nutriranno uomini, senza semrare per questo pazzo semmai trendy.


Anche lei spiega perfettamente la storia della maggiore resa in lavorazione e il fatto che non emanano alcun odore particolare.

Ma io, scusi se lo dico, 1 euro a uovo non lo spendo, avendo a disposizione quelle della signora sottocasa, non saranno ben pasciute le sue galline e forse non saranno nemmeno di razza antica da salvaguardare, ovaiole semplici ma, mi spiace, le preferisco.
E non le preferisce solo il mio portafogli e pazienza se hanno qualche milligrammo di proteina in meno e con 100 grammi di albumi ci faccio 30 ml in meno di meringa.

Ho la (s)fortuna di esser professionista ma in tutt'altro campo, posso capire il punto di vista del professionista della cucina ed essere d'accordo ma poi però mi chiedo se, in tempi economicamente bui come questi, l'esercente non si chieda se davvero ne valga la pena...

Magari può valerne la pena dal punto di vista qualitativo, si ok, ma quanto miglioriamo mangiando le sue uova piuttosto che quelle prodotte da un onesto allevatore locale che anzichè il latte di capra gli da granturco e altri alimenti comunque sani?

E se proprio proprio mi gira mi sparo 30 euro di benzina e me ne vado in Valdarno dalla zia Giuliana io e tutta la mia famiglia, tanto son sicura 30 uova di gallina valdarnese le rimedio dalla zia ma anche un sacchetto di zolfini e chissà che altro ben di dio.
Sono fortunata, lo so, non me ne voglia.

Eccole le uova, in confronto hanno calibro più piccolo, guscio bianco come di regola se deposte da livornesi.
Il tuorlo è più giallo che arancione.


Ed ecco il mio esperimento:
Ho semplicemente preso una ricetta di meringa da testare ed usato pari quantità di albume per le due tipologie di uovo.
ovvero:


- 100 gr di albume tenuto a temperatura ambiente per circa 10 ore (ho letto ma non saprei che succede chimicamente, che il riposo prolungato a temperatura ambiente permette la stabilizzazione delle proteine)
- 100 gr di zucchero semolato
- 100 gr di zucchero a velo
- un cucchiano raso di cremor tartaro

il recipiente è identico per entrambi i tipi di albume.
Le fruste sono state azionate per 1 minuto a bassa velopcità, aumentando la velocità fino al massimo e sbattendo per un totale di 13 minuti.
Lo zucchero è stato aggiunto gradualmente.
Il risultato finale è stato equamente distribuito da una parte e dall'altra.
Il quantitativo di meringa prodotta è praticamente identico, come identico è l'odore di uovo, identica la consistenza, la struttura e la friabilità della meringa che ho confezionato in forma di pavlova.
Le ho cotte nella stessa teglia e quindi non c'è stata alcuna differenza di trattamento.
Ho settato il forno in modalità ventilata alla temperatura di circa 80°C il che ha richiesto circa 6 ore di asciugatura, ma per la scienza questo ed altro.
Trovate differenza tra l'una e l'altra?

Il risultato son state delle mini pavlove riempite con panna montata non zuccherata, fragole al naturale, fiori di timo e foglie di menta fragola.

La prossima volta ci provo il basilico, giuro...magari il basilico alla cannella così giusto per tirarmela un pò.


















venerdì 14 maggio 2010

al volo urgente urgentissimo: FLORACULT



FLORACULT venerdì sabato e domenica ai Casali del Pino, località La Storta Roma

No, non sono Alex, anche lei lo ha segnalato.

Io posso solo dirvi che nonostante le polemiche per il biglietto di ingresso, un pò caro, la location in piena campagna è strepitosa, l'organizzazione non è male e che ci sono gli stessi espositori dlla Fiera dei Fiori, la mostra che si teneva all'Auditorium prima annuale, poi biennale, poi kaputt....
Non avevo la reflex dietro e quindi niente foto se non di quel che ho comprato.

Vi do solo qualche nome

LE ROSE DI NICOLA CAVINA (sono 3 anni che gli do la caccia, ma lui è allergico al raccordo e non veniva mai a Roma, oggi c'è e ne vale la pena imbattibile sia sulle inglesi che sulle nuove razze ibride americane)

IL LAVANDETO DI ASSISI. Pazzi per le lavande? per le salvie? per le aromatiche in genere? eccoli son tutti per voi

VIVAIO GRAN BURRONE come sopra piante biodinamiche

PRINCIPE IRIS un salasso, le piante partono da 20 euro ma chi conosce sa chi è, iris introvabili in tutti i sensi, iris meravigliosi uscite dallo stand con il portafogli alleggerito ma ne vale la pena

ORTENSIE PAOLI BORGIOLI per me una mania, ma di quelle vere, stavolta hanno oltre alle macrophylla anche le quercifolia e le panniculate da non perdere.

ROSE BARNI e che vi devo dire? uno stand strepitoso come sempre anche se i veri appassionati storcono il naso perchè poco radical chic, ma vaaaaa
ROSE MAGI fiorentino con una collezione di rose e clematis da sturbo e grande competenza negli abbinamenti

MONDO ROSE un must per gli appassionati

PEONIE DI SUSANNA TAVALLINI prevalentemente erbacee, pochissime arbustive ma che peonie ragazzi. e anche tuberi di dalie

PRIOLA erbacee perenni e annuali e chi più ne ha più ne metta

PELARGONI FRAMAR profumi e pelargoni profumati ma una quantità e una varietà impressionante
ORCHIDERIA DI MOROSOLO Orchidee, classiche, introvabili e su zatterine
RAZIEL cormi tuberi e bulbi

I frutti delle mie escursioni in mostra fioriscono tutti gli anni, ormai sul mio terrazzo si va con il machete ma non ne posso proprio fare a meno.
Scusate il post frettoloso ma era praticamente impossibile non parlarne pur non avendo molto tempo per curare il post come avrei dovuto.
Mi scuso anche per non aver risposto a tutti voi nel psot precedente ma non so proprio cosa stia succedendo il tempo mi scorre tra le dita senza che io me ne accorga e non riesco a stargli dietro.
Proverò ad aggiungere le foto dei mie fiori man mano e chissà che non riesca davvero ad avere il tempo di fare un psot fiorito decente.

lunedì 10 maggio 2010

voleva essere un post fiorito ma è affogato


Di Elvira mi piace tutto, il modo che ha di raccontarsi, che il fatto che scrive in doppia lingua, senza considerare la sua innegabile abilità e capacità in cucina.
Non mi chiedete niente sull'inglese, nel senso che non voglio compromettermi dicendo tutto il male possibile dei presuntuosissimi italiani.
L'inglese lo parlo, lo uso sul lavoro, lo uso quando mi diverto, mi serve per poter comunicare con chi non sa l'italiano, lo uso ogni tanto con le mie bambine perchè vorrei che loro lo parlassero meglio di come faccio io.
Elvira mia, tanto di cappello.
Non c'entra niente con il titolo del post, ma siccome la festa della mamma appena trascorsa avrebbe meritato fiori e invece son state spine, preferisco glissare sui fiori e sul mio terrazzo fiorito e far finta di niente, tornerò ai miei fiori appena mi sarà sbollita.
E mi distraggo parlando di polpi.
o' purp coce 'nta ll'acqua soia, così dicono i campani.
Ed è vero, polpo [morbidissimo] for dummies è il titolo di un vecchio post di Comida che rende bene l'idea (strano ricordavo una creuset azzurra e invece è arancione).
E adesso arrivo io.
A parte che se dovessi dire mi piacerebbe una location tipo questa qui, ma son sogni.
Detto questo, io sono orgogliosamente nipote del nonno Salvatore, il miglior motorista navale della marineria trapanese modestamente.
Andava a polpi con la polpessa e oltre al metodo della congelazione ne usava un altro efficacissimo ed infallibile.
Avete presente la membrana che unisce i tentacoli alla base (lato testa), si?
Tagliatela in profondità, in questo modo il polpo allenterà la presa e diventerà dolce e tenero e senza bisogno di sprecare una bombola di gas per cuocersi.
Ovviamente questo vale per i polpi più grandi, quelli piccoli no, quelli piccoli cuociono senza bisogno di questo accorgimento.
Una cosa:
quando vado dal pescivendolo mi sento chiedere: lo pulisco?
Alfio, non lo toccare che ti taglio le mani!!!!
Il polpo non si pulisce, si sciacqua sotto l'acqua e bon.
Non si spella, non gli si amputano le ventose, lo volete fare vi fa schifo? Vi fa impressione?
Benissimo, ma non chiedetemelo io non lo faccio.
detto questo, so che il nonno Salvatore approverebbe seduto sulla sua nuvoletta lassù:
POLPI AFFOGATI
- polpi (quanti? che ne so...quelli che vi servono)
- pomodoro pelato o fresco, insomma pomodoro rosso
- un paio di cucchiai di concentrato di pomodoro
- aglio tritato o schiacciato o pestato o intero, insomma aglio
- peperoncino
- un goccio ma proprio un goccio e pure facoltativo di vino bianco fermo di buona qualità (a parte che si cucina sempre con vini di buona qualità ma poi è anche l'occasione per far l'aperitivo mentre si cucina per la cena)
- olio evo
- prezzemolo
Sciacquare i polpi sotto l'acqua corrente.
Mettere l'aglio e il peperoncino a sudare nell'olio in un tegame preferibilmente di coccio.
Aggiungere i polpi e far andare a fuoco vivo sfumandoli (eventualmente) con il vino bianco, cin.
Aggiungere il pomodoro e il concentrato, salare e incoperchiare.
Far cuocere a fuoco dolce fino a che saranno teneri evitando di scoperchiare e scuotendo il tegame sempre con il coperchio.
Spegnere e spolverare con il prezzemolo.
Non pulendo le teste otterrete un sughino spesso e scuro ma saporitissimo, è la testa con i suoi umori che da un sapore inconfondibile al sugo.
Se volete ci potete condire gli spaghetti, io ve lo consiglio vivamente.

che cretina sono lo stavo per dimenticare.
C'è anche chi i polpi li fotografa prima di metterli sul fornello e diventano opere d'arte, lo so ho le amiche strane.
permettetemi di presentarvi Mr. Octopus nella personale e bellissima interpretazione di Alex di Foto e fornelli

domenica 2 maggio 2010

i biscotti al cioccolato e l'etichetta dello shampoo


Evabbè.
Capitano questi periodi un pò così nè carne, nè pesce, nè freddo, nè caldo.
Il blog è il primo a risentirne, come sempre.
Ok c'entra poco con il titolo e sono certa penserete che non sono semplici biscotti al cioccolato ma chocolate crinkles.
No invece avete letto bene, innanzitutto perchè i chocolate crinkles sono biscotti al cioccolato e poi perchè la ricetta, per una volta, proviene da un libro sul cioccolato di slow food editore.
Li ho fatti in occasione del mercatino di Roberto Potito e li ho trovati perfetti per smaltire il cioccolato avanzato dalle uova di pasqua.

Già e lo shampoo?

Il foodblogger è un maniaco ossessivo compulsivo, maniaco delle tazze, tazzine, coppettine, tazzulelle, piatti e piattini, pentole, quartare, padelle, tegamini e poi asciugamani, tovaglioli, tovaglie, sottopiatti, tovagliette e...libri, riviste...

un collezionista sfegatato.

Parte del mio metro cubo di libri e riviste compreso il libro in questione trova posto in bagno l'unico posto pseudo tranquillo della mia caotica casa.
E poi...chi non ha mai letto l'etichetta dello shampoo al bagno?

BISCOTTI AL CIOCCOLATO

(tratta dal libro "Cioccolato" Food Editore per la Cucina del Corriere della Sera)

- 100 gr cioccolato fondente

- 50 gr burro

- 55 gr zucchero

- 1 uovo

- 1 baccello di vaniglia

- 110 gr di farina 00

- 15 gr cacao amaro in polvere

- zucchero a velo

- 1/2 bustina di lievito per dolci o un cucchiaino raso di baking powder

- un pizzico di sale

Fondere il cioccolato spezzettato con il burro, io l'ho fatto a bagnomaria utilizzando l'utilissima caccavella a marchio ikea. Quale? Questa!
Unire lo zucchero, la vaniglia e l'uovo e mescolare.
Nel frattempo setacciare insieme la farina, il lievito e il cacao .
Versare nel cioccolato e mescolare.
Preriscaldate il forno a 160°C e foderare con carta da forno una placca.
Fare delle palline con il composto, e "infarinare" nello zucchero al velo.
Io ho usato lo scavino rotondo per avere biscotti di dimensioni omogenee.
Infornare per circa 20 minuti e sfornare quando la superficie del biscotto risulterà appena solida al tatto.

mercoledì 21 aprile 2010

black hot chilli cous cous


S'esce poco quando si ha una famiglia numerosa.

S'esce poco ma a volte qualche nonno si muove a compassione e si va.

Quella sera era una calda sera d'estate e finimmo in un ristorante dalla breve vita, a Trapani.

Per l'esattezza il ristorante era all'interno di una villa nobiliare intorno alla quale era cresciuta la città e anche la sottoscritta.

Un giardino da favola un'enorme ficus e io da piccola che immaginavo le meraviglie nascoste dal giardino e dalla casa.

Da grande quel giardino ha avuto una breve vita pubblica e come non approfittarne?

Il ristorante si chiamava "I giardini di kajjam".

Non ricordo molto di quella sera, raramente si ha il tempo per un pò di romanticismo e si torna ventenni in un attimo appena ne è data l'occasione, ma tra le numerose amuses bouche ricordo un cucchiaio di cous cous al nero di seppia.

La cosa che ricordo perfettamente è il sapore marino e la particolare consistenza un pò scivolosa.

Il ricordo è rimasto lì a sonnecchiare insieme alla faccia lievemente disgustata di mia mamma (integralista talebana trapanese).

Avevo ragione, è buonissimo anche senza fumi del romanticismo.


COUS COUS NERO PER LA SEPPIA

- seppie
- una cipolla piccola
- uno spicchio di aglio
- olio evo
- poco vino bianco fermo
- un paio di peperoncini secchi
- prezzemolo tritato
- cous cous precotto

pulite le seppie avendo cura di preservare la sacca contenente l'inchiostro, come? leggendo il mio vecchio post.
Unico accorgimento da tenere è quello di allungare il sugo nero con acqua quanto basta per gonfiare il cous cous.
In questo caso ho usato un cous cous integrale di kamut, precotto.
lo trovo da Castroni ed è buonizzimo.

domenica 11 aprile 2010

la discussione

no, niente foto, niente ricette.

Sorry.

E' da giorni che medito questo post e molti di voi lo sanno.

Poche righe per spiegare.

99 colombe mi ha dato lo spunto fondamentale insieme ad un'altra serie di circostanze ed avvenimenti.

Il potenziale pubblicitario della rete in questo momento è altissimo e io credo che le aziende se ne siano accorte.

Non mi riferisco alle motivazioni che hanno spinto alla creazione di 99 colombe che credo rimanga un caso unico ed isolato con tutt'altri intenti rispetto a quelli che sto per esporre, nè mi riferisco al mondo dei professionisti che viaggia su altri livelli.

Mi riferisco più che esplicitamente al fatto che ormai la pubblicità scorre sul filo della rete, anzi sul filo dei blog.

Ce ne siamo accorti tutti, chi di noi non è cascato nella trappola Silikomart allettati dagli stampini per poi accorgersi che una campagna a tappeto come quella non porta vantaggi ad altri se non alla stessa ditta?

E guai a dire che si tratta di una collaborazione, anche a voi sarà arrivata la mail circolare con il monito, mi raccomando non parlate nel post di collaborazione!!!

Da Silikomart in poi ci son stati moltissimi altri eventi come i contest sponsorizzati, Caffarel ha spedito uova a destra e a manca e con un costo aziendale irrisorio s'è garantita non si sa quanti clienti tanto il messaggio era chiaro, un giochino for dummies e anche divertente, chi non si sarebbe sentito allettato?

E soprattutto quante persone hanno visto l'ovetto decorato?

Centinaia di migliaia, ne sono più che sicura.

E non solo l'hanno visto, hanno visto che era un'idea carina, i blogger l'hanno dimostrato visivamente pubblicando le foto et voilà centinaia di clienti pronti a far lo stesso e a comprare l'uovo e le quattro farfalline e fiori di zucchero, tanto è facile...

Insomma stiamo diventando interessanti pur rimanendo il fatto che molti di noi considerano il blog una valvola di sfogo, insomma catalogabile alla voce Hobby.

Il problema è proprio quello.

Siamo appetibili e soprattutto siamo gratis, vuoi mettere?

Non mi venite a dire che questo vale solo per i blog più in vista perchè non è così.

Cosa vuol dire "essere in vista"?

Ci sono blog che trattano di cucina e che per me non sono affatto interessanti ma che hanno un seguito altissimo, ci sono blog che hanno 4 commenti in croce e sono strafighissimi e seguitissimi, ci sono blog apparentemente non visitati che se metti un contatore hanno migliaia di ingressi al giorno.

Come la metti metti, il problema è che rimaniamo gratis, quasi a costo zero quasi ci facesse schifo usare la parola vendita, il classico "si vabbè, ma che mi dai?"

Si gratis, non mi vorrete dire che spedire un pò di stampi di silicone e qualche altro gadget abbia per l'azienda un costo gravoso?

E quanto gravoso? Quanto un passaggio pubblicitario televisivo?

Insomma io credo che da qui a pochissimi mesi saremmo considerati la gallina dalle uova d'oro, che va spennata ben bene a suon di gadget.

A questo si aggiunga il fatto che spesso e volentieri si è contattati anche da grosse azienze o meglio aziende a distribuzione nazionale tipo la S. Pellegrino- Acqua Panna che ti chiede la foto da mettere temporaneamente (sia chiaro!) all'interno di un sito di promozione turistica legato all'acqua appunto e che ti scrive che ti darà i crediti e che questo contribuirà alla tua visibilità.

E che me ne faccio, di grazia?

No, non ci siamo capiti. A me della visibilità non me ne frega niente a te, cara azienda, del cliente te ne deve fregare.

No, grazie.

Non ci sto.

Più ci penso e più non ci sto.

Sia chiaro, i gadget, i contest piacciono anche a me non son mica diversa, ma penso che se a me non interessa la pubblicità retribuita adeguatamente (ognuno scelga che significato dare alla parola "adeguatamente") magari qualcun altro può avere il suo tornaconto o può essere interessato a vendere i propri spazi.

Perchè no?

Se è l'azienda a contattare il blogger deve anche dare un prezzo, perchè chiamalo contest chiamalo come ti pare sempre pubblicità è.

Ripeto, io nella vita faccio altro e per me il blog è unicamente un hobby come ne ho tanti, mi diverte e nel mio spazio ho scelto di essere libera di decidere, libera di segnalare anche, insomma è casa mia e faccio come mi pare.

E questo credo valga per la maggior parte di noi.

Ma riflettendoci e andando avanti mi son resa conto di non essere così tanto libera come credevo e che la mia libertà in un certo senso è limitata proprio da questo sentirsi preda.

Una sensazione che ho da un pò.

Ora, signori miei, penso che sia arrivato il momento di chiarire e di rendersi conto che pubblicitariamente parlando siamo diventati polli da spennare a bassissimo costo, quasi gratis direi e mi sembra il caso di porvi rimedio, riflettere e quanto meno accendere una discussione in modo da capire anche qual'è l'atteggiamento generale rispetto all'andazzo.

Il che, per quanto mi riguarda, non vuol dire istituire il sindacato dei blogger, nè tantomeno gruppi facebook, non voglio diventare fan di nessuno (cosa che detesto cordialmente).

Vorrei (voglio) solo che riflettiamo tutti insieme, vorrei (voglio) idee sulla gestione della cosa, punti di vista, critiche insomma movimento, rumore di ferraglia cerebrale senza sobillare nessuno.

Siccome vedo e prevedo che la questione interessa a molti e vedo e prevedo che alzerà un pochino di polvere vi invito sin da ora a rimanere entro le righe della correttezza nei commenti.